Privacy e violazioni

I predoni della privacy e le liste di «frodo»

di Stefano Elli


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3' di lettura

Se Mark Zuckerberg fa le cose in grande, distribuendo urbi et orbi - come sembra documentato da una recente inchiesta del New York Times -, liste di utenti Facebook ad aziende interessate a catturare nuovi clienti, in Italia c’è chi lo fa in «piccolo». L’ultimo caso riguarda 250 sottoscrittori di emissioni obbligazionarie Astaldi, il general contractor in attesa di presentare un piano di concordato preventivo per evitare il default. Che cosa è accaduto? Che almeno 250 obbligazionisti Astaldi hanno ricevuto una mail da uno studio legale che si offriva di avviare azioni utili a sbloccare la situazione. Come ha fatto lo studio a entrare in possesso di quella lista, che peraltro conteneva nomi, cognomi, indirizzi, telefoni e si suppone anche importi investiti? Un errore di qualche aderente al Comitato degli obbligazionisti? Una faciloneria da parte di qualche «ditino» che ha inavvertitamente «inviato» dal proprio Pc ciò che non avrebbe dovuto? Forse. Ma, visto che non è la prima volta che cose simili accadono, forse sotto c’è qualcosa di più: anche in passato infatti alcune centinaia di investitori in titoli azionari e obbligazionari di società finite a gambe all’aria si sono visti contattare, sempre via mail, da avvocati che hanno proposto la propria assistenza ammettendo candidamente di avere «acquistato» le mailing list. «Acquistato» da chi non si sa. Una cosa è certa: mettere le mani sulle liste di risparmiatori coinvolti in incidenti d’investimento o nei numerosi crack succedutisi in Italia in questi ultimi anni rappresenta un sicuro vantaggio competitivo per chi di mestiere si occupa (o dovrebbe occuparsi) di tutelare interessi altrui. Diciamo in modo un po’ spiccio e forse deontologicamente opinabile. Forse il Garante della privacy potrebbe iniziare a occuparsi di questi veri e propri «data breach» che non solo non vengono segnalati ma, anzi, vengono utilizzati a piene mani. «Plus24» si era già occupato di questa sorta di «mercato» nel maggio scorso a proposito di un traffico analogo che si concentrava su altri tipi di investimenti: quelli che avvengono su piattaforme Forex. Anche in questo caso liste di trader su opzioni binarie o Cfd (contract for difference) o valute erano pervenute a studi che promettevano assistenza e, in qualche caso, il recupero integrale delle somme perdute. L’allarme tuttavia non sembra avere sortito gli effetti sperati se è vero che proprio di recente, si è registrato un caso analogo che ha tutta l’aria di una truffa: si tratterebbe di un falso fondo di garanzia costruito abbastanza bene da potere passare per autentico agli occhi di un investitore poco accorto. I moduli che circolano (che riproduciamo nella pagina) sono redatti su carta intestata con un logo che ricorda (tranne che per i colori invertiti: bianco in campo azzurro anziché azzurro in campo bianco) quello di Deutsche Bank, in testa spicca anche un marchio della European Banking Federation (che però è diverso da quello che contraddistingue l’Ebf). E, ancora, in calce le rassicuranti insegne della Consob, della sua divisione di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza, dell’Arbitro delle controversie finanziarie, della Authority Cipriota, dell’Esma, l’entità che raccoglie le authority finanziarie europee, oltre a quello (giusto) della Fba.

«Ci sono fondati sospetti che possa trattarsi di un raggiro - spiegano all’Aduc che ha già denunciato l’accaduto alla magistratura e alla Consob - il cui obiettivo sono investitori già truffati da alcune società attive nel trading: tra queste la 24option, la Ava Trade, Touchtrades, Ifxbrokers, Capital Market Banc, Forex Grand, FXCM, iforex24, MIB700, PBN Invest, Investing Pro, Forex-point e altre ancora». Si tratterebbe di una sospetta frode a soggetti già gabbati in precedenza che, se provata, in fatto di cinismo non ha precedenti. Esistono poi altre liste che si teme possano essere «trattate» in maniera altrettanto disinvolta: si tratta del tema non meno importante degli Npl, i crediti non esigibili o degli Utp (unlikely to pay) che vengono venduti a pacchetti dal sistema bancario. Che cosa sono questi pacchetti se non delle liste nere di «debitori»? Sono sempre di più le segnalazioni di mail che giungono alle caselle di posta elettronica dei «cattivi pagatori» da parte di aziende sconosciute, ma anche da persone fisiche, in cui si offre credito facile a condizioni vantaggiosissime. Un mercato rigoglioso.

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