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I prezzi sullo Star? Per gli analisti le aziende sono ben valutate

di Lucilla Incorvati

(athitat - stock.adobe.com)

5' di lettura

La seconda parte dell’anno potrebbe essere più positiva per le aziende dello Star? Secondo molti analisti la risposta è sì. Tuttavia, qualcuno sottolinea che l’attuale rally partito a inizio anno avvenga in presenza di dati macro in peggioramento dove solo i titoli più difensivi si comportano bene. Così, se le buone performance hanno riportato l’ottimismo dopo i bui mesi del 2018 e gli investitori esteri tornano a fare capolino, si continua a fare i conti con volumi ancora bassi. Segno che siamo lontani dal positivo 2017, quando una serie di fattori avevano giocato a favore di Piazza Affari e in particolare dello Star. Tuttavia, un chiarimento sulla normativa Pir e Eltif e i tassi ancora bassi potrebbero rinnovare l’interesse sulle 73 società dello Star (capitalizzazione di circa a 38 miliardi).

Valutazioni congrue?

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Nella due giorni di Borsa (Star Conference) le aziende dello Star sono state protagoniste di 2300 meeting con 300 investitori di 175 case di investimento. Molte le storie e i progetti interessanti ma una domanda è d’obbligo: queste società sono a buon mercato? Secondo molti analisti le valutazioni sono congrue con multipli più bassi rispetto al passato. Un fattore di appeal per chi guarda allo Star. Per Jacopo Tagliaferri di Alantra Capital Markets, considerando il segmento dei titoli industriali che è il più rappresentativo nel listino, oggi queste società trattano a multipli che sono 15 volte gli utili, «decisamente più bassi rispetto a quelli del gennaio 2017, all’epoca prossimi a 18 volte gli utili- spiega l’analista -. Sono valutazioni a sconto rispetto alla media degli ultimi 5 anni e del 3% rispetto all’Europa».

Tuttavia, Francesco Previtera chief economist di Banca Akros -Banco Bpm - ricorda come il tema valutazione passa in secondo piano. «In un contesto di tassi come quello attuale in cui ancora per molto tempo le banche centrali manterranno bassi i tassi d’interesse - sottolinea - molti investitori in cerca di rendimento sono disposti a pagare di più a fronte titoli di qualità e con prospettive certe e stabili nel tempo. E per valutare bene le nostre Pmi italiane è opportuno un confronto con la Germania. Tuttavia, riteniamo che le small e mid cap, dopo l’euforia del periodo legato al lancio dei Pir, stiano tornando in un ambiente non sempre dominato dalla liquidità (fattore di debolezza) e dove quello che conterà sarà il giusto modello di business e il forte posizionamento di settore». Infine, per Previtera oggi le valutazioni tendono ad assegnare multipli premium a business difensivi e visibili.

La liquidità dei Pir? Un vecchio ricordo

Tutta la legislazione sulla Finanza per la Crescita e i Pir di prima generazione hanno contribuito nel 2017 e 2018 alla vivacità sullo Star e far crescere la liquidità sul mercato. Nel 2018 i fondi Pir hanno registrato una raccolta netta pari a circa di 4 miliardi (vs. i 10.9 miliardi del 2017) e le masse totali sono prossime a 20miliardi. «Nonostante in rallentamento rispetto al 2017, riteniamo che il dato sia comunque positivo considerando la debole performance dei mercati, l’aumento della volatilità sulle principali piazze finanziarie e l’incertezza politica - ha ricordato Luigi De Bellis, a capo della ricerca di Equita». La nuova legge di Bilancio 2019 ha introdotto una nuova normativa sui fondi Pir, e vincoli aggiuntivi che rischiano di limitare significativamente le potenzialità dello strumento. « La concreta applicabilità della nuova disciplina e la creazione di nuovi fondi Pir compliant ci sembra scoraggiata - aggiunge De Bellis -, dalle limitate opportunità di investimento con essa compatibili e dalla più difficile liquidabilità degli investimenti stessi, tutti elementi che potrebbero rallentare la raccolta, al netto dell’andamento dei mercati. A nostro avviso la soluzione è agevolare strumenti alternativi, stile Eltif che definiscono le Pmi le aziende con capitalizzazione sotto i 500 milioni e poi apre alle non quotate». Quanto al decreto attuativo sui Pir, una speranza sembra contenuta nella possibilità di revisione della legge istitutiva dei nuovi Pir, entrata in vigore a gennaio 2019. Si parla già di un’eventuale rimodulazione della quota degli investimenti da destinare ai fondi di venture capital e all’Aim con l’ipotesi di un possibile rinvio degli obblighi al 2020.

Quali scelte per il 2019

Mai come ora la cautela è la parola d’ordine soprattutto perché il quadro macro è per alcuni versi è peggiorato. Gli analisti sottolineano che i deficit pubblici in molti Paesi sono saliti e potrebbero non mancare profit warning . Ecco perché meglio guardare a quelle società non cicliche con valutazioni ragionevoli, con scarso rischio sulle stime 2020 e dividend yield sostenibili. Tra i nomi ricorrenti Aquafil, Cementir, Ima, Interpump. Mentre tra gli industriali Eurotech e alcuni leader di mercato nel settore food e pharma. Secondo Metteo Bonizzoni di Kepler Chevreux le società sono da valutare in base tre requisiti fondamentale: 1) operare in mercato poco ciclico e in crescita; 2) che tipo di posizionamento hanno in quel mercato; 3) le scelte e le strategie del management . Mentre Andrea Randone di Intermonte sottolinea come sopratutto alcuni investitori esteri guardano meno alla valutazione e più all’azienda che non li deluderà (Reply, Technogym e Interpump). «Ci possono essere anche delle società con appeal speculativo - aggiunge - come Inwiit e per certi versi oggi anche Mediaset ormai con dimensione da small cap. Per titoli con multipli più interessanti si deve andare sui più piccoli e meno liquidi come Gamenet e Luve».


Il peso degli investitori internazionali

Nel capitale delle aziende Star la quota di capitale detenuta da investitori istituzionali esteri è dell’84%. In ordine di market value per area geografica, troviamo Europa continentale 40%, Nord America 29%, UK 15%. A seguire l’Italia con il 16% per cento. Le perle dello Star, rispettando l’ordine per capitalizzazione di mercato, appartengono a 16 settori industriali. Ai primi posti ci sono industrial goods & services, health care e financial services e tecnologia. Il segmento Star ha registrato performance molto positive: dal 2003 l’indice Ftse Italia Star, ha segnato un +327,8%, e da inizio 2019 un +14,5% (dato aggiornato al 15 marzo 2019).

Le performance
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Chi ha scelto lo Star

Non è un segmento per tutte le Pmi. Ci vuole qualità, impegno nel tempo e soprattutto credere alla Borsa (35% del flottante). Però non sono poche le società che hanno scelto questa via e altre che lo stanno facendo. Tra quelle che stanno arrivando ci sono Alkemy e WWIIT mentre Ivs Group ha dichiarato di essere in procinto di presentare domanda di ammissione. E poi sono in corso di passaggio da Aim Italia a Star Cellularine e Orsero. Mentre potrebbe arrivarci nel corso dell’anno anche Pharmanutra.

Ammissioni e rientri allo Star dal 2017 a oggi

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