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DRINK SECOLARE

I primi 100 anni del Negroni, il cocktail italiano inossidabile e senza segreti

di Maurizio Maestrelli


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4' di lettura

L’agente segreto più famoso del mondo, almeno nelle sale cinematografiche, è sempre stato indissolubilmente legato al cocktail Martini, rigorosamente shakerato e non mescolato. Tuttavia solo gli amanti dei romanzi di Ian Fleming sanno che, almeno in un’occasione, James Bond optò per un Negroni: l’episodio è immortalato nel racconto “Risiko” che compare nella raccolta “Solo per i tuoi occhi”, che darà anche il titolo a un film, pubblicata per la prima volta nel 1961. Bond, di passaggio a Roma, ha un appuntamento con un agente della Cia che, come ruolo di copertura, agisce come un contrabbandiere. Per ingannare l’attesa all’albergo Colomba d’oro ordina un Negroni specificando pure il gin: Gordon’s. Insomma, un agente segreto con licenza di uccidere, ma anche con licenza di “tradire” il suo amatissimo Vesper a favore dell’altrettanto nobile Negroni.

Il drink che si fa in tre

Celebri tradimenti a parte, se si dovesse per qualche motivo scegliere un drink italiano da inviare a eventuali “Olimpiadi del cocktail” la scelta non potrebbe che ricadere, con buona pace per l’arrembante spritz, su di lui: il Negroni. Il migliore e più duraturo ménage à trois della storia si trova in un tumbler basso e nelle perfette proporzioni di un terzo, un terzo e un terzo. Gin, vermouth rosso e bitter. Un’alchimia tutto sommato semplice ma che, nel corso degli anni, non ha mai subito alcun cedimento. Quanti anni per l’esattezza? Il cocktail Negroni festeggia nel 2019 i suoi primi cento anni di vita anche se c’è chi dice che si tratti di una convenzione perché la fortunata miscela potrebbe aver visto la luce anche un paio d’anni prima. Ma, se sulla data si può magari discutere, di sicuro c’è la città d’origine, il bar dove venne preparato per la prima volta e i due protagonisti: il conte Cammillo, ma lui preferiva firmarsi con una m sola, e Fosco Scarselli, barman dello storico Caffè Casoni a Firenze.

Fu l’incontro tra questi due personaggi la scintilla del cocktail. Il nobile fiorentino, giramondo e conoscitore di lingue straniere e di relativi usi e costumi, doveva essere un gaudente in grado di apprezzare i drink ben fatti. La sua passione per un altro celebre cocktail, l’Americano nato come Milano-Torino dall’incontro tra il milanese bitter Campari e il vermouth sabaudo, lo portò un giorno a richiederne una versione “rinforzata”. Una domanda che Scarselli esaudì aggiungendo il London Dry Gin, uno schizzo di soda e una mezza fetta d’arancia. Il successo della ricetta venne poi decretato dagli altri frequentatori del Casoni che, in breve tempo, iniziarono a ordinare il drink del conte. Chiamandolo, semplicemente, Negroni.

Legioni di barman nel mondo

Dalla Firenze a cavallo tra le due guerre mondiali alla conquista del mondo la strada è stata lunga. Una scalata al successo internazionale al quale hanno contribuito tanti fattori: le legioni di barman italiani, in primis, e poi di tutto il mondo che hanno amato non solo preparare il Negroni ma anche berlo, la spinta commerciale e promozionale di due delle più grandi e celebri aziende liquoristiche nazionali, la Campari con il suo bitter e Martini con il suo vermouth, la tutto sommato semplicità di preparazione che non prevede alchimie particolari e nemmeno effetti speciali da professionista.

Facciamolo (pure) in casa

Il Negroni lo sanno fare al bar del Connaught Hotel di Londra e al bar di paese dove i vecchi giocano a briscola. Certo, la differenza, se si ha modo di berli entrambi, è ben visibile perché il Negroni sarà anche uno dei primi cocktail che pure un barman casalingo prova a realizzare ma basta il minimo errore o la più piccola distrazione per “ammazzarlo”. Poi, certo, nella sua scalata alla vetta il cocktail è stato reinterpretato in mille modi diversi, ha conosciuto e continua a conoscere decine di varianti e di twist personali. Ma è anche questa la sua grande forza: essere un diamante di plastilina al quale cioè si può dare una forma differente senza però scalfirne il valore.

Non devono dunque stupire le celebrazioni che hanno come protagonista il Negroni. Martini, negli ultimi mesi del 2018, con l’evento itinerante Caffè Torino e dedicato anche al cocktail fiorentino, ma pure all’Americano e al Mi-To, e soprattutto Campari che al Negroni deve almeno una parte delle fortune del suo bitter, tra i tre ingredienti canonici il più difficile da sostituire come brand.

L’ultima edizione dell’annuale Campari Barman Competition è stata interamente dedicata al drink del conte. Ben 1.500 partecipanti e super finale ospitata per l’occasione, e per la prima volta, proprio a Firenze. Per la cronaca, ha trionfato Stefano Cattaneo, barman di Como che grazie a questo prestigioso risultato è pronto a dare la scalata all’Olimpo dei barman tanto è “pesante” la Campari Competition nel curriculum. I suoi drink, come quelli dei suoi concorrenti, giocavano tutto sul tema Negroni. Il cocktail italiano per antonomasia, inossidabile e inaffondabile. Anche a distanza di cento anni dalla “prima volta” del conte Camillo.

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