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I procuratori generali scrivono al ministro: lacune nelle norme per la fase transitoria

L’allarme lanciato in vista dell’entrata in vigore, martedì 1° novembre, della riforma del processo penale

di Giovanni Negri

Governo, Nordio: “Rivedere codice penale e velocizzare processi”

2' di lettura

Adempimenti «per alcuni aspetti oggettivamente impossibili o comunque problematici con le attuali dotazioni». Non una richiesta di rinvio, piuttosto un allarme quello lanciato da tutti i procuratori generali e cristalizzato in una lettera inviata al nuovo ministro della Giustizia Carlo Nordio e al Csm in vista dell’entrata in vigore, martedì 1° novembre, della riforma del processo penale.

Le indagine preliminari

Centrale, nelle preoccupazioni, il tema delle indagini preliminari, dove a essere delineato dalla riforma è «un complesso sistema di scadenze, deposito atti, notifiche di avvisi; correlati strumenti di controllo sull’eventuale inerzia del pubblico ministero; spazi di intervento del Procuratore generale nei procedimenti con termini di indagine scaduti, che postulano la realizzazione di un apparato per l’estrazione di dati, la circolazione di informazioni e la gestione di una quantità considerevole di atti».

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La fase transitoria

Ma a mancare è soprattutto la definizione di una puntuale disciplina da applicare alla fase transitoria, tale da fare chiarezza su «vari adempimenti del diritto intertemporale applicabile ai procedimenti avviati nella vigenza del precedente sistema». Per questo, tra le richieste avanzate a ministero e Csm ci sono la messa a fuoco di possibili interventi normativi tra il vecchio e il nuovo sistema; la valutazione di una disciplina transitoria per alcuni aspetti relativa soprattutto alla tempistica; l’impostazione di più ampi interventi strutturali.

Iniziative delle Procure

Intanto, sul campo, i vertici delle singole Procure provano ad attrezzarsi. Esemplare in questo senso l’intervento della Procura di Bologna, dove il capo procuratore Giuseppe Amato ha messo a punto un dettagliato pacchetto di misure per fronteggiare la scadenza della prossima settimana. Netta la posizione sull’individuazione del momento temporale dal quale iniziare ad applicare la nuova disciplina delle indagini: la riforma dovrà essere applicata solo ai fascicoli iscritti a partire da martedì 1° novembre.

E questo non tanto in nome del rispetto o meno del principio tempus regit actum, quanto per «l’irragionevolezza e l’ingestibilità dell’immediata applicazione delle nuove disposizioni nell’ambito di procedimenti che, in ipotesi, già risultino “scaduti” al momento dell’entrata in vigore della nuova disciplina». In caso contrario, si ammette, sarebbe il caos organizzativo.

Termini e proroga

Di più, la rigidità del nuovo sistema delle indagini preliminari, soprattutto con riferimento ai termini e alla proroga, deve essere letta in maniera complessiva e coerente, e quindi non può che avere come riferimento fascicoli nuovi; in caso contrario l’effetto sarebbe quello di un patchwork normativo portatore solo di grande confusione, con segmenti procedurali disciplinati secondo le vecchie regole e altri soggetti alle nuove.

Tra le molte indicazioni operative di Amato (per esempio il riferimento all’articolo 407, comma 2 del Codice di procedura penale quanto a ragioni di complessità delle indagini che giustificano la proroga - dove il riferimento è alla molteplicità dei fatti collegati, al numero elevato di indagati o parti offese, al compimento di atti all’estero, all’indispensabilità del collegamento con altri uffici del pubblico ministero) - spicca quella sul ruolo del pm nell’esercizio dell’azione penale perché la riforma esige che già in questa fase il pubblico ministero deve formulare una prognosi non tanto sulla sostenibilità in giudizio delle accuse quanto sull’esistenza di elementi spendibili per la condanna.

Di conseguenza la notizia di reato magari fondata ma non idonea ragionevolmente a condurre a una condanna andrà archiviata.

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