LEADER DELLA CRESCITA 2019

I prodotti Lapelle? Hanno un’anima etica

di B.Ga.


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2' di lettura

Una scommessa con radici solide e una proiezione internazionale: «Io e il mio socio, Alessandro Trinca, abbiamo lavorato per anni come rappresentanti e agenti di commercio nel settore delle pelli per arredamento – spiega uno dei fondatori, Andrea Fabris –. Quando abbiamo deciso di avviare una nostra produzione eravamo appena quarantenni: era il 2014, e abbiamo fatto ogni passo con grande prudenza, alternandoci all’inizio nei diversi ruoli. Poi la crescita, che è arrivata ed è stata costante, ci ha dato la spinta necessaria a strutturarci».

Oggi Lapelle – società presente nella classifica «Leader della crescita» stilata da Il Sole-24Ore e Statista – esporta oltre il 90% della produzione (pelli per arredo: sedie, divani e poltrone) dall’Asia all’Europa fino al Nord America, grazie a una rete di rapporti e di fiducia costruita con pazienza: «Le nostre esperienze di lavoro erano tutte con clienti stranieri. Non solo: questa propensione ci ha permesso di non sentire praticamente per nulla la debolezza del mercato italiano, un fattore chiave per chi inizia in tempi difficili». Un altro fattore chiave di competitività questa “start up dell’arredo” l’ha trovato nel contesto: la sede è ad Arzignano, nel pieno di quel distretto veneto della concia che è stato capace di reinventarsi grazie anche a innovazione e sostenibilità crescenti.

Oggi il cluster esporta per oltre 2,3 miliardi, con una battuta d’arresto segnalata dall’ultimo report Intesa Sanpaolo che racconta una penalizzazione legata al calo della quotazione delle pelli (con una conseguente diminuzione tendenziale dell’export tra aprile e giugno 2018 pari a -2%). «Lavorare in questa area ci ha permesso di trovare subito e facilmente le competenze che ci servivano», spiega Fabris. Oggi Lapelle conta 11 addetti, molti dei quali sono persone con esperienza nel settore: «Con loro c’è uno scambio e una collaborazione continui, che fanno crescere anche noi. Un punto di forza per una azienda giovane».

Le scelte fatte dal distretto segnano anche quelle della startup: «Settimanalmente i nostri clienti ci chiedono certificazioni e test di qualità del prodotto. A titolo di esempio, garantire l’assenza di determinati prodotti chimici nocivi per l’uomo o l’ambiente, o ridurre il consumo di acqua nella lavorazione delle pelli, sono ormai imperativi, e la scelta della qualità ci ripaga: anche se il nostro cliente sono le imprese di produzione dell’arredo, sappiamo che il consumatore finale è sempre più attento all’acquisto. Così parlare di etica e responsabilità non significa citare concetti astratti».

Un’altra parola chiave è credibilità: «Non promettiamo mai quello che non possiamo mantenere: sia i clienti che gli stessi fornitori si sono fidati di questo approccio, e ci hanno aiutato a partire con la produzione quando, nelle prime fasi, non avevamo fidi o altre risorse a sostenerci». Oggi Lapelle cresce (passando da un fatturato di 1,2 milioni del 2014, a sfiorare i 20 nel 2018) e strizza l’occhio alla moda: «Proprio come le aziende del fashion presentiamo una nuova collezione ogni sei mesi, con colori e idee di tendenza: per l’autunno inverno 2019/2020, abbiamo presentato un gamma di colori azzurri e verdi, ispirati al Mondo Sommerso di Jacques Cousteau e l’aurora boreale, con qualche tonalità di rosso».

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