Francoforte

I produttori di auto chiedono 3 milioni di colonnine elettriche

Ritardo sul piano per la rete al 2030: al momento attive solo 145mila stazioni. Le case sono pronte con i modelli, ma chiedono l’intervento di Bruxelles

di Antonio Larizza


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3' di lettura

In contemporanea con l’avvio del Salone internazionale dell’auto di Francoforte, che oggi apre al pubblico, l’Associaizone europea dei costruttori (Acea) lancia l’allarme sulla carenza di infrastrutture per l’auto elettrica.

In un report diffuso ieri dedicato ai «fattori abilitanti per una maggiore accettazione da parte dei consumatori di auto elettriche e a propulsioni alternative nell’Unione europea», l’associazione certifica i ritardi del vecchio continente. «Nonostante la forte crescita registrata negli ultima anni - scrivono i produttori di auto - il numero di stazioni disponibili in Europa, pari a 144 mila, è molto inferiore a quanto richiesto per lo sviluppo del settore». Il riferimento è alle stime «conservative» della Commissione Europea, che ha fissato ad almeno 2,8 milioni di colonnine la soglia minima per sostenere il mercato dell’auto elettrica europeo, da attivare entro il 2030. I numeri dicono che sarebbe necessario aumentare di 20 volte il numero di colonnine attive in poco più di 10 anni.

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L’auto elettrica è pronta, ora bisogna fare l’infrastruttura. È questo il messaggio che le case automobilistiche europee, già provate dal dieselgate e dalla frenata del mercato cinese, indirizzano alla politica sfruttando i riflettori puntati sull’evento automotive più importante dell’anno. Ad aprire il fronte è stato Herbert Diess, il ceo del gruppo Volkswagen che ha fissato l’obiettivo di vendere, entro il 2028, 22 milioni di auto elettriche, potendo contare su una flotta di 70 nuovi modelli. Intervistato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha chiesto di sostenere gli investimenti degli Stati in infrastrutture capaci di garantire il rifornimento delle auto elettriche attraverso un «fondo europeo per l’elettro-mobilità». Gli stati dovrebbero poi «rimodulare» il sistema fiscale legato alla mobilità, agevolando i consumatori anche in fase di acquisto: «La guida di un’auto elettrica - ha concluso il ceo di Volkswagen - deve convenire al cittadino, altrimenti non si deciderà mai verso una mobilità più pulita».

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L’infrastruttura resta comunque il fattore più abilitante. E quello più critico. Come evidenzia il report Acea, oggi la maggior parte degli stati membri dell’Unione europea hanno meno di una colonnina di ricarica ogni 100 km di strade e meno dell’1% di veicoli elettrici sul totale del parco circolante. Mentre solo il 2% di tutte le auto vendute nel 2018 è dotato di sistema di ricarica elettrica (+1,4 punti percentuali rispetto al 2014). I dati mostrano un’Europa che procede in ordine sparso (si veda l’infografica) e confermano che la percentuale di diffusione dei veicoli elettrici a livello dei singoli Stati è influenzata dal numero di colonnine attive.

COLONNINE E AUTO ELETTRICHE IN EUROPA

L’impatto delle colonnine sul mercato delle auto elettriche. Numero di colonnine installate per paese e quota di mercato dell’auto elettrica in %. (Fonte: Acea)

La transazione verso la mobilità elettrica va sostenuta anche per un altro motivo, di natura tecnica e non più economica. Il motore diesel, dopo essere stato messo sul banco degli imputati, mostra una nuova vitalità. Sono sempre di più gli esperti che ritengono che la propulsione alimentata a gasolio abbia ancora un futuro. Questo grazie alle ultime evoluzioni tecnologiche per il trattamento dei gas di scarico, che hanno permesso di abbattere dell’80% i livelli di ossidi di azoto (NOx) emessi in atmosfera. Non è un caso che a Francoforte le novità diesel non manchino, in particolare nel segmento medio-alto. Dove il diesel è destinato a rimanere protagonista ancora per molto, soprattutto se in configurazione ibrida.

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