industria del vino

I produttori di Lambrusco dicono sì all’unico Consorzio di tutela

I tre enti di tutela emiliani hanno detto sì al super-Consorzio unico che rappresenterà oltre 1,3 milioni di quintali di uve, 16.600 ettari di vigneti e 42 milioni di bottiglie

di Ilaria Vesentini

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(Francesco Rito ph. - stock.adobe.com)

I tre enti di tutela emiliani hanno detto sì al super-Consorzio unico che rappresenterà oltre 1,3 milioni di quintali di uve, 16.600 ettari di vigneti e 42 milioni di bottiglie


2' di lettura

I tre enti di tutela emiliani del più amato ed esportato vino rosso del Belpaese hanno detto sì al super-Consorzio unico che rappresenterà oltre 1,3 milioni di quintali di uve, 16.600 ettari di vigneti e 42 milioni di bottiglie.
L'assemblea plenaria dei soci del “Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena”, del “Consorzio per la Tutela e la Promozione dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa” e del “Consorzio di Tutela Vini del Reno Doc” ha infatti ratificato la fusione per incorporazione deliberata dai rispetti Cda in estate, che sarà operativa dal prossimo 1° gennaio 2021. Avendo per altro alle spalle un cammino comune sul fronte della condivisione dei servizi amministrativi e tecnici, che ora si estenderà anche alle attività promozionali e di internazionalizzazione, lasciando però indipendenza decisionale sulle singole denominazioni.

Le otto denominazioni

Il nuovo Consorzio rappresenta otto denominazioni che si trovano tra Modena e Reggio Emilia – Lambrusco di Modena Doc, Lambrusco di Sorbara Doc, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc, Lambrusco Salamino di S. Croce Doc, Reggiano Doc, Colli di Scandiano e di Canossa Doc, Reno Doc e Bianco di Castelfranco Emilia Igt – per un totale di circa 16.600 ettari vitati e una produzione che nel 2019 è stata di poco più di 42 milioni di bottiglie di Lambrusco, che salgono a quasi 170 milioni prendendo in considerazione anche quelle certificate Igt.Numeri destinati ad aumentare quest'anno, complice la buona vendemmia – partita una decina di giorni in anticipo - sia per quantità che per qualità e che confermano il Lambrusco re dei vini italiani per volumi di vendita nella Gdo e per esportazioni. «Il voto favorevole all'unanimità delle assemblee dei soci era l'ultimo passaggio per permetterci di guardare al futuro con speranza e ottimismo: abbiamo un grande lavoro da pianificare per valorizzare l'immagine di uno dei vini più rappresentativi d'Italia», afferma Claudio Biondi, presidente del Consorzio di Tutela del Lambrusco di Modena.Per fare del Lambrusco il secondo distretto vinicolo d'Italia, dopo quello del Prosecco, manca ora l'unione con l'Igt Emilia, allargando il territorio anche a Parma e Mantova. Obiettivo che resta all'orizzonte. Intanto si guarda al 2021: le premesse per un'ottima annata sembrano esserci così come gli spunti per valorizzare l'inimitabile vino rosso. Si celebreranno infatti i 50 anni delle tre Dop di Sorbara, Grasparossa e Salamino, dopo che il Covid ha imposto lo slittamento dei festeggiamenti in programma quest'anno, nonché il 60° anniversario del Consorzio del Lambrusco di Modena.

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