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2' di lettura

LA APP
La app «Trenìt», gestita dalla società GoBright Media, offre informazioni sugli orari dei treni e consente di acquistare i biglietti, reindirizzando gli utenti sui siti delle compagnie ferroviarie. La app è attiva dal 2014. A dicembre 2018 la società ha integrato l’offerta permettendo agli utenti di comparare gli orari e i prezzi di Trenitalia e Italo, le due compagnie che operano nel settore dell’Alta velocità

IL PROCEDIMENTO
Trenitalia ha agito in giudizio contro GoBright Media per chiedere (in base agli articoli 163 della legge sul diritto d’autore e 131 del Codice della proprietà intellettuale) l’immediata cessazione dell’attività di estrazione, riproduzione e diffusione delle informazioni contenute nelle proprie banche dati (i siti Trenitalia.it e Viaggiatreno.it) fatta con la app Trenìt. Trenitalia lamentava danni da manipolazione dei propri dati

L’OSCURAMENTO
Il Tribunale di Roma ha emesso il 26 giugno 2019 un decreto inaudita altera parte con cui ha ordinato a GoBright Media di cessare ogni attività di estrazione, reimpiego e diffusione delle informazioni contenute nelle banche dati di Trenitalia. Il giudice ha anche fissato una penale di 100 euro per ogni violazione accertata e di 10mila euro al giorno per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento

LA REVOCA
Dopo aver sentito le società in udienza, il Tribunale di Roma ha revocato il provvedimento interinale con l’ordinanza del 5 settembre 2019. Per il giudice, infatti, la app non danneggia Trenitalia perché non realizza una sottrazione «sostanziale» della sua banca dati: l’acquisizione dei dati avviene volta per volta con il sistema dello scraping, per cui i server di GoBright acquisiscono solo i dati utili per rispondere alla richiesta dell’utente

LE IMPLICAZIONI
Lo scraping è una procedura informatica usata da molti applicativi online per comparare prezzi o condurre analisi di mercato, basata sull’estrapolazione delle informazioni disponibili in rete. I dati sono estratti e rielaborati da software, bot o crawler, per scopi diversi. L’ordinanza del Tribunale di Roma, di fatto, rende più facile l’utilizzo delle banche dati altrui, anche per scopi commerciali

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