MOSTRA

I puri ritratti di Cezanne alla National

di Nicol Degli Innocenti

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Paul Alexis Reading a Manuscript to Zola


2' di lettura

In tutta la sua vita, Paul Cézanne non ha mai accettato una commissione o fatto un ritratto a pagamento, ma per tutta la vita il pittore post-impressionista francese ha dipinto ritratti. Non era da lui cercare di lusingare un committente, abbellire un viso, presentare una donna seducente o un uomo virile. Non aveva alcun interesse per l'introspezione psicologica, non voleva scavare nel cuore della persona ritratta o inviare messaggi sul suo stato d'animo.
Per Cézanne i ritratti sono come i paesaggi o le nature morte: sono dipinti, e l'unica cosa che importa è la pittura e come riesce a rappresentare la realtà. Quello che contano sono le pennellate, e come in successione e sovrapposizione creano una struttura che diventa l'immagine.

Così come aveva dipinto la stessa montagna provenzale decine di volte, conferendo la celebrità a Mont Sainte-Victoire, l'artista torna a dipingere ripetutamente gli stessi volti noti – il suo, quello del padre, della moglie, dello zio, di qualche amico come Emile Zola – per andare oltre l'apparenza alla ricerca dell'essenza della realtà e di come rappresentarla. Negli ultimi anni, volta le spalle a intellettuali, artisti e borghesi e punta la stessa attenzione, precisa al punto di essere maniacale, sul suo giardiniere Vallier e sui contadini della Provenza.

Se gli impressionisti volevano cogliere la luce sfuggente, Cézanne punta a rappresentare la realtà delle forme e la solidità eterna delle cose. Dipingo corpi, non anime, disse l'artista, ammettendo però che “se i corpi sono ben dipinti, l'anima ci brilla dentro”.

I puri ritratti di Cezanne alla National

I puri ritratti di Cezanne alla National

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Ora la National Portrait Gallery di Londra ha organizzato la prima mostra da oltre un secolo dedicata ai ritratti di Cézanne, presentando cinquanta quadri, oltre un quarto del totale dei ritratti dipinti dall'artista nella sua vita.
C'è il primo autoritratto di giovane ventenne e l'ultimo pochi anni prima della morte nel 1906. Ci sono intere sale dedicate alla moglie – soggetto unico di ben 29 quadri – senza mai un barlume di sentimento o sentimentalismo. Hortense è una statua priva di espressione, una figura a lungo esaminata e minuziosamente osservata, per rappresentare il lungo ovale del viso, la posa rigida delle braccia, la forma scultorea del suo abito, la sua figura attentamente incorniciata da una sedia o una tenda.

I primi ritratti sono sperimentali e ruvidi, la pittura applicata con le spatola nello stile che Cézanne stesso aveva definito “couillarde”(letteralmente “con le palle”). Poi il pittore trova il suo stile definitivo, e negli anni lo perfeziona, rendendo geometriche le sue pennellate, dando solidità alle sue figure, usando il colore per creare forme.

Basta guardare un quadro come il suo “Ragazzo con un gilet rosso” del 1888, con i suoi piani geometrici, per capire quanto Cézanne l'antesignano abbia influenzato il Cubismo e poi il Futurismo. Non a caso sia Matisse che Picasso dissero che Cézanne era stato “il vero padre di noi tutti”, un'ispirazione per gli artisti che volevano lasciarsi alle spalle per sempre l'Ottocento e lanciarsi nell'era moderna.

Cézanne Portraits
Fino all'11 febbraio 2018
National Portrait Gallery, Londra

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