La vicenda

I quattro anni terribili di Mimmo Lucano, dal «modello Riace» alla sentenza shock

Tutte le tappe della vicenda che ha portato l’ex sindaco dalle celebrazioni internazionali alle indagini della Procura di Locri. Fra la difesa di chi lo conosce e gli attacchi degli avversari

di Donata Marrazzo

Migranti, la lettura della sentenza di condanna per Mimmo Lucano

6' di lettura

Una vicenda giudiziaria lunga quattro anni, che ha smantellato un borgo delle aree interne della Calabria e ha portato il suo fondatore, l'ex sindaco Mimmo Lucano, a una sentenza shock: il tribunale di Locri lo ha condannato a 13 anni e 2 mesi, nell'ambito del processo Xenia. Il gip ne aveva chiesti la metà (7 e 11 mesi).

Il presidente del tribunale Fulvio Accurso ha ritenuto che Lucano fosse a capo di un sistema criminale che lucrava sulla gestione degli immigrati, colpevole di associazione per delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Con lui altri 22 condannati: insieme dovranno anche risarcire il ministero dell'Interno per oltre 750mila euro.

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Pisapia e Daqua, «Sentenza lunare, condanna esorbitante»

«Una sentenza lunare e una condanna esorbitante» l'hanno definita gli avvocati di Lucano Giuliano Pisapia e Andrea Daqua, «che contrasta totalmente con le evidenze processuali. È difficile comprendere come il tribunale di Locri non abbia preso nella giusta considerazione quanto emerso nel corso del dibattimento, durato oltre due anni – hanno aggiunto - che aveva evidenziato una realtà dei fatti ben diversa da quella prospettata dalla pubblica accusa». Annunciano: «Impugneremo la sentenza, i successivi gradi di giudizio modificheranno una decisione che ci lascia attoniti».

Tutte le tappe della vicenda

Nell'ottobre del 2017, a Riace quasi il 50 % della popolazione era rappresentato da stranieri, circa 600, di 26 nazionalità diverse. Lucano era sindaco dal 2004 e da quasi vent'anni dava ospitalità agli immigrati. Aveva iniziato con un gruppo di profughi curdi sbarcati sulla spiaggia nel 1998, dando così il via alla rinascita del territorio. Aveva riaperto le case abbandonate del borgo, le vecchie botteghe artigiane. Aveva riempito di bambini le scuole chiuse da anni, inaugurato asili multietnici e un ambulatorio medico. Aveva avviato i nuovi residenti al lavoro nei campi, istituito bonus e borse lavoro, mettendo in piedi un modello di solidarietà e di piccola economia che ha fatto scuola nel mondo.

L'università di Cambridge quell'anno lo invitò a raccontare la sua lunga esperienza umanitaria. Una storia toccante che aveva portato in Calabria il regista Wim Wenders e aveva ispirato il suo docufilm «Il volo». La rivista Fortune, nel 2016, aveva inserito il sindaco di Riace nell'elenco degli uomini più influenti del mondo.

Le ispezioni della prefettura

Ma qualcosa si stava inceppando. Il paese era attenzionato dagli ispettori della prefettura di Reggio Calabria, che pure spesso si rivolgeva al comune di Riace per sistemare nuovi immigrati. Furono vagliati aspetti tecnici e contabili del borgo dell'accoglienza. Due verbali riferirono di anomalie nel funzionamento del sistema.

Uno invece, redatto nel gennaio 2017 dal dirigente Francesco Campolo, celebrava il modello Riace descrivendo nei particolari le strutture (in una prosa quasi poetica, per scelta dichiarata degli estensori), dalla scuola («un tripudio di razze dietro i banchi») alla mensa (il cuoco sahariano che prepara le pizze), alle botteghe, fino alle abitazioni, «case vecchie e umili, ma pulite, ordinate, venate della mescolanza di uomini e donne di provenienza disparata, che portano in quelle case un piccolo tocco della terra natìa».

Il ministero dell'Interno sospende i fondi

Una rappresentazione che non ha fermato però il ministero dell'Interno, guidato allora da Marco Minniti, che aveva deciso la sospensione dell'erogazione dei fondi per presunte irregolarità. E proprio la gestione di quel sistema è costata a Lucano l'iscrizione nel registro degli indagati da parte della procura di Locri.

L'operazione Xenia e la chiusura dello Sprar

Partiva così l’operazione “Xenia”, condotta dalla Guardia di Finanza, e si concludeva il 2 ottobre 2018 con la decisione del Gip di Locri - su richiesta della procura - di inviare Lucano agli arresti domiciliari. L’accusa era di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di illeciti commessi nell’affidamento diretto del servizio di raccolta rifiuti. Per il Viminale fu l'occasione per chiudere definitivamente lo Spar del “modello Riace”: «Non rispetta gli standard qualitativi di accoglienza», era scritto nella comunicazione inviata al comune. Venivano trasferiti anche gli ultimi 165 ospiti. Il borgo dell'accoglienza tornava a spopolarsi.

La Cassazione smonta l'impianto accusatorio

Dopo due settimane il tribunale del Riesame revocava a Lucano i domiciliari ma li sostituiva con una misura che per il primo cittadino di Riace era ancora più pesante: il divieto di dimora e la sospensione dalla carica di sindaco. La notizia fece scalpore nel mondo dell'associazionismo, della politica e fra la gente comune. Lucano partecipava a talk televisivi e a conferenze internazionali.Il provvedimento fu revocato dalla Cassazione il 26 febbraio 2019, per l’assenza di indizi di «comportamenti fraudolenti» che Lucano avrebbe «materialmente posto in essere per assegnare alcuni servizi».

La Suprema Corte fece vacillare, dunque, tutto l'impianto accusatorio riferendo di «reati commessi per finalità moralmente apprezzabili». Il Gip Domenico di Croce aveva già demolito le accuse più pesanti (associazione a delinquere alla malversazione), definendole «congetturali», «laconiche», «inidonee». La revoca effettiva della misura cautelare da parte del tribunale di Locri arrivò nel mese di settembre.

Lucano rinviato a giudizio

Sette mesi più tardi, l'11 aprile del 2019 Mimmo Lucano è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e con lui 26 indagati, compresa la sua compagna Lemlem Tesfahun. Nel dicembre dello stesso anno è stato raggiunto da un altro avviso di garanzia, emesso in relazione al rilascio di documenti d’identità a migranti ospiti nei centri di accoglienza.La sentenza del tribunale di LocriLa sentenza di primo grado del tribunale di Locri era attesa con trepidazione.

Ma non si immaginava il verdetto: il presidente del tribunale Fulvio Accurso ha condannato Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi di reclusione, ritenendolo colpevole di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, truffa, peculato, concussione, turbativa d'asta, falsità ideologica e abuso d'ufficio. Una condanna che supera di quasi il doppio la richiesta del pubblico ministero, 7 anni e 11 mesi.

Un'ondata di solidarietà per Lucano

Ora non resta che aspettare le motivazioni della sentenza, ma nel frattempo un'ondata di solidarietà sta travolgendo l'ex sindaco di Riace, che è candidato con De Magistris presidente alle regionali del 3 e 4 ottobre. E non si tira indietro. «Mi aspettavo un'assoluzione piena – dichiara Lucano - ma devo prendere atto che è finito tutto. Mi sono schierato dalla parte degli ultimi, dei rifugiati, mi sono immaginato di contribuire al riscatto della mia terra. È stata comunque un’esperienza indimenticabile, fantastica».

Le reazioni della politica

Tutto il centrosinistra lo sostiene: «Un caso terribile, un messaggio pesantissimo – ha dichiarato il segretario del Pd Enrico Letta – che fa crescere la sfiducia nella magistratura. Esprimo solidarietà e vicinanza a Lucano». Goffredo Bettini dichiara che «l’Italia si conferma un Paese ingiusto, dove chi difende i deboli, i disperati, le persone che soffrono, viene massacrato ».

Matteo Salvini, invece, che da ministro dell'Interno ha seguito le fasi terminali della vicenda Riace, ha commentato la notizia tirando in ballo, forse un po' pretestuosamente, la questione della presunta omosessualità del suo ex spin doctor Luca Morisi: «Altro che dare la caccia agli omosessuali nella Lega, la sinistra in Calabria candida condannati a 13 anni di carcere! Un sindaco del Pd, che ha grattato sull’immigrazione clandestina». Replicano le Sardine: «Ricordiamo al garantista selettivo che i gradi di giudizio sono tre».

Ma i ministri Erika Stefani, Massimo Garavaglia e Giancarlo Giorgetti si aspettano, con Salvini, «per coerenza e rispetto delle istituzioni un passo indietro da parte di Mimmo Lucano dopo la durissima condanna. Non vorremmo che trasparenza e correttezza valessero solo per alcuni ma non per tutti». Gli effetti della condanna sulla campagna elettorale per le regionaliLa condanna di Lucano destabilizza anche le ultime fasi della campagna elettorale per le prossime regionali.

Luigi De Magistris, candidato a presidente in Calabria, dichiara che «Lucano è l'antitesi del crimine, un uomo giusto, simbolo di umanità e fratellanza. È il momento del riscatto, della ribellione culturale, della dignità, del coraggio, della libertà, dell'uguaglianza, della giustizia, il popolo calabrese scriva la storia». Amalia Bruni, candidata governatrice di Pd-M5S, afferma: «Le sentenze non si commentano, si rispettano. Sono dispiaciuta dal punto di vista umano, Lucano non smetta di combattere».

«Conosco Mimmo e la storia di Riace che ho sempre condiviso e sostenuto per i valori dell’accoglienza e della solidarietà che hanno ispirato e dato vita a un modello straordinario che non può essere cancellato». Sono le parole di Mario Oliverio, ex presidente della Regione Calabria, in campo con una lista autonoma (fuori dal Pd). Nessuna dichiarazione ufficiale da parte del candidato del centrodestra Roberto Occhiuto.

Ma ci pensa Nino Spirlì, attuale presidente facente funzioni della Regione Calabria, in ticket con Occhiuto, con un commento fuori misura: «La Calabria non sentirà la mancanza del condannato Lucano e non ne patirà l’assenza dalla gestione della cosa pubblica. È anzi doveroso che l’uomo che per anni è stato il beniamino di tutto il Pd e di tutta la sinistra, si ritiri immediatamente dalla contesa elettorale».

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