editorialel’analisi

I quattro Grandi e il rilancio difficile

di Adriana Cerretelli

3' di lettura

Ci provano i quattro Grandi dell’Unione post-Brexit, riuniti a Versailles, a rassicurare sul futuro, a dire come fa Angela Merkel che bisogna tirare dritto a 27, a diverse velocità di integrazione, perché «se ci fermiamo potrebbe crollare tutto».

Il messaggio del cancelliere tedesco, identico a quello dell’anfitrione, il presidente francese François Hollande, incontra il consenso unanime sia del premier italiano Paolo Gentiloni, sia di quello spagnolo Mariano Rajoy.

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Avanti tutta, dunque, con le geometrie variabili da far scattare più o meno in coincidenza con l’uscita della Gran Bretagna, probabilmente nella primavera del 2019. Avanti con chi ci sta, cominciando dalle politiche di difesa e sicurezza comune. Che, per inciso, ieri a Bruxelles hanno fatto un piccolo passo avanti con la creazione di un comando militare unificato per pianificare le missioni di addestramento all’estero, gli occhi per ora puntati su Somalia, Mali e Centroafrica.

Avanti con un patto collettivo, sapendo che mercato unico e euro potrebbero non essere per tutti i 27, perlomeno non con lo stesso livello di integrazione, ma diventare la base per andare oltre, con l’armonizzazione fiscale, l’Europa sociale, l’Unione della ricerca, della cultura, una politica di asilo e immigrazione…

Mancano 3 giorni al vertice Ue di Bruxelles e meno di 20 alle celebrazioni a Roma del sessantesimo anniversario della fondazione dell’Unione europea, che si vuole coincida con l’inizio della sua palingenesi. Da realizzare, spera l’Italia, secondo una tabella di marcia da attuare in un decennio. Realistico? Il mercato unico si è fatto in sette anni, l’euro in dieci. Perché non dovrebbero bastarne altrettanti per ricostruire l’Europa, ridarle identità e credibilità dentro casa e sulla scena internazionale, tanto più in un momento in cui i pungoli esterni incalzano, l’America di Trump non si vuole più l’alleato e il partner economico-commerciale scontato di un tempo e la Russia di Putin resta il grande vicino revanscista e insidioso, pronto a raccogliere i pezzi del suo eventuale collasso?

La quadruplice vorrebbe che Versailles diventasse il crocevia di un nuovo ottimismo in attesa della sua solenne consacrazione a Roma. Ma gli interrogativi sulla rinascita possibile restano molti e per ora senza risposta. Prima di tutto i Quattro Grandi oggi ostentano leadership deboli: François Hollande è sul viale del tramonto, uscirà di scena il 7 maggio mentre l'ombra del Fronte Nazionale di Marine Le Pen per la prima volta nel dopoguerra si allunga sull'Eliseo. Angela Merkel, il deus ex-machina della politica europea dell'ultimo decennio, non ha più la certezza di ottenere il quarto mandato.

Paolo Gentiloni è appeso alle incognite dell'instabilità politica italiana di ritorno. Soltanto lo spagnolo Mariano Rajoi appare in situazione un po' meno precaria. Ci fosse da rimettere in piedi un'Europa facile, consapevole del suo irrinunciabile valore aggiunto nell'era globale e per questo forte di un largo consenso popolare, la debolezza dei suoi maggiori leader resterebbe un problema ma non insuperabile. Invece oggi la loro vulnerabilità si somma a quella di un'Unione resa ingovernabile da conflitti di interessi sempre più accesi. Alla ricerca di scontri più che di incontri.

Non è un caso che i quattro di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) abbiano denunciato il vertice di Versailles come il modo di «dividere l'Unione e avviarla alla disintegrazione». Che la Polonia di Kaczynski si sia messa di trasverso sulla conferma del polacco Donald Tusk alla guida del Consiglio europeo, costringendo i partner a metterla quasi certamente in minoranza, con danni evidenti alla coesione europea. Né è un caso che la Gran Bretagna minacci di non pagare il salatissimo conto del divorzio (60 miliardi) in caso di non accordo al termine dei negoziati, mettendo così un cuneo nella tenuta del fronte, finora unito, dei 27. Così come è l'Europa non può andare avanti ma cambiarla potrebbe rivelarsi una sfida superiore alle sue forze. Le belle parole sulle diverse velocità, che rinfrancano più chi le pronuncia che chi le sente, non potranno impedire il brutale impatto con la realtà: un labirinto di trappole più o meno sommerse ma di sicuro micidiali.

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