L’iniziATiva del MIUR CON IL CSM

I ragazzi davanti al lager: «Ho sentito il freddo di Auschwitz»

di Patrizia Maciocchi


2' di lettura

«C'è differenza tra conoscere e sentire». Ne è convinta Livia, 18 anni, pronta a sostenere la maturità al liceo Giulio Cesare di Roma, ma meno preparata a ciò che ha visto al campo di concentramento di Auschwitz Birkenau, dove è arrivata oggi con il gruppo di 100 studenti che ha partecipato al viaggio della memoria organizzato dal Miur in collaborazione con l'Unione delle comunità Ebraiche. «Ho studiato l'olocauso sui libri - dice Livia - ma oggi ne ho sentito il freddo, ho capito la disperazione che può provare un uomo costretto a vivere come un pollo da batteria». E non è un caso che il Miur abbia portato i ragazzi nel “museo” degli orrori di Auschwitz, dove tira un vento gelido e il termometro segna meno 6 gradi.

«Sono convinta che vedere i luoghi dove lo sterminio è avvenuto significhi moltissimo per gli studenti, per i docenti e per tutti quelli che sono venuti la prima volta - dice il ministro Fedeli - mi auguro che imparino a riconoscere i germi dell'odio anche nella realtà italiana, in modo che quello che è accaduto non accada più ». Anche il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, si unisce ai ragazzi e getta un sasso sui resti del Krematorium, perché un sasso è un ricordo, un omaggio, come un fiore ma non appassisce. Legnini annuncia che dedicherà l'apertura dell'anno giudiziario in Cassazione all'antirazzismo e, ancora una volta, lo vuole fare alla presenza dei giovani invitati a partecipare «perché molto può la giustizia contro la violenza».

Gli stessi giovani che, ad Auschwitz, sembrano più “vecchi”, finiti i selfie: i volti seri e attenti, nessuno gioca con la neve perché le guide raccontano di prigionieri che dovevano toccarla a mani nude e di carcerieri che all'appello del mattino sparavano a caso su un deportato. «Sembra impossibile - confessa Jacopo, 19 anni - che degli esseri umani abbiano fatto tutto questo e che altri uomini siano riusciti a sopravvivere». Chiara e Caterina sono colpite dalle foto appese nei lunghi corridoi del blocco 11. «Hanno tutti lo stesso sguardo perso - dice Chiara - è un elemento che li accomuna più che le loro divise».

Andra Bucci è stata internata ad Auschwitz a 4 anni con la sorella di 6 e la mamma e racconta agli studenti il lager visto con gli occhi di una bambina: «Io e mia sorella non abbiamo mai pianto: una volta arrivate qui abbiamo capito che ora quella era la nostra vita. I bambini hanno un grande senso di adattamento». Ma da adulta Andra mette tutto il suo impegno perché nessuno debba adattarsi mai più alla barbarie.

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti