Il miracolo del Rione Sanità: la bellezza sotterranea di Napoli vista con i ragazzi della Paranza

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I ragazzi della Paranza a caccia del bello


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La pizza di Ciro Oliva (foto di Enrico Caracciolo)

Il barocco e la street art, le catacombe e il cimitero delle Fontanelle, musei e sacrestie, Totò e Peppino, la pizza, il babà e la “frittata ‘e maccarune”, San Gennaro e San Francesco Saverio e pure Santa Rosalia. Il turismo e il terzo settore: il succo di Napoli è al Rione Sanità, ai piedi di Capodimonte, che si autopromuove e fa un miracolo. Recupera il patrimonio culturale e artistico e programma iniziative sul territorio. Dà un futuro nuovo ai giovani del quartiere, ad Antonio, Susy, Gianni, Lello, Giuseppe, Adele. Corsi professionali e sviluppo personale: alle loro spalle c'è la Fondazione di comunità San Gennaro Onlus e l'associazione Co-Operazione San Gennaro, gruppo di operatori del terzo settore che promuove la coesione sociale. Insieme sono diventati un modello di sviluppo. Sono i ragazzi di un'altra Paranza: non una baby gang, come quella raccontata da Roberto Saviano, ma una cooperativa di giovani che ha cambiato il destino della Sanità. E anche il proprio. Tanti di loro oggi sono operatori sociali e soprattutto guide turistiche: accompagnano i visitatori in un tour che ha dell'indimenticabile: il Miglio sacro, dalle Catacombe alla porta di San Gennaro. Lo ha documentato scatto per scatto il fotografo Enrico Caracciolo (autore ed editore di Viatoribus). La scrittrice Chiara Nocchetti nel suo libro “Vico esclamativo” (Edizioni San Gennaro) ha messo insieme tutte le voci del Rione Sanità.

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