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I report spingono il business e fanno risparmiare risorse

di Laura La Posta

Obiettivo zero emissioni. Le migliori società al mondo sono paladine della lotta ai cambiamenti climatici e lo dimostrano lavorando all’obiettivo di zero emissioni entro qualche anno

3' di lettura

«Io amo viaggiare ma odio arrivare», diceva Albert Einstein. Questo aforisma è molto vero nell’ambito della sostenibilità. Con il pianeta sull’orlo dell’abisso per i cambiamenti climatici in atto, sarà lungo e forse infinito il viaggio per arrivare alla destinazione finale: l’obiettivo di zero emissioni, o addirittura di emissioni negative, andando a compensare tutto quanto inquinato per decenni (come ha dichiarato di voler fare Microsoft). Ma il viaggio verso questa destinazione green è doveroso e merita il riconoscimento pubblico.

Così è nata la nuova lista dei 150 Leader della sostenibilità del Sole 24 Ore e della società di ricerche Statista: con l’obiettivo di identificare - in base a parametri opinabili, certo, ma oggettivi e trasparenti - le imprese in viaggio verso un mondo migliore, meno fragile e più equo. Leader, grandi e piccoli (fra di loro ci sono tante star ma anche tante Pmi), che possono fare da sherpa per le altre imprese. Leader che persino nel corso della pandemia da Covid-19 non hanno fermato il loro cammino verso lo sviluppo sostenibile: anzi, hanno incrementato i progetti sociali a vantaggio della comunità di riferimento.

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«Non solo – riferisce Marco Paciocco, Senior analyst di Statista e a capo del team di ricerca di questo progetto –. C’è un tratto comune ai leader identificati. La quasi totalità ha scoperto che, scegliendo su base volontaria di pubblicare bilanci di sostenibilità o essendo “costretti” per legge (in quanto quotate o di interesse pubblico e con oltre 500 dipendenti), la reportistica e la buona governance creano davvero vantaggi competitivi».

Come? Queste imprese misurano ogni anno molti parametri, come ad esempio emissioni, produzione di rifiuti, pratiche di riciclo, consumi energetici, impronta ecologica, utilizzo di energia da fonti rinnovabili, incidenti sul lavoro, pari opportunità uomo-donna, impatto dei progetti sociali e di welfare. «Misurandoli, sono portati naturalmente a ridurli, se non altro per conseguire benefici e mostrarsi più in linea con la sensibilità dei clienti e della comunità di riferimento – spiega Paciocco –. Migliorando di anno in anno, è scattata la gara a chi taglia di più gli sprechi, a chi recupera efficienza, a chi elimina la plastica e la carta (e i relativi costi) dagli uffici, a chi recupera produttività (perché lavoratori più motivati, ingaggiati su temi sociali, sicuri sul lavoro e trattati equamente lavorano di più e meglio). Questi vantaggi sono evidenti, dai dati e dalle interviste del nostro campione: quindi possiamo dire che i rapporti di sostenibilità migliorano le imprese e contribuiscono alla crescita economica».

Ma chi sono le 150 aziende-guida di questo viaggio e come nasce questa lista base di partenza per avviare una riflessione? I ricercatori di Statista, in Germania, hanno analizzato i bilanci, i rapporti di sostenibilità e le Dichiarazioni non finanziarie 2019 di 450 imprese, tratte da un database di 1.200 con sede principale in Italia.

Sono state accettate anche autocandidature, a seguito di un bando pubblicato online, ed escluse le filiali italiane di multinazionali estere, le imprese prive di reportistica rilevante di sostenibilità e quelle che non pubblicano il bilancio online, i gruppi internazionali senza rendicontazione italiana e le società della Difesa e del gaming. Per simboleggiare che la sostenibilità è un viaggio e non un punto d’arrivo, la lista viene pubblicata sotto forma di elenco e non di graduatoria.

Fra i nomi che spiccano ci sono molte fra le maggiori banche, a partire da Intesa Sanpaolo con Ubi Banca e da UniCredit, e assicurazioni, da Generali a Unipol. Fianco a fianco, sono in elenco società grandi e piccole: ad esempio il colosso delle costruzioni Webuild e la Pmi napoletana Graded. Big del made in Italy come Barilla, Illy, Lavazza, Ferrari. E grandi industrie internazionali come Prysmian, Ima Group e Brembo.

Eccellenti molte partecipate statali, come la star internazionale della sostenibilità Enel (presente anche nel board dei leader mondiali del Global Compact Onu), Ferrovie dello Stato, il Gestore dei servizi energetici-Gse, la Rai, solo per fare alcuni nomi. Menzione speciale per la Cassa depositi e prestiti, che ha fatto della sostenibilità “la” priorità, e le società sue partecipate: fra tutte, Eni, Poste italiane, Terna, Snam, Tim, Italgas, Saipem.

Fra le piccole e medie imprese dell’elenco spiccano le quotate al listino Aim, alcune già presenti nell’Osservatorio Esg creato da Plus24 in collaborazione con l’ufficio studi del Sole 24 Ore, e le aziende aderenti al progetto Elite di Borsa italiana, sostenuto da Confindustria, e protagoniste quindi di una crescita culturale, organizzativa e di governance rilevante.

Sono tante le storie eccellenti raccontate nel Rapporto Leader della sostenibilità pubblicato in edicola e online. E tante di più quelle ancora da raccontare, nella sezione sostenibilità del sito del Sole 24 Ore nei prossimi mesi.

Il viaggio alla scoperta delle aziende leader della sostenibilità proseguirà nel tempo: per incoraggiarle e contribuire a una sana emulazione.

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