lo studio

I ricoveri per Covid-19 sono costati oltre un miliardo di euro

Da Altems dell’Università Cattolica la prima stima dei costi sanitari dei 130mila ricoveri italiani. Ammonta inoltre a 3.6 miliardi di euro il valore delle prestazioni non effettuate a causa del Coronavirus che, se ancora possibile, vanno recuperate al più presto

di Lara Ricci

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Da Altems dell’Università Cattolica la prima stima dei costi sanitari dei 130mila ricoveri italiani. Ammonta inoltre a 3.6 miliardi di euro il valore delle prestazioni non effettuate a causa del Coronavirus che, se ancora possibile, vanno recuperate al più presto


3' di lettura

Oltre un miliardo di euro: a tanto ammonterebbe il costo per il sistema sanitario nazionale dei ricoveri dei malati di Covid-19 curati in questi mesi in Italia.

La stima, che il Sole 24 ore ha avuto in anteprima, è di Americo Cicchetti e Rossella Di Bidino dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’università Cattolica (Altems): «Per i 129.401 ricoveri per Covid-19 effettuati e conclusi, la spesa, valorizzata con le tariffe DRG, si stima pari a 1.096.814.694 euro. Di questi il 33% è stato sostenuto per i casi trattati in Lombardia» spiega Chiccetti.

Non sono ancora disponibili i dati della permanenza media dei pazienti nei vari reparti, ma solo giornate trascorse in terapia intensiva, dunque i due economisti si sono basati sulle stime della Società Italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva, e hanno cercato conferma delle ipotesi sentendo i responsabili di vari reparti ospedalieri, in particolare il Gemelli di Roma che ha collaborato allo studio. «Il DRG medio (totale/ricoveri) è stimato pari a 8.476 euro» aggiunge Cicchetti.

Cicchetti e Di Bidino hanno poi stimato un altro dato interessante: la “perdita” dei ricoveri non Covid-19, cioè tutti quegli interventi “di elezione”, non urgenti, che il ministero della Salute ha bloccato durante la fase di emergenza. Per valutarli i due economisti hanno utilizzato i dati delle dimissioni ospedaliere del 2018 e hanno ipotizzato che per quattro mesi siano stati erogati solo i servizi in emergenza, non quelli programmati. Questi ammontano a 3,65 miliardi di euro e sono da considerare come «perdita di valore in termini di salute che non è stata data agli italiani e che va recuperata al più presto, là dove è possibile» spiega Cicchetti. Cioè per quei casi in cui il non aver effettuato l'intervento non ha portato alla morte del paziente, o a un aggravarsi tale da rendere inutile l'intervento.

Infatti «ci sono diversi studi che stanno uscendo che mostrano un aumento di mortalità in diverse aree cliniche, per esempio uno studio dei cardiologi che mostra un incremento di morti per eventi cardiovascolari».

Le stime di Chiccetti e Di Bidino saranno pubblicate giovedì 28 nell'Instant Report #9 di Altems e potranno essere più precise quando verranno forniti dal ministero della Salute dati come quelli contenuti nelle schede di dimissione ospedaliera che permettono di conoscere diagnosi, procedure effettuate, tempi di permanenza.

«Importante sarebbe conoscere anche il numero dei ricoveri che hanno come esito un decesso. Il dato dei decessi dell’Istat comprende infatti sia le morti in ospedale, sia in Rsa. I costi per i deceduti in ospedale sono diversi. Solo per la Toscana si sa il numero dei morti in ospedale» conclude Cicchetti, che per il momento ha estrapolato i dati nazionali a partire da quelli toscani.

«Interessante sarebbe anche valutare i costi dell'assistenza che è necessaria una volta che i pazienti vengono dimessi dai reparti ospedalieri - osserva Chiara Leardini, docente di Economia Aziendale all'Università di Verona, dove si occupa anche di misurazione delle performance dei sistemi sanitari -. I dati dell’Istituto superiore di sanità aggiornati al 20 maggio mostrano che oltre la metà dei casi diagnosticati ha più di 60 anni. Questi pazienti, in particolar modo, hanno bisogno di continuità nel percorso di cura, perché sono più facilmente affetti da comorbilità. In tutti i pazienti, inoltre, questa malattia può dare strascichi molto lunghi e anche danni permanenti. Ci sono regioni come il Veneto che ricoverano i pazienti che hanno bisogno di ulteriore assistenza in strutture intermedie, gli ospedali di comunità, altri che li rimandano a casa e li monitorano tramite telemedicina o altro. Questi sono tutti costi ulteriori che però al momento non possiamo valutare perché mancano i dati».

A livello europeo Daniel Gros del Ceps ha stimato che se si fosse lasciata propagare l’epidemia tra la popolazione (se non si fosse fatto il lockdown) i soli costi sanitari (comprese le ore di lavoro non lavorate) sarebbero stati dell’ordine del 14% del Pil: oltre 1.500 miliardi di euro per l’Unione europea he ha concluso che «Anche senza cercare di assegnare un valore economico alle vite umane perdute, se si osservano da vicino le spese sanitarie che la pandemia ha generato e la stima dei costi per i ricoveri ospedalieri, solo questo dato suggerisce che il costo economico del lockdown sia più basso dei costi sanitari che si sarebbero dovuti sostenere se non si fosse cercato di rallentare la diffusione del virus».

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