il graffio del lunedÌ

I rigori della Juve e il virus del tifo che ha colpito anche il viola Commisso

Per i 2 discussi rigori (soprattutto il secondo) assegnati alla Juventus il presidente italo-americano della Fiorentina ha lanciato accuse pesantissime contro la società bianconera

di Dario Ceccarelli

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Per i 2 discussi rigori (soprattutto il secondo) assegnati alla Juventus il presidente italo-americano della Fiorentina ha lanciato accuse pesantissime contro la società bianconera


3' di lettura

Bisogna farsene una ragione. In Italia è molto più facile isolare il coronavirus che il Virus del Tifo. Un virus che non ci dà scampo come dimostra Rocco Commisso, il presidente italo americano della Fiorentina che per i 2 discussi rigori (soprattutto il secondo) assegnati alla Juventus dà in escandescenze lanciando accuse pesantissime contro la società bianconera.

Sui rigori si può pensarla come si vuole (e la Juventus non ha certo bisogno di avvocati difensori), ma Commisso, da poco in italia ma già viola di rabbia, così facendo si è trasformato nel più scatenato dei presidenti ultrà.

Un adattamento rapido, una mutazione quasi genetica ai peggiori vizi del calcio italiano. Siamo lenti nell'uniformarci alle direttive europee, abbiamo pochi laureati e siamo sempre in affanno in tutti gli indici economici, però quando si tratta di scatenarci in qualche polemica su un rigore dato (o non dato) o sulla discussa fedeltà delle consorti degli arbitri siamo dei veri maestri.

Abbiamo delle linee guida alle quali, nel mondo, tutti si attengono. Altrimenti non si spiega come il nostro buon Rocco, un novellino in questo campo, sia venuto fuori con una invettiva così furiosa che mette in ombra quelle degli antichi maestri del nostro calcio (meglio non fare nomi per gettare altra benzina sul fuoco).

«Gli arbitri non possono decidere le partite» ha tuonato il presidente della Fiorentina. «Sono disgustato. Può starci il primo rigore, ma non il secondo. La Juve con 350 milioni di stipendi che dà ai suoi giocatori non ha bisogno degli aiuti degli arbitri. Quelli che stanno fuori dall'Italia quando vedono queste porcherie si disgustano…»

Candelotti di dinamite, pentoloni di pece bollente che il nostro Rocco (che ha investito 70 milioni nel mercato invernale), lancia con disinvoltura sui microfoni delle tv tirando perfino in ballo il severo giudizio di chi ci guarda dall'estero. «Queste cose non si possono dire» ha replicato con acida freddezza Nevded. «La Juventus è stata più forte, e vince con merito. Gli altri smettano di crearsi degli alibi».

Un bel pasticcio, insomma. Di quelli che tanto piacciono a noi italiani, sempre in prima fila in questi dibattiti da Var Sport. Soprattutto quando c'è di mezzo la Juventus, squadra amatissima, ma divisiva quanto mai. Vengono in mente antichi squilli di trombe, le aspre invettive di Zeffirelli, le risposte al vetriolo dell'Avvocato Agnelli. Ultima annotazione: ma se ogni volta siamo daccapo, allora a cosa serve uno strumento ultra preciso come il Var?

E se parlassimo anche di calcio? Per esempio che la Juve, contro la Fiorentina, rigori a parte, non ha per nulla brillato. Anzi, più spesso è stata in affanno. È meglio quindi che Sarri si faccia qualche domanda e si dia qualche risposta, visto che la primavera si avvicina e non basta affidarsi alle virtù balistiche di Ronaldo (altra doppietta, per la nona volta consecutiva in rete). Il gioco ancora latita e il passo falso al San Paolo è ancora fresco.

Poi dietro incalzano. L'Inter, dopo tre pareggi, sbanca a Udine con una doppietta di Lukau che, senza Lautaro, è tornato al gol. Gigante pensaci tu. Se il Gigante segna, l'Inter torna a vincere. La squadra di Conte era molto attesa per essere uscita rinforzata dall'ultima finestra del mercato grazie all'acquisto di Eriksen: in teoria l'uomo giusto per collegare il centrocampo con l'attacco. In teoria, perché a Udine non si è fatto particolarmente notare. Meglio quando sono entrati Brozovic e Sanchez, A Eriksen va dato tempo, certo. Ma il primo a fargli fretta, state certi, sarà lo stesso Conte.

Torna a volare anche la Lazio, che passeggia (5-1) sulle rovine della Spal con una doppietta di Immobile e di Caicedo. Ora arriva il recupero col Verona. La banda di Inzaghi è sempre è lì, a soffiare sul collo delle prime. Le manca, come dice Sacchi, la Storia di Juventus e Inter. Però ha meno impegni e una freschezza mentale invidiabile. La Storia è maestra di vita. Ma prima o poi prende strade nuove.

Ultime segnalazioni. Scricchiola l'Atalanta, che impatta (2-2) con il Genoa e si schianta la Roma (4-2) col Sassuolo. Per i ragazzi di Gasperini, che comunque agganciano i giallorossi al quarto posto, forse è solo una pausa di riflessione. Per la Roma di Fonseca, invece, suona l'allarme. Quella di Reggio Emilia è la quarta sconfitta dall'inizio del 2020. La difesa è di burro e l'infortunio di Zaniolo si fa sentire. Butta male, insomma.

Detto del Milan, che senza Ibra non va oltre al pareggio col Verona (1-1), andiamo a titoli di coda con il Torino. A Lecce va di nuovo in barca prendendo altri 4 ceffoni dopo i 7 dell'Atalanta. Qui siamo in picchiata. Mazzarri non ha più lacrime per piangere. E Cairo più soldi da spendere.

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