ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVenti di crisi

I rincari dell’energia mettono in ginocchio gli allevatori sardi

di Davide Madeddu

2' di lettura

Mangimi che non arrivano e prezzo del gasolio e gas alle stelle. La bufera della crisi, amplificata dal conflitto in Ucraina, travolge il mondo delle campagne. Una vera e propria emergenza che non riguarda più solo il prezzo del latte, come nel 2019.

«Oggi la situazione è veramente drammatica – premette Gianuario Falchi, leader del gruppo dei pastori indipendenti – e abbiamo superato da tempo il punto di non ritorno, con una situazione che tende a peggiorare di giorno in giorno». Il primo ostacolo che devono cercare di superare gli operatori delle campagne, riguarda il caro prezzi. A citare un caso, legato al costo dell’energia, è Nenneddu Sanna, altro portavoce del movimento: «In passato abbiamo raggiunto il risultato del prezzo del latte, ma non è servito, oggi siamo tutti in ginocchio – dice –. Basti pensare un dato: un’azienda che mediamente pagava 380 euro al mese di energia elettrica, questo mese si è vista recapitare una bolletta da 900 euro. E non parliamo dei rincari che riguardano, gasolio, concimi e mangimi che non possiamo portare perché il trasporto costa più della materia prima». Non solo: «Basta guardare sui social per vedere quante aziende o capi di bestiame sono in vendita. Il settore è allo stremo» dice.

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Un colpo importante per un settore che conta 12 mila aziende in cui sono occupati, tra diretti, indiretti e indotto circa 50 mila persone e un patrimonio di 3 milioni di capi tra pecore e capre.

Non ci sono solamente i carburanti o l’energia ma anche i mangimi necessari per sostenere gli animali. A dare un altro colpo al mondo delle campagne poi le condizioni climatiche e quelli che gli addetti ai lavori definiscono «otto mesi d’inferno». «Prima abbiamo avuto la siccità seguita dagli incendi – argomenta Falchi–. A questa è seguita poi la pioggia, senza sosta che ha però affogato tutto. Poi le gelate. Senza dimenticare gli effetti della lingua blu, che si è ripresentata e non ha lasciato scampo dove è arrivata». Risultato? «Abbiamo perso praticamente tutto. Non ci sono mangimi ma non c’è neppure erba per dare sostentamento al bestiame, siamo veramente in una condizione disastrosa».

Impensabile un paragone con la serrata obbligatoria dovuta alla pandemia . «È necessario che dalle istituzioni arrivino risposte – argomenta ancora –. Oggi in ballo c’è il futuro di un settore che a causa di condizioni naturali avverse e scenari internazionali, rischia di crollare e sparire».

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