Effetto prelievo

I rincari dei prezzi spingono l’Iva: al Fisco 4,5 miliardi nei primi 2 mesi dell’anno

I 4,5 miliardi di extragettito a gennaio e febbraio riflettono i rincari: energia oltre il 50%, alimentari fra 4 e 8%, servizi sotto il 2 per cento

di Cristiano Dell'Oste

“Diversificazione geografica per dribblare l’inflazione”

3' di lettura

La corsa dei prezzi si porta dietro una sorta di sovrattassa implicita: l’Iva. Che nei primi 2 mesi di quest’anno – spinta dall’inflazione – ha raggiunto i 20 miliardi di gettito, con un aumento del 29% (+4,5 miliardi) rispetto allo stesso periodo del 2021. Intendiamoci: la sovrattassa, se vogliamo chiamarla così, è implicita, ma tutt’altro che nascosta e con effetti immediati sui conti pubblici.

Gli effetti “positivi”

Tant’è vero che mercoledì 6 aprile, proprio grazie all’extragettito dell’Iva, il Governo ha prolungato di 10 giorni – fino al 2 maggio – lo sconto di 25 cent sulle accise di benzina e gasolio. Eppure, se si guardano in controluce gli ultimi dati dell’Istat e del dipartimento delle Finanze, ci si accorge di quanto sia diversificata la dinamica dei prezzi. E quindi anche la distribuzione del maggior carico fiscale.

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La rilevazione provvisoria di marzo indica un’inflazione in aumento dell’1,2% su base mensile e del 6,7% su base annua (indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, Nic, al lordo dei tabacchi). Dietro il dato medio, però, c’è la fiammata del prezzo dei beni energetici (+52,8% su base annua a febbraio), accompagnata da quella dei beni alimentari (+4% i lavorati, +8% i non lavorati). Al contrario, il prezzo dei servizi rimane praticamente stabile (+1,8%).

LA CORSA PARALLELA
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Maggior gettito per 4,5 miliardi

L’andamento dei prezzi, dicevamo, si riflette sul gettito dell’Iva. Se l’aumento dei primi 2 mesi del 2022 è del 29%, nel capitolo «Iva sulle importazioni» il balzo è addirittura del 59,2 per cento. In pratica, dei 4,5 miliardi di maggior gettito raccolti dall’Erario tra gennaio e febbraio, 1 miliardo e 100 milioni arriva dal prelievo sulle importazioni.

Un risultato – spiegano le Finanze – «legato, in larga parte, al prezzo del petrolio che a gennaio 2022 ha evidenziato un aumento tendenziale del prezzo pari al 57,9%». Il fenomeno, comunque, era iniziato già l’anno scorso, per poi accelerare da settembre: da allora l’Iva sulle importazioni non è mai scesa sotto gli 1,5 miliardi al mese, contro una media di un miliardo nei 5 anni precedenti.

Il percorso parallelo tra Iva e inflazione

In effetti, basta gettare lo sguardo all’indietro per cogliere il percorso – non sempre sincronizzato, ma certo parallelo – di Iva e inflazione. Possiamo partire da febbraio 2020, l’ultimo mese “normale” prima della pandemia da Covid-19 . Nel corso dell’anno l’inflazione tendenziale (cioè su base annua) ha avuto il segno meno per 8 mesi di fila, da maggio a dicembre.

Poi, insieme alla ripresa economica, è iniziata la serie di aumenti. Nello stesso arco di tempo, il gettito dell’Iva ha avuto oscillazioni molto più violente, in parte dovute ai rinvii dei versamenti decisi nelle fasi più acute della pandemia, in parte legate alla ripresa economica nel 2021, con il Pil con che è cresciuto molto più dei prezzi.

Le previsioni nei prossimi mesi

La guerra in Ucraina e l’effetto della pandemia sull’economia globale lasciano pensare che i prezzi rimarranno elevati anche nei prossimi mesi. Come si legge nel Bollettino economico della Banca d’Italia di venerdì 8 aprile, «le pressioni sulle quotazioni del gas e del petrolio prefigurano un’inflazione elevata nel corso dell’anno». È ragionevole aspettarsi, perciò, che ci sarà un certo extragettito Iva anche nei prossimi mesi.

Ma non è una variabile sulla quale si può fare affidamento “a preventivo”. Piuttosto, sull’Iva potrebbero intervenire altre 2 variabili normative, che già si delineano all’orizzonte e che potrebbero riflettersi in prospettiva sul conto delle famiglie:
- la prima è la delega per la riforma fiscale, che prevede tra l’altro una «razionalizzazione» dell’Iva ispirata a criteri di semplificazione, contrasto dell’erosione e dell’evasione ed efficienza;
- la seconda è la direttiva europea direttiva Ue 2022/542 pubblicata giovedì 7 aprile sulla Gazzetta Ufficiale europea, in base alla quale gli Stati membri, entro il 31 dicembre, dovranno adeguare ai parametri europei 2024 le proprie aliquote Iva ridotte.

Le regole Ue

Nel caso della direttiva Ue parliamo di novità non immediate, mentre nel caso della delega bisogna capire se le forze di maggioranza riusciranno a ricucire lo strappo in commissione Finanze della scorsa settimana. Ma è probabile che entrambi i dossier – una volta aperti – dovranno confrontarsi con le dinamiche dei prezzi. Basta citare il caso dei beni alimentari, che in molti casi hanno le aliquote al 4% e al 10 per cento. O quello dei materiali e componenti per l’edilizia, molto rincarati negli ultimi mesi, che la direttiva Ue agevola in quanto orientati al risparmio energetico.

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