conti e politica

I rischi su bilancio e aggiornamento del Def e il paracadute «tecnico»

di Lina Palmerini

(LaPresse)

3' di lettura

La fermezza con cui ieri Sergio Mattarella ha parlato agli ambasciatori della ripresa economica e dell’importanza di proseguire sulle riforme fa capire che al Quirinale si lavorerà per evitare che un incidente parlamentare possa compromettere i risultati fin qui raggiunti. E colpiva ieri la sintonia con cui - sia pure a distanza - parlavano sia lui che Gentiloni, entrambi impegnati a mandare un messaggio chiaro ai partiti: non bruciate l’opportunità della crescita che invece un inciampo alle Camere potrebbe mettere in discussione.

Il rischio è che le fibrillazioni e i numeri del Senato possano interrompere il cammino del Governo e, soprattutto, della legge di bilancio mettendo il Paese su quel piano inclinato che si chiama esercizio provvisorio. L’impegno a evitarlo è del tutto naturale per un capo dello Stato che è consapevole di quanto sia scivolosa la vita di questi ultimi mesi di legislatura e che quindi si prepara con tutti gli strumenti: dalla moral suasion alla predisposizione di soluzioni per assicurare che la manovra - con la flessibilità spuntata dall’Ue - vada in porto.

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Di un “paracadute” di emergenza da un po' si riflette negli ambienti parlamentari e di governo. Non c’è niente di definito sul tavolo ma l’idea che se l’Esecutivo dovesse andare sotto si possa pensare a una fiducia “tecnica” - a tempo - solo per far passare la manovra, comincia a essere esaminata. Tutto è molto prematuro e andrà monitorato passo dopo passo, anche perché le ipotesi di incidente sono diverse e seguono una scaletta precisa. Il vero incrocio pericoloso che si teme è tra manovra e ripresa dei contatti sulla legge elettorale.

La riforma potrebbe creare scossoni se, per esempio, dovesse tornare in auge il tedesco con sbarramento al 5%: in quel caso, tutti i gruppi minori ma anche la sinistra avrebbero interesse a fermare la legislatura per non pregiudicare il loro ritorno in Parlamento. Alcuni sostengono che - invece - inserire un premio alla coalizione favorirebbe il percorso della legge di bilancio, perché compatterebbe lo schieramento Pd -sinistra evitando quel meccanismo del “tutti contro tutti” innescato dall’attuale legge. A questo si aggiunge l’altra incognita che è lo sfaldamento del partito di Alfano. Ma qui dipende dal Cavaliere diventato - a tutti gli effetti - la chiave di volta di questa fine di legislatura.

Ma, andando in ordine temporale, il primo ostacolo è l’approvazione della nota di aggiornamento al Def. Uno scalino alto perché per l’approvazione è richiesta la maggioranza assoluta, quel numero magico – 161 sì – che può essere un miraggio. Ora, qui la difficoltà sta nella cifra più che sulla battaglia politica perché nessuno ha interesse a compromettere una risoluzione che è propedeutica alla legge di bilancio e che consente di incorporare la flessibilità spuntata a Bruxelles. Il terreno di scontro, quindi, non è in questo passaggio ma è tutto sulla manovra e l’epicentro di ogni duello sarà alla commissione Bilancio guidata da Giorgio Tonini. «Qui si balla, abbiamo due voti di scarto, o forse uno», dice già preparandosi alle incognite dell’autunno. I senatori da tenere d’occhio sono Lucrezia Ricchiuti di Mdp art.1 e Luciano Uras, di Campo progressista: mentre il secondo è molto vicino al sindaco di Cagliari Zedda e da lui ci si attende un atteggiamento filo-governativo, sulla Ricchiuti si sta a guardare come si evolve la dinamica tra Mdp, il Pd e Pisapia.

Le altre incognite sono tra le fila di Alfano, tra la senatrice Vicari e Marcello Gualdani che alcuni definiscono “irrequieto”. Per Tonini si tratterà quindi di comporre le richieste che arriveranno dalle due ali estreme: da quello sinistro e da quell’area centrista che si troverà nell’oggettiva contraddizione di votare con uno schieramento di centro-sinistra che non sarà quello con cui si presenterà alle elezioni. È vero che la manovra sarà un testo asciutto con pochissime norme ma Tonini dovrà districarsi tra opposte esigenze e chissà se una mano arriverà dai senatori di Forza Italia, tra cui il vicepresidente di commissione Mandelli, molto vicino al capogruppo Romani tra i più “responsabili”. Nel mezzo ci sono le incognite di senatori di Ala, Gal, del gruppo Misto che pure vorranno giocare la loro partita. Ecco quindi che lo studio di un paracadute tecnico, una fiducia a tempo, diventa il piano di emergenza per tenere in piedi un Governo e la legge di bilancio che dovrà pure passare il giudizio di Bruxelles dei primi di novembre.

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