ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùOpinioni

I rischi del Pnrr al Sud e gli errori sulla Pa

In piena crisi energetica, con aumento della povertà e imprese che chiudono, l'economia italiana non può permettersi di sostenere il suo tradizionale fardello di imponente e irrazionale onere burocratico-amministrativo.

di Guglielmo Forges Davanzati

(RafMaster - stock.adobe.com)

3' di lettura

In piena crisi energetica, con aumento della povertà e imprese che chiudono, l'economia italiana non può permettersi di sostenere il suo tradizionale fardello di imponente e irrazionale onere burocratico-amministrativo. Ci si riferisce anche al forte rischio che la clausola del 40% di investimenti nel Mezzogiorno, di cui al PNRR, non venga rispettata.

Per comprendere la situazione pessima nella quale versa la pubblica amministrazione italiana, si può considerare, ad esempio, il caso dei crediti delle imprese. Banca d'Italia stima che lo stock accumulato di debiti da parte degli Enti pubblici ammonta a 55,6 miliardi. L'ultimo decreto “Aiuti” ha imposto ai comuni di pagare le fatture ai privati e ai fornitori entro il limite massimo di trenta giorni, ma lo ha fatto senza purtroppo intervenire sulle cause reali del problema, ovvero il sistematico sottodimensionamento del settore pubblico in Italia e, ancor più, nel Mezzogiorno.

Loading...

Qui ci sono due aspetti da considerare.

Innanzitutto la burocrazia. Nell'ultimo Rapporto della Banca d'Italia dal titolo “I divari Nord-Sud: sviluppo economico e intervento pubblico” del settembre 2022 si legge che per ridurre i divari regionali (peraltro in aumento nell'ultimo decennio) è necessaria “la semplificazione del quadro regolatorio” (p.7). Lo stesso Rapporto è utile per inquadrare il ruolo della Pubblica Amministrazione nelle regioni meridionali e, dunque, per comprendere il peso dei ritardi e delle inefficienze imputabili al sottodimensionamento del personale e al carico burocratico. Banca d'Italia registra un peso dei servizi pubblici al Sud pari al 33% del valore nazionale sia in termini di valore aggiunto, sia in termini di occupazione. Meno del 26% è invece il peso del settore privato. Ciò a dire che lo sviluppo economico del Sud è fortemente ancorato al pubblico impiego, sia come datore di lavoro, sia come ancella dell'imprenditoria privata.

Su questo aspetto, il problema italiano è nella sovrabbondanza di leggi, che deriva dalla produzione di norme senza soluzione di continuità; norme che vengono generate senza alcuna attenzione a quelle già esistenti. Nell'ultimo Rapporto sulla legislazione dell'Osservatorio della Camera dei deputati, del 2019, è stato calcolato che mentre l'Inghilterra ha prodotto 37 leggi, la Spagna 13, l'Italia, nello stesso intervallo di tempo, ne ha prodotte 93 (Germania e Francia non fanno meglio di noi). È un caso lampante di ipertrofia normativa, alla quale potrebbe essere posto rimedio con la codificazione a diritto costante, ovvero con la raccolta di norme disperse in leggi diverse e rese coerenti, così da poter abrogare i testi precedenti.

Il secondo aspetto rilevante da considerare per dar conto del possibile fallimento, nel Mezzogiorno, del Piano nazionale di ripresa e di resilienza è il sottodimensionamento della pubblica amministrazione. A seguito soprattutto del blocco del turnover sciaguratamente voluto dal Governo Monti nel 2012, la pubblica amministrazione italiana si è trovata ad avere un'incidenza del personale rispetto ai residenti di gran lunga inferiore alla media europea e nel Mezzogiorno inferiore al Centro-Nord. A ciò si aggiunge una bassa dotazione di capitale fisso (si pensi ai computer, mediamente molto vecchi, in dotazione dei Comuni), l'elevata età media dei dipendenti (55 anni), retribuzioni basse, titoli di studio non adeguati, molti/troppi contratti precari. Il meccanismo dei bandi predisposto nel PNRR, come è noto, prevede che i Comuni presentino progetti da sottoporre a valutazione. Ebbene, i comuni meridionali ben di rado hanno progettisti e ancora più raramente riescono a pagare progetti redatti all'esterno. Ne segue un proliferare di progetti presentati vecchi e, dunque, non innovativi.

Ne costituisce esempio il proliferare di asili nido: viene da chiedersi se (pur riconoscendo che gli asili nido possono accrescere l'occupazione femminile e che comunque costituiscono una prima occasione importante di socializzazione dei bambini), in piena denatalità, lo sviluppo del Mezzogiorno passi solo o prevalentemente per queste strutture.

Il problema nasce dalla miopia di Mario Draghi (ottimo economista, meno bravo come amministratore della cosa pubblica): l'aver cioè avviato il PNRR senza aver preventivamente proceduto a irrobustire la macchina amministrativa e delegando a quest'ultima la responsabilità della spesa. A ciò si è aggiunto il clamoroso errore di aver nominato Ministro Renato Brunetta, ovvero il più tenace oppositore dell'impego pubblico in Italia. Colui che, infatti, ha ritardato i concorsi nella pubblica amministrazione, proprio quando il Paese, il Sud in particolare, e proprio Mario Draghi avevano un disperato bisogno di assumere nella pubblica amministrazione.

Università del Salento

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti