risparmio e debito

I risparmiatori voltano le spalle al BTp Italia, un’occasione persa o no?

di Maximilian Cellino

2' di lettura

Le famiglie italiane voltano le spalle al BTp Italia. Con appena 863 milioni di euro, la fase di collocamento del titolo indicizzato all’inflazione italiana destinata al pubblico retail si chiude con il risultato più «magro » di sempre. Un dato perfino inferiore al secondo collocamento della serie, quello del giugno 2012, quando in piena crisi del debito ai privati finì poco più di un miliardo degli 1,7 miliardi complessivi allocati.

Quel precedente del giugno 2012
Curiosamente proprio quel BTp Italia, il secondo della serie, ha fra quelli finora giunti a scadenza garantito il rendimento più elevato ai «temerari» risparmiatori italiani che l'avevano allora sottoscritto e poi tenuto nel cassetto fino al termine: un rendimento annualizzato del 3,88% secondo i calcoli effettuati da Marzotto Investment House. Difficile dire se anche in questa occasione la gran parte del popolo retail abbia perso un’occasione nel non richiedere un bond che garantisce una cedola reale dell’1,45% (alla quale andrà poi sommato il tasso di inflazione italiana Foi ex-tabacco) mai vista negli ultimi 4 anni.

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Nelle tasche delle famiglie italiane Quanto hanno reso mille euro investiti nei BTp Italia finora giunti a scadenza. Dati in euro (Nota: Cedole non reinvestite. Per il BTP Italia l'inflazione maturata sul capitale viene pagata in corrispondenza dello stacco cedola. Il premio fedeltà dello 0.4% sul capitale nominale viene pagato qualora si sottoscriva il titolo all'emissione e lo si detenga fino a scadenza.) (Fonte: Marzotto Investment House)
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Certo, la situazione attuale ricorda in parte quella di sei anni fa: ora come allora l’Italia e il suo debito sono nel mirino degli investitori, ma in quell’occasione giunse poi poco più di un mese dopo il celebre pronunciamento del «Whatever it takes» da parte del presidente Bce, Mario Draghi, a sbrogliare la matassa e ad avviare un vero e proprio rally dei BTp. Oggi lo scenario, con la decisione pur scontata da parte della Commissione Ue di avviare la procedura di infrazione per debito eccessivo ai danni dell’Italia, appare decisamente più ingarbugliato e la stessa Eurotower è semmai in procinto di terminare i suoi acquisti di titoli di Stato nel nome del quantitative easing.

Grandi investitori alla finestra, per il momento...
Pure gli investitori istituzionali, ai quali è riservato lo spiraglio di questa mattina per sottoscrivere il titolo, sembrano restare alla finestra, anche perché «l’ammontare più limitato dell’emissione potrebbe rendere questo BTp Italia ancora meno liquido di quanto non lo sia già di suo uno strumento simile», nota Luca Rescigno, analista di Marzotto Ih. E se Christopher Jeffery, Fixed Income Strategist di Legal & General IM, nota come da una parte il nostro Paese sia in questo momento «il mercato sovrano investment grade più economico, e con un ampio margine», ma al tempo stesso nutre seri dubbi che «nel lungo periodo le finanze pubbliche dell’Italia possano far fronte alla prossima recessione», c’è addirittura anche chi, come Pimco, ritiene che le probabilità di default del nostro paese siano «basse, ma non zero». Anche per questo motivo la banca d’affari californiana, come sottolinea il co-responsabile Foreign exchange strategy, Gene Frieda, «sottopesa i Btp, pur continuando a monitorare la situazione da vicino». Alla finestra sì, ma pronti cogliere l’occasione al balzo.

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