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I ristoranti Temakinho corrono verso i private equity

di Carlo Festa


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2' di lettura

È vicina la vendita dei ristoranti nippo-brasiliani Temakinho. E a rilevarli sarà sicuramente un fondo di private equity, visto che la gara è ormai ristretta a tre soggetti finanziari: cioèVam, Armonia Sgr e Avm, tutte e tre Sgr italiane specializzate in investimento sulle Pmi. A breve potrebbe essere annunciato il gruppo finanziario a cui verrà concessa l’esclusiva per l’acquisizione. Il processo competitivo è iniziato in luglio, gestito dall’advisor finanziario Vitale & Co, e ha visto fin dall’inizio una decina di fondi di private equity interessati.

Ora, dopo ulteriori scremature, sono rimasti tre soggetti in lizza per acquistare la catena di ristoranti, fondata nel 2013 dai tre imprenditori Linda Maroli, Santo Bellistri e Francesco Marconi, che è anche amministratore delegato del gruppo della ristorazione. Negli ultimi 5 anni Temakinho è cresciuto ed è diventato uno dei modelli europei più innovativi della cucina nippo-brasiliana. Attualmente l’azionariato vede Marconi al 49% attraverso la holding FM, Fabrizio Pisciotta, co-finanziatore fin dalla creazione, ora al 6% attraverso la holding Melagrana e gli altri due fondatori al 45%.

Il gruppo genera ancora gran parte del proprio giro d’affari in Italia, mentre solo una piccola parte deriva dall’estero. Nel 2014 il fatturato di Temakinho era a due milioni di euro, mentre attualmente conta su dieci locali e tocca i 24 milioni di giro d’affari con 4 milioni di margine operativo lordo. I ristoranti sono principalmente a Milano, Roma con tre presenze fuori dall’Italia: a Ibiza e anche a Londra. Nei prossimi anni sono previste altre 20 aperture e le risorse che arriveranno dal nuovo socio serviranno proprio al piano di sviluppo.

La società già lo scorso anno aveva ricevuto manifestazioni d’interesse da parte di investitori finanziari, tra i quali la 21 Investimenti di Alessandro Benetton. Ma poi la transazione non era andata a buon fine.

I multipli dell’operazione potrebbero essere compresi, secondo i rumors, tra le 10 e le 13 volte il margine operativo lordo. Del resto, tutto il settore della ristorazione sta conoscendo negli ultimi mesi grande fermento per operazioni di M&A. Il gruppo La Piadineria è stato ceduto al private equity internazionale Permira in un deal da 250 milioni di euro. È inoltre in corso di svolgimento l’asta sul gruppo Cigierre-Compagnia Generale di Ristorazione , la catena di ristoranti posseduta dal private equity Bc Partners.

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