meccatronica

I robot di Camozzi per il monitoraggio del ponte di Genova San Giorgio

Dispositivi resi possibili da un accordo con l’Istituto Italiano di tecnologia e utilizzando la stampante 3D più grande d’Europa

di Riccardo Oldani

3' di lettura

Chi si trovi in questi giorni a percorrere in auto il nuovo ponte di Genova San Giorgio, quello sorto a tempo di record sulle macerie del viadotto Morandi, noterà gli strani dispositivi gialli che scorrono ai lati del nastro asfaltato, in corrispondenza delle barriere antivento in vetro. Sono i robot del sistema di monitoraggio automatico della struttura e di pulizia dei pannelli in fase di test dallo scorso 11 novembre. Progettati dall'Istituto Italiano di Tecnologia sono stati realizzati, su commissione dell'associazione temporanea di imprese composta da Seastema e Cetena (Fincantieri), dal Gruppo Camozzi.

Quest’ultima è una delle principali realtà internazionali nello sviluppo di sistemi automatizzati e cyber-fisici per l'industria meccanica. «Per produrli», spiega Dario Ferrarini, Chief Technical Officer della divisione Automation del gruppo, «abbiamo usato una speciale stampante 3D, la più grande in Europa, che ci ha consentito di realizzare elementi in fibra di carbonio di grandi dimensioni che compongono non soltanto i robot, ma anche i loro sistemi di movimentazione».Una soluzione che indica il livello tecnologico del gruppo italiano, articolato in 5 divisioni e dotato di 23 siti produttivi, che danno lavoro a circa 2.950 addetti.

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Camozzi reinveste in ricerca e sviluppo circa il 7% del suo fatturato ed esporta l'85% per cento della sua produzione, che consiste in soluzioni e macchinari spesso unici, e progettati su misura per esigenze estremamente specifiche. Settori di destinazione il manifatturiero, le lavorazioni meccaniche per energia, trasporti, aeronautico e aerospaziale, il tessile, l'automazione e lo stampaggio della plastica.Completato il lavoro per i robot genovesi, la grande stampante 3D è ora in fase di installazione nel Centro Ricerche Camozzi creato all'interno della sede di Innse Milano, una delle controllate del gruppo. Una struttura altamente tecnologica già in funzione, ma che verrà inaugurata ufficialmente agli inizi del 2021 nel quale, spiega Ferrarini, «vogliamo creare un punto di connessione tra l'industria e il mondo della ricerca, in modo da sviluppare nuovi concetti produttivi».

Il Gruppo Camozzi ha stretto nel 2019 un accordo con il Politecnico di Milano per lo sviluppo di tecnologie e soluzioni riguardanti l'impiego di robot collaborativi nella produzione, lo sviluppo di sensori, componenti e software di ultima generazione per l'industria 4.0, e la messa a punto di sistemi di manifattura additiva. «Un progetto a cui stiamo lavorando, per esempio», dice ancora Ferrarini, «è una speciale cella robotizzata in cui robot collaborativi possono lavorare fianco a fianco con gli uomini. È controllata da un Mes, un sistema di gestione che sovrintende all'organizzazione del lavoro, riservando alcune funzioni ai cobot e lasciandone altre agli addetti, sulla base di una pianificazione orientata a ottenere il meglio dalle macchine e dagli uomini sulla base delle loro capacità intrinseche».

Lavori ripetitivi verranno eseguiti dalle macchine, quelli di controllo o di “fine tuning” saranno appannaggio delle persone. «L'obiettivo è sviluppare questo tipo di cella ibrida non solo per la nostra produzione, ma anche come soluzione da proporre sul mercato».Da dove nasce un'idea così innovativa? «Dall'intuizione del presidente del gruppo, Lodovico Camozzi», aggiunge Dario Ferrarini, «che si sta rivelando quanto mai attuale in tempi di Covid. In questi mesi ci siamo abituati all'idea di smartworking per chi lavora negli uffici. Ma con un concetto di produzione come quello che stiamo testando nella nostra nuova cella la possibilità di lavorare a distanza si aprirà anche per gli operai, che avranno sempre di più una funzione di controllo». Sul progetto della nuova cella, in particolare, il Gruppo Camozzi sta lavorando insieme con il gruppo di ricerca in robotica del laboratorio Merlin del Politecnico di Milano, coordinato dal professor Paolo Rocco.

Di recente il gruppo ha anche riorganizzato la sua attività nel settore delle macchine utensili, in cui operano le due controllate Innse-Berardi, di Brescia, e Ingersoll Machine Tools di Rockford, in Illinois. Le due aziende sono state riunite in una partnership per formare la Camozzi Machine Tools Division, per lo sviluppo di centri di lavoro e soluzioni per la manifattura additiva destinate ai settori aerospace, difesa, meccanica pesante, energia, marino, minerario e ferroviario.Anche in questo ambito non mancano le novità. È per esempio recentissima la notizia dell'adozione, da parte della società statunitense Firefly Aerospace, di macchine Mongoose Hybrid di Ingersoll Machine Tools. Serviranno alla stesura automatica di fibra di carbonio e renderanno possibile la produzione in soli 14 giorni degli stadi dei razzi spaziali Alpha, prodotti da Firefly, i più grandi al mondo a propulsione liquida realizzati con questo materiale. I vettori Alpha sono nati per il lancio di piccoli satelliti a beneficio del mercato commerciale di servizi spaziali. L'introduzione delle nuove macchine consentirà, a regime, di produrne 24 l'anno a partire dal 2022.

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