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I robot «made in Italy» conquistano Germania e Cina

di Marco Morino

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(Fotolia)


3' di lettura

L’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e innovazione, tra i trascinatori della rivoluzione digitale in chiave 4.0, contribuisce all’affermazione dell’eccellenza del manifatturiero italiano nel mondo. Lo dice «con grande orgoglio» Massimo Carboniero, presidente di Ucimu (l’associazione delle imprese italiane della macchina utensile), aprendo ieri a Cinisello Balsamo, alle porte di Milano, i lavori della 74 assemblea annuale. All’evento ha partecipato anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Il presidio dei mercati esteri è da sempre uno dei punti di forza dei costruttori italiani che restano campioni di export: terzi al mondo dopo tedeschi e giapponesi. Le esportazioni assorbono circa il 60% del made in Italy prodotto.

Il fronte estero

Dopo un anno di arretramento, nel 2017 l’attività sui mercati esteri è ripartita (+4,1%) e le previsioni per il 2018 sono altrettanto positive (+4,6%). Nei primo trimestre 2018 l’export di macchine utensili è salito del 9,4% sullo stesso periodo del 2017, spinto dalle vendite in Germania (+11%) e Cina (+25,9%). «Grazie anche a un’offerta più competitiva - dice Carboniero - per tutto il lavoro fatto in materia digitale, l’export di macchine utensili è in crescita. Germania, Cina, Stati Uniti, Francia e Polonia sono i mercati con i quali abbiamo lavorato di più». Per questa ragione, le imprese del settore temono la deriva protezionistica che sta contagiando le grandi economie mondiali. «La possibilità di una guerra commerciale a colpi di dazi - dice Carboniero - preoccupa i costruttori italiani. Noi siamo un Paese prettamente esportatore e fautore di un mercato globale, libero e senza dazi e restrizioni».

«Esportiamo 540 miliardi di euro all’anno di cui 450 circa vengono dalla manifattura, cioè dall’industria italiana» ricorda il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, «per cui abbiamo necessità di avere mercati aperti, dobbiamo stare attenti a una escalation in cui ai dazi di uno corrispondano dazi degli altri».

Il fronte interno

L’altro fronte che non può essere abbandonato è quello del mercato interno e di Industria 4.0. Ieri Ucimu ha diffuso l’indice degli ordini nel secondo trimestre 2018: dopo l’arretramento del primo trimestre, nel secondo trimestre l’indice degli ordini cresce del 2,8% (+3,6% l’export e +0,5% il mercato interno). «L’indice interno - nota Carboniero - in crescita dello 0,5% testomonia la positività della domanda italiana che, sostenuta dai provvedimenti di super e iper ammortamento, si è attestata su livelli decisamente elevati». Carboniero stima che nel 2018 il consumo interno di macchine utensili (consegne sul mercato nazionale più importazioni) sfonderà il muro dei 5 miliardi di euro, un valore mai registrato prima, pari al doppio del valore del 2014. Un tesoretto da non dilapiadre. «Al nuovo governo - incalza Carboniero - chiediamo di prolungare l’effettività delle misure di super e iperammortamento. Nel lungo periodo, il superammortamento dovrebbe divenire strutturale per accompagnare le imprese italiane, soprattutto le micro, che sono quelle meno strutturate in termini di 4.0, in un processo di aggiornamento costante e cadenzato nel tempo».

Concetti pienamente condivisi da Boccia: «Super e iper ammortamento non sono incentivi - dice il presidente di Confindustria - né un regalo alle imprese, ma leve di politica fiscale che hanno avuto un impatto diretto sull’economia reale». Sul piano Industria 4.0 non ci sono ancora segnali da parte del governo, ma l’idea di Confindustria è chiara: gli strumenti che hanno dato effetti sull’economia reale non andrebbero toccati. «Se ciò non fosse possibile - chiude Carboniero - chiediamo che sia almeno introdotto il sistema degli ammortamenti liberi anche perché i coefficienti sono fermi al 1988 e certamente non rispecchiano più il ritmo di aggiornamento richiesto oggi dal mercato».

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