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I russi di Rusal varano il piano per rilanciare Eurallumina

Un programma di investimento che vale 300 milioni per riportare la produzione di allumina in Sardegna. Le nuove attività garantiranno 363 assunzioni e 1.500 addetti nell’indotto

di Davide Madeddu

Il piano. L'impianto di raffinazione della bauxite a Portovesme in Sardegna sarà rilanciato dalla società russa Rusal con l'obiettivo di tornare a produrre alluminio

4' di lettura

Una partita da 300 milioni di euro per riportare la produzione di allumina in Sardegna. Ossia rimettere in marcia il primo anello della filiera che dalla raffinazione della bauxite (la terra rossa molto sottile) porta sino alla realizzazione di manufatti in alluminio. A giocarla è l’Eurallumina, azienda controllata dalla russa Rusal, che sino a marzo del 2009, nel polo industriale di Portovesme si occupava della raffinazione della bauxite e della produzione di allumina. Il piano di rilancio nel corso degli anni ha subito una serie di fermate e partenze e in cui non sono mancate le proteste dei lavoratori prevede interventi per 300 milioni. Risorse da utilizzare per la costruzione di un nuovo Chp a gas, la trasformazione e conversione a gas dei forni di calcinazione esistenti e eliminazione dell’area di smaltimento fanghi con la realizzazione di un progetto di stoccaggio a secco. Appresso anche un piano occupazionale per lo stabilimento: oggi vi sono 130 dipendenti in servizio e un centinaio in cassa integrazione. Previsto l’inserimento al lavoro di 363 persone dirette e un indotto composto da appaltatori e subappaltatori di 1.500 addetti. E poi: prevista la movimentazione di 4 milioni di carichi nell’area portuale di Portovesme. Una delle novità che riguarda il progetto è «anche la riduzione delle emissioni del 31% grazie all'utilizzo del gas al posto dell’olio combustibile».

Tutto inizia nel 2009 quando l'azienda decide di fermare gli impianti della raffineria di Portovesme che ha una capacità produttiva di 1,07 milioni di tonnellate l’anno di allumina, e considerata dagli esperti una delle più grandi d’Europa. A decretare lo stop gli alti costi dell’olio combustibile, necessario per la produzione di vapore, il calo drastico del prezzo dell’allumina e l’aumento della bauxite. Dopo la fermata l’avvio delle attività propedeutiche alla riaccensione degli impianti con progetti e protocolli nazionali. C’è il primo progetto che prevede la realizzazione di una centrale di cogenerazione a carbone ma viene accantonato per far posto a quello di un vapordotto in grado di collegare gli impianti Eurallumina con quelli della vicina centrale elettrica. «L'iter per ottenere le autorizzazioni è durato cinque anni – ricorda Francesco Garau, segretario regionale della Filctem – e alla fine, quando è arrivato l'ultimo benestare ci si è scontrati con un fatto: la decarbonizzazione e lo stop alle centrali a carbone, compresa quella che avrebbe dovuto fornire vapore alla raffineria di bauxite». Un ostacolo quasi insormontabile, superato con un nuovo progetto. Quello per la realizzazione di un deposito costiero galleggiante, il revamping delle vecchie caldaie a olio combustibile che dovrebbero utilizzare il metano.

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Gli investimenti vanno a sommarsi alle risorse già impiegate per tenere in piedi lo stabilimento e approdare a una nuova soluzione. «Il nuovo progetto tiene conto anche di tutti i cambiamenti legati alla decarbonizzazione – prosegue il sindacalista –. Ora speriamo che i tempi siano rispettati. Perché è bene ricordare che questi anni, per tenere lo stabilimento fermo in attesa di riavvio l’azienda ha speso più di 200 milioni: 16 milioni l’anno per il primo triennio, poi 20 milioni l’anno».

A far intravedere l'orizzonte a una procedura che viaggia a velocità ridotta i passaggi relativi all’arrivo del gas. Il primo riguarda la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto che «individua le opere e le infrastrutture necessarie al phase out dell’utilizzo del carbone in Sardegna e alla decarbonizzazione dei settori industriali dell’isola». Nello specifico si tratta dell'impiego del Gnl nelle aree di Porto Torres e Portovesme. Con il decreto si definisce il percorso che prevede il ricorso a «unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione in modo da minimizzare l'impatto sul territorio, accelerarne la realizzazione e garantire la flessibilità delle infrastrutture». A garantire l’approvvigionamento del Gnl, che oltre ad alimentare la raffineria di bauxite, servirà anche per le altre aziende del polo industriale, ci sarà la metaniera Golar Artic. È la metaniera che la Snam ha rilevato dalla Golar Lng e che, dopo una conversione in unità di stoccaggio e con una capacità di 140.000 metri cubi, sarà installata nell’area di Portovesme.

Nei giorni scorsi è arrivato il parere tecnico dei Vigili del fuoco che hanno dato il benestare all'intervento suscitando le proteste di associazioni e ambientalisti. «Al di là delle prese di posizione e delle contrapposizioni – commenta Nino D’Orso, segretario aggiunto della Femca regionale – possiamo dire che la garanzia delle garanzie arriva dai vigili del fuoco. Credo che tutti quanti debbano tener conto di questo provvedimento». A limitare ancora l’intervento c’è la questione dell’escavo del porto di Portovesme e altri passaggi burocratico amministrativi. «È incomprensibile pensare che non si prenda nella dovuta importanza il progetto di riavvio dell’Eurallumina in quanto tassello importante per il progetto di metanizzazione dell’isola visti i consumi di gas che si prevede di avere – aggiunge Francesco Garau –. Altrettanto incomprensibile è vedere come la politica e gli enti preposti a dare le autorizzazioni non tengano opportunamente conto che ci sarà un impatto importante sugli occupati del territorio. Sono 700 le persone che entrerebbero subito a lavorare nel momento in cui si darà l’ok al progetto. Il nostro fermo appoggio al progetto che prevede innovazione, riduzione delle emissioni, occupazione e per finire ripresa delle produzioni primarie che farebbero risparmiare grosse cifre al paese in quanto ad oggi importiamo tutto l’alluminio che consumiamo».

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