commercio

I saldi non rilanciano i consumi: vendite in picchiata del 33%

La lunga crisi morde sempre più il commercio al dettaglio in sofferenza da quasi un anno. C’era la speranza della boccata d’ossigeno rappresentata dai saldi invernali ma a un paio di settimane dell’inizio delle vendite scontate il bilancio è misero.

di Enrico Netti

Shopping. Budget ridotti all’osso e forti limitazioni alla mobilità hanno penalizzato le vendite di fine stagione (Ansa)

4' di lettura

La lunga crisi morde sempre più il commercio al dettaglio in sofferenza da quasi un anno. C’era la speranza della boccata d’ossigeno rappresentata dai saldi invernali ma a un paio di settimane dell’inizio delle vendite scontate il bilancio è misero.

Secondo le rilevazioni del Centro studi retail Confimprese con i saldi invernali i commercianti non riusciranno a recuperare i mancati incassi di novembre e dicembre quanto le restrizioni alla circolazione adottate per l’emergenza sanitaria hanno fatto perdere ben 15 miliardi di vendite. Nelle prime due settimane di gennaio, dal 4 al 17 gennaio, nelle regioni con i saldi si è registrata una contrazione media delle vendite in store del -32,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo nonostante un forte sforzo promozionale che si attesta intorno a uno sconto medio del 34 per cento. Un valore medio perché sulle vetrine si legge di sconti che arrivano fino al 50 o al 70%.

Loading...

Chi nei giorni scorsi ha acquistato capi d’abbigliamento, calzature e simili ha speso molto ma molto meno rispetto al passato. Infatti, secondo il Termometro Innovation Team di Cerved per Confimprese, nei saldi invernali 2021 lo scontrino medio è di 191 euro contro i 280 del 2020. Un drastico taglio al budget dettato da due motivi: un italiano su due versa in difficoltà economiche e un terzo non se la sente di fare acquisti nell’attuale contesto emergenziale. Il quadro non cambia di molto se poi si guarda alle regioni in cui i saldi inizieranno nei prossimi giorni. Qui una famiglia su due ha già deciso di ridurre le spese. Tra i commercianti della Riviera delle palme in Liguria, per esempio, c’è un tam tam che dice «non circola più un euro». Indiretta conferma di come la crisi del turismo abbia colpito duro.

«Le vendite nelle regioni in cui i saldi non sono ancora partiti segnano un -35,3% – spiega Mario Resca, presidente Confimprese –. Il crollo maggiore, in queste regioni, si registra nel beauty a -45% seguito dall’abbigliamento a -42,8%. I saldi non riescono a controbilanciare l’andamento negativo dei consumi. La speranza di recuperare nel periodo natalizio parte delle vendite perse a causa del primo lockdown, garantendo così la sopravvivenza delle nostre imprese e dei posti di lavoro, non si è purtroppo concretizzata. I magazzini dei dettaglianti sono pieni di merce che rischia di rimanere invenduta».

Stock di merci che inesorabilmente si svalutano di giorno in giorno. «Il rischio che si paventa per il settore sono i magazzini pieni come è avvenuto in primavera - conferma Massimo Torti, segretario generale di Federmoda-Confcommercio -. Per questo motivo è fondamentale prevedere un credito d’imposta per le rimanenze invendute anche per l’inverno 2020-2021 altrimenti i negozianti non potranno procedere con nuovi ordini mettendo in crisi la filiera dalla moda. E se un domani ci saranno altri periodi di lockdown gli indennizzi dovranno coprire i mancati incassi». A peggiorare la situazione c’è il capitolo ristori: «Siamo rimasti ingiustamente esclusi dai ristori del Decreto Natale» ricorda Torti. Per quanto riguarda il capitolo saldi il segretario generale presenta un quadro a tinte fosche. «Per nove negozi su dieci il trend degli incassi è in calo ed è un calo importante - spiega -. Anche nelle regioni in zona gialla e arancione si vedeva gente in giro ma non ci sono state grandi vendite a causa del minor reddito, dello smart working e dell’assenza di occasioni sociali e non che richiedono il rinnovo del guardaroba». Eppure nelle precedenti settimane si guardava con un certo ottimismo ai saldi. «In realtà le restrizioni a macchia di leopardo penalizzano in modo molto pesante la ripartenza dei consumi - sottolinea il segretario generale di Federmoda -. Ora il barometro del settore moda segna “tempesta” e i commercianti sono estremamente preoccupati per la tenuta delle loro attività perché siamo l’unico settore, insieme ai pubblici esercizi, rimasti chiusi».

Il retail lombardo ha poi sofferto ancora di più a causa del brutto pasticcio causato dai numeri del contagio che hanno lasciato «per sbaglio», come ha detto ieri in Consiglio regionale il governatore Fontana, in zona rossa la regione a causa di un indice Rt sovrastimato. Un rosso costato al terziario oltre 600 milioni secondo i calcoli di Confcommercio Lombardia. «Nelle scorse settimane avevamo ricevuto decine di richieste di informazioni da commercianti e in pochi giorni abbiamo raccolto centinaia di adesioni alle azioni che avvieremo non appena si sarà chiarito il quadro giuridico e con la nostra struttura saremo in grado di tutelare i ricorrenti» dice Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, società di servizi con team di legali pronta a dare il via a class action e azioni collettive per chiedere un miliardo di danni ai responsabili dell’errore che ha lasciato la Lombardia in zona rossa. «Non abbiamo determinato ancora il legittimato passivo e siamo in attesa di un riscontro dalla Regione Lombardia per l’accesso agli atti. Laddove dall’analisi dagli atti emergessero delle responsabilità, procederemmo nei confronti della Regione. Ma è doveroso prima accertare eventuali responsabilità» aggiunge Tortorella.

Da parte sua Confcommercio Lombardia chiede di tornare presto in zona gialla per fare ripartire anche i bar e i ristoranti per fare da volano a tutto il commercio. Anche l’associazione, si legge in una nota, ritiene prioritario «il risarcimento rapido delle imprese per i danni subiti dall’errata valutazione della zona rossa».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti