politica 2.0

I «segnali» di Fico e Toninelli a Salvini

di Lina Palmerini

(ANSA)

2' di lettura

Non vogliono sentir parlare di prime divisioni nel Governo ma quello che è accaduto ieri è il primo segnale che i 5 Stelle mandano alla Lega. Anzi, i segnali sono stati due. Il più forte, quello del presidente Fico che prende posizione contro Salvini per difendere Saviano. «Chi si oppone alle mafie va protetto dallo Stato» ribatteva al ministro dell’Interno che aveva detto di «valutare» se servisse ancora la scorta allo scrittore. E l’altro, sull’immigrazione, più sottile, che nessuno al ministero delle Infrastrutture voleva enfatizzare ma che sulla vicenda della nave Lifeline mette un distinguo al ministro dell’Interno. Lui aveva assicurato che l’imbarcazione non avrebbe toccato il suolo italiano e che gli immigrati sarebbero stati salvati altrove ma il ministro 5 Stelle ha provveduto a smontare un pezzo, non secondario, di quelle parole. Innanzitutto - a differenza di Salvini - ha dato priorità al salvataggio di vite umane presenti nella nave e subito dopo ha annunciato il sequestro immediato, come prevede la legge, dopo aver accertato che la Lifeline batte illegittimamente bandiera olandese. Una posizione più istituzionale, senza gli slogan martellanti del leader leghista che sta chiudendo gli ultimi giorni di campagna in vista dei ballottaggi di domenica.

Dopo aver parlato per giorni di come i 5 Stelle si siano appiattiti sulla Lega, di quanto Di Maio e i ministri grillini subiscano l’agenda di Salvini, comincia il lento risveglio del Movimento attraversato dai malumori interni di chi chiede più collegialità nelle scelte e più distanza dall’ingombrante alleato. Non è ancora chiaro, però, quale direzione vogliano imboccare i 5 Stelle. Ieri, per esempio, la commissaria Ue al Welfare Tyssen dopo aver incontrato Di Maio si è detta certa della linea pro-Europa del vice-premier mentre forse non avrebbe detto lo stesso di Salvini. Un’ambiguità che si scarica sui prossimi vertici europei che si aprono con la domanda su cosa sia questa coalizione.

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Nel senso che al momento è nebbia fitta su quale sia la politica effettiva di questa alleanza di Governo. Si continua a procedere tra strappi e ricuciture, in uno zig zag perenne che secondo il direttore generale del Fmi Lagarde è causa della fibrillazione dei mercati e dello spread. «È che non sappiamo ancora quale sia il set di misure economiche che l’Italia applicherà», ha detto. E per la verità forse non lo sanno nemmeno i diretti interessati. Resta uno scarto piuttosto forte tra la posizione del ministro dell’Economia Tria che assicura un percorso di rispetto dei vincoli Ue - sia pure con la richiesta di una concessione di flessibilità - e l’elezione ieri dei due leghisti euroscettici alle presidenze delle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato. Così come non è chiaro se a trattare ai vertici Ue ci sarà anche Paolo Savona visto che la Lega, al momento della sua nomina, diceva che sarebbero andati due ministri, non uno. Una doppia presenza che sembra stia causando problemi tecnici e giuridici (oltre che politici), in Italia ma anche a Bruxelles.

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