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Oscar 2022, la cerimonia: il politically correct colpisce ancora

Il premio più importante a una pellicola per noi decisamente inferiore rispetto a titoli del calibro di «Licorice Pizza», «West Side Story» e «Drive My Car»

di Stefano Biolchini e Andrea Chimento

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2' di lettura

Nel corso della storia degli Oscar non c'è da stupirsi e nemmeno da scandalizzarsi se spesso non ha vinto il migliore, anzi, poiché l'Academy ha di frequente previlegiato film con al centro determinate tematiche o argomenti sensibili, in particolari momenti storici, rispetto al valore artistico delle pellicole. Molte volte, però, le cose sono andate di pari passo, mentre in altri casi hanno preso una piega difficile da accettare.

Politically correct

L'attenzione per il politically correct c'è sempre stata, anche se forse negli ultimi anni si è accentuata per varie situazioni che hanno evidenziato gravi lacune nella storia dell'Academy, relative, in particolare, a un argomento sempre più urgente come quello dell'inclusività, sostenuto con battaglie davvero sacrosante.

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L'importante è però non esagerare con una dittatura del politically correct, che finisce per sapere più di ipocrisia che di reale attenzione, a discapito del valore artistico delle opere in concorso: un limite sottile che quest'anno si è decisamente superato con la statuetta più ambita andata a «I segni del cuore – Coda». Non è neanche colpa di questo film che fa comunque in parte il suo dovere: un feel-good-movie piuttosto godibile, se ci si vuole accontentare di poco e passare due ore con un sorriso sulle labbra e qualche emozione da voler sentire nel cuore.

Sian Heder

Diretto dalla regista Sian Heder, parla dell'adolescente Ruby, unica persona udente della sua famiglia, che durante le prime ore del mattino, prima di entrare a scuola, lavora sulla barca di famiglia per aiutare i suoi genitori e suo fratello a portare avanti la loro attività di pesca. Ruby ha inoltre uno straordinario talento canoro tutto da coltivare.

Remake di un furbissimo film francese, «La famiglia Bélier», «I segni del cuore – Coda» è un lavoro buonista, che sfrutta le sequenze dell'originale ad alto tasso di retorica offrendo una visione semplice e appagante.Andrebbe tutto bene, per carità, con questa pellicola che può anche meritare una sufficienza piena in termini generali (anche per l'ottima prova del cast e, in particolare, di Troy Kotsur, premiato come miglior non protagonista) ed essere apprezzata per come affronta con il giusto rispetto il tema dell'inclusività ma… qui stiamo parlando dell'Oscar al miglior film.

Come spiegheremo ai posteri che nell'edizione 2022 ha vinto questo film mentre tra i candidati c'erano tre lungometraggi artisticamente meravigliosi come «Licorice Pizza», «Drive My Car» e «West Side Story»? Soltanto l'incipit di ognuno di questi tre titoli vale per noi praticamente dieci volte un intero prodotto convenzionale come «I segni del cuore – Coda». E anche l'altro favorito della vigilia, «Il potere del cane», è un film che, cinematograficamente parlando, non sembra neanche giocare nello stesso campionato del vincitore.Non ha vinto soltanto «I segni del cuore – Coda» l'Oscar al miglior film: l'hanno vinto anche l'ipocrisia e il politically correct e, ancora una volta, a perdere è soprattutto il (grande) Cinema.

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