la crisi dell’eurozona

I sei motivi per cui Grexit è tornata di attualità

di Vittorio Da Rold


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Un vigile del fuoco guida una manifestazione di protesta dei colleghi contro i tagli alle spese sociali ad Atene

5' di lettura

La Grecia torna sulle prime pagine dei giornali, mentre i rendimenti dei biennali sul debito sovrano greco hanno superato il 10%, segnale di febbre che riflette le divisioni tra i creditori della troika sul futuro del paese in un anno elettorale ad ostacoli per l'Europa. Intanto l’opportunità politica per trovare un accordo il 20 febbraio, auspicata dal Commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici, si sta pericolosamente chiudendo.

Il governo di Alexis Tsipras, coalizione formata da Siryza e Anel, ha rifiutato perentoriamente altre misure di austerity su pensioni e livello di esenzione dalle imposte e ha definito le proposte del Fmi «assurde» e «non democratiche». Sono così emerse profonde divisioni non solo tra eurozona e Fmi ma anche all’interno dello stesso comitato esecutivo del Fondo monetario a Washington, sempre tra europei e resto del mondo. Quanto ai ministri delle Finanze dell’eurozona sono sempre più sotto pressione per trovare un’intesa alla loro prossima riunione del 20 febbraio.

Quali sono i termini del problema infinito?
I creditori internazionali della Grecia, vale a dire i governi della zona euro e il Fondo monetario internazionale, hanno opinioni profondamente diverse sulla situazione economica del paese e su come rendere sostenibile il debito greco che viaggia al 179% del Pil.

Il Fmi, che in passato ha ammesso clamorosi errori nella gestione della crisi, ha sostenuto politiche di austerità in passato vestendo i panni del “poliziotto cattivo” mentre ora veste panni da “poliziotto buono”, chiedendo la riduzione del debito con un haircut e degli obiettivi di attivo primario più realistici, passando dal 3,5% all’1,5% del Pil. Il Fmi potrebbe subire nuovi cambiamenti non appena l’onda d’urto del presidente americano Donald Trump dovesse far sentire i suoi effetti in seno al Consiglio dell’istituzione di Bretton Woods. L’ex inquilino della Casa Bianca, Barack Obama, aveva sempre sostenuto Atene contro la linea dura di ispirazione tedesca, ma ora la posizione isolazionista di Trump potrebbe cambiare l’atteggiamento favorevole verso la Grecia e rimescolare le carte lasciando l’Fmi ai margini della partita .

La Germania della cancelliera Angela Merkel si oppone a qualsiasi riduzione del debito in vista del difficile voto politico di settembre, dove spera di ottenere la quarta conferma come primo ministro. Per ora quindi il Fondo monetario internazionale resta alla finestra e da tre anni non sborsa più un soldo ad Atene, che farebbe anche a meno di un fastidioso controllore. I leader della zona euro, invece, sperano che ad un certo punto si arrivi a un compromesso che consenta al Fmi di tornare in partita. In caso contrario la Germania e altri paesi, tra cui l’Olanda e la Finlandia, dovrebbero tornare nei rispettivi parlamenti per approvare di nuovo il terzo piano di salvataggio da 86 miliardi di euro senza la partecipazione del Fondo monetario.

Perché questo tema torna di attualità ?
La crisi greca non è mai stata risolta veramente e la soluzione definitiva è stata solo e sempre rinviata. Berlino non si è mai veramente fidata della commissione Ue (giudicata troppo politica) per il monitoraggio del piano di salvataggio e ha insistito, fin dal primo salvataggio nel 2010, che il Fmi partecipasse, sostenendo che solo il Fondo ha avuto l'esperienza e la credibilità per eseguire un programma così complesso. Nella realtà il Fmi ha commesso errori clamorosi rinviando un taglio immediato (nel 2010) del debito greco così da consentire alle banche francesi e tedesche di liberarsi della montagna di titoli greci che avevano in pancia.

Il Fondo ha poi ammesso di aver sottostimato gli effetti perversi del moltiplicatore delle misure di austerità sulla crescita: Atene ha perso il 25% del Pil per gli effetti delle misure regressive, con la disoccupazione balzata ai massimi dell’eurozona.

Se la situazione di stallo tra Bruxelles e Washington dovesse continuare, potrebbe essere impossibile garantire approvazioni parlamentari per rilasciare future tranche di aiuti di salvataggio, gettando nell’incertezza l'intero programma. Il potente Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze tedesco, ha messo in chiaro che senza il Fmi, il piano di salvataggio nella sua forma attuale è morto. Con le elezioni imminenti in Germania e in Olanda, il piano di salvataggio è sempre più in salita, a Berlino come all'Aia.

Perché il Fondo ora fa la parte del “poliziotto buono”?
Il Fmi per statuto deve prestare soldi a paesi che siano in grado di restiuire i crediti. Oggi la direttrice Christine Lagarde vede alcune delle richieste fatte dalla Ue nel nuovo programma come irrealistiche, in particolare il requisito che Atene raggiunga una 3,5 per cento di avanzo primario entro il 2018 per poi sostenerlo nel «medio termine». L’avanzo primario è il surplus di bilancio al netto del pagamento degli interessi sul debito.

Il Fondo ha sostenuto un obiettivo del 1,5%, ma i paesi della zona euro resistono con il 3,5% perché altrimenti avrebbe dovuto concedere una riduzione del debito. Il taglio del debito però è un tabù a Berlino, dove vige l’ordoliberalismo.

Perché i due creditori sono in disaccordo?
Alla base della controversia è il fatto che il Fondo monetario internazionale e la Commissione europea sono profondamente in disaccordo sulle prospettive per l'economia greca. Bruxelles, nelle parole di Jeroen Dijsselbloem (presidente dell’Eurogruppo), sostiene che il fondo è «troppo pessimista» su crescita e avanzo primario. Il Fmi, che era notoriamente più ottimista nelle previsioni economiche all'inizio del programma di salvataggio, oggi sostiene che la Grecia non sarà in grado di pagare i debiti e ritiene che il debito diventerà «esplosivo», dopo il 2022.

La disputa sulle previsioni di crescita ha causato una spaccatura nel consiglio esecutivo del Fmi. I paesi dell'Ue, tra cui Francia, Germania, Belgio e Svezia, hanno sfidato le previsioni in una riunione del consiglio lunedì, rendendo pubblico il disaccordo, un evento molto raro.

Perché è diventata urgente la questione?
La Grecia dice di avere soldi per far fronte ai debiti senza bisogno di ulteriori tranche di aiuti. Ma la realtà è ben diversa: Atene deve pagare 8 miliardi di euro per bond in scadenza secondo stime della Société Générale entro luglio. Bruxelles teme uno scenario in cui la prolungata incertezza finirebbe per fare evaporare la fiducia degli investitori.

In Grecia si combatte una guerra per procura. Perché?
La prossima riunione dei ministri delle Finanze della zona euro (Eurogruppo), il 20 febbraio, è dunque l'ultima prima delle elezioni generali in Olanda, seguite da quelle presidenziali francesi e infine dalla elezioni politiche in Germania a settembre. Insomma febbraio è realisticamentel’ultimo momento utile per trovare un accordo.

Atene dovrebbe dire sì ad alcune misure di austerità, il Fmi dovrebbe accettare obiettivi più elevati di avanzo primario mentre Berlino dovrebbe attenuarli. Ma lo stallo dura da due anni senza che nessuno receda dalle rispettive posizioni. Atene è una “guerra per procura” dove si confrontano due modi diversi di gestire le crisi e l’economia mondiale: da una parte ci sono gli alfieri dell’austerità e dei conti in ordine, dall’altra gli esponenti delle teorie keynesiane e del valore del ruolo degli investimenti pubblici in economia in tempi di vacche magre.

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