E-government

I servizi Pa a portata di Spid complicano la vita agli studi

Da ieri identità digitale e Cie entrano negli sportelli pubblici via web. Per i professionisti resta la criticità delle attività seriali come l'invio delle dichiarazioni

di Antonello Cherchi

4' di lettura

La pubblica amministrazione a portata di Spid non convince i professionisti. Almeno non per le attività che riguardano lo studio. Il tema si riaccende ora, visto che da ieri i cittadini sono stati messi nelle condizioni di accedere ai servizi online della Pa con l’identità digitale e con la carta di identità elettronica. Una scadenza che non coinvolge direttamente i professionisti ma che può essere utilizzata per fare il punto su quanto attende le categorie. Anche queste ultime, infatti, saranno chiamate - secondo un calendario da fissare da parte di un decreto di cui, al momento, non ci sono tracce - ad abbandonare le credenziali che utilizzano attualmente per dialogare online con le pubbliche amministrazioni e a servirsi esclusivamente delle identità digitali.

Professionisti preoccupati
Passare in maniera massiccia a Spid o a Cie al momento presenta, però, più di una criticità. In particolare per quelle attività che presuppongono attività “seriali” svolte per conto dei clienti. Per esempio, l’invio delle dichiarazioni dei redditi o degli F24 periodici per i dottori commercialisti o le pratiche contributive e previdenziali per i consulenti del lavoro. Operazioni che ora si effettuano entrando online nei siti dell’agenzia delle Entrate e dell’Inps o dell’Inail e che possono riguardare anche più persone in uno stesso momento.

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«Quando ora accedo a Entratel - spiega Marco Cuchel, presidente dell’Associazione nazionale commercialisti (Anc) - posso spedire con un solo file anche cento dichiarazioni dei redditi di clienti che mi hanno dato la delega in tal senso. Come potrò fare una volta che dovrò utilizzare Spid? Trattandosi di un’identità digitale strettamente personale, l’accesso alla Pa online mi consentirà di effettuare solo le operazioni relative alla mia posizione e se vorrò svolgerle anche per i clienti dovrò chiedere ogni volta le loro credenziali».

Il tavolo con le Entrate
Uno scenario potenzialmente rischioso per gli studi, ma che non è detto si debba realizzare. Anche perché, fanno sapere dalle Entrate, già nella prima fase - quella che ha debuttato ieri - sono stati previsti accorgimenti per gli intermediari, che comunque potranno continuare a utilizzare le vecchie credenziali fino all’arrivo del decreto.

«Il tema - sottolinea Maurizio Postal, componente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti -, è stato comunque posto alle Entrate. Ci sono diverse problematiche da affrontare, tra le quali anche quella delle multiutenze, ovvero della possibilità, ora riconosciuta, di avere credenziali per più collaboratori dello studio. L’Agenzia ha promesso di coinvolgerci nella soluzione di queste criticità. Speriamo lo faccia veramente».

Spid e gestionali di studio : dialogo difficile
Che i problemi esistano lo confermano anche da Assosoftware: «Pur condividendo la necessità di utilizzare un unico sistema di identificazione online valido per tutta la Pa -afferma il direttore Roberto Bellini - al momento esiste l’impossibilità per il professionista o per l’impresa di autenticarsi con Spid e trasmettere i dati in modo massivo direttamente dai software gestionali. Una criticità che si potrebbe risolvere con l’autenticazione effettuata attraverso certificati digitali».

Oppure ricorrendo alle porte di dominio. Questa è la soluzione individuata dai consulenti del lavoro, che hanno quotidianamente a che fare con i servizi digitali di Inps, Inail, ministero del Lavoro e agenzia delle Entrate. «Si tratta di un’interfaccia - spiega Francesco Duraccio, vicepresidente del consiglio nazionale della categoria - che già utilizziamo per l’Inps e l’Inail e che consente, una volta entrati con Spid, di associare l’utenza alla nostra qualifica professionale e, dunque, ci permette di navigare nelle sezioni dei siti riservati ai professionisti e di fare tutte le operazioni anche per conto dei clienti. L’Agenzia delle Entrate ci ha detto che è pronta ad adottare il sistema e anche il ministero del Lavoro si sta adeguando. Resta, però, il problema delle multiutenze, così da continuare a consentire anche ai nostri collaboratori di svolgere determinate operazioni online».

Il d-day delle nuove credenziali

La scadenza

Da ieri tutte le pubbliche amministrazioni - un bacino di circa 23mila soggetti - devono garantire l'accesso ai propri servizi online attraverso Spid, ovvero l'identità digitale, e la carta di identità elettronica (Cie). Possono, inoltre, continuare a essere utilizzate anche le carte nazionali di servizi, che in larga parte coincidono con la tessera sanitaria abilitata come credenziale di accesso.

Il quadro normativo

A prevedere l'opera di pulizia nei sistemi di ingresso ai servizi della Pa è il Cad, il codice dell'amministrazione digitale (Dlgs 82/2005), come modificato dal decreto legge Semplificazioni (Dl 76/2020). In particolare, è l'articolo 64 del Cad ad aver stabilito la data del 28 febbraio 2021 come termine ultimo per l'adeguamento a Spid e Cie da parte delle pubbliche amministrazioni. I cittadini potranno utilizzare le attuali credenziali fino al 30 settembre. Da quel momento l'accesso ai servizi della Pa avverrà solo con Spid, Cie o la carta nazionale dei servizi.

I professionisti e le imprese

La scadenza di ieri non coinvolge in maniera diretta i professionisti e le imprese, perché sempre l'articolo 64 del Cad prevede che sia un Dpcm o un decreto del ministro dell'Innovazione a stabilire la data dalla quale i servizi della Pa saranno accessibili solo con Spid, Cie o carta nazionale dei servizi anche da parte di professionisti e aziende. Resta il fatto che diverse categorie hanno già segnalato alcune criticità a cui prestare attenzione in fase di predisposizione del decreto perché non venga penalizzato l'attuale dialogo online con la Pa.

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