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I sessant’anni di Berlucchi nel racconto di Ziliani, l’«inventore» della Franciacorta

L’enologo oggi novantenne cui si deve l’intuizione di produrre spumante in Franciacorta racconta le tappe della nascita e dell’affermazione di un marchio come Berlucchi

di Giorgio Dell'Orefice

Vino: record storico (+7,1%) per vendite 1/o semestre

3' di lettura

«Non è solo lo Champagne italiano che prima non c’era. È stato una leva per riqualificare un intero paesaggio. Se negli anni non si fossero piantati 3mila ettari di vigneti probabilmente, in una provincia industrializzata come quella di Brescia, oggi avremmo altri 3mila ettari di capannoni».
Questa è stata la Franciacorta per il vino italiano e la Lombardia nelle parole di Franco Ziliani l’enologo oggi novantenne al quale, secondo tanti, si deve l’intuizione, agli albori degli anni ’60, di produrre in queste terre, fino ad allora territorio di vini fermi, uno spumante. O meglio lo Champagne italiano.

Ziliani fu chiamato da Guido Berlucchi, discendente della famiglia Lana de’ Terzi nel ’55, per stabilizzare i propri vini fermi a base Pinot. Dopo alcuni tentativi, nel 1961 le prime 3mila bottiglie di spumante Pinot di Franciacorta. I 60 anni della cantina Berlucchi (che oggi gestisce 550 ettari di vigneti e ha un fatturato di 45,3 milioni di euro) e i 90 di Franco Ziliani saranno celebrati oggi nel corso della terza edizione dell’Academia Berlucchi e con un concerto del pianista Stefano Bollani al Teatro Grande di Brescia.
«Amavo molto il gusto dello Champagne – racconta Franco Ziliani – e uno dei miei più grandi desideri era creare un vino che almeno in parte fosse alternativo allo Champagne. Così piantammo Pinot nero in un’area nella quale c’erano solo varietà tramandate dalla tradizione e abbiamo cominciato a produrre lo spumante che oggi caratterizza una intera area».

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In questi anni di strada ne è stata fatta tanta. Le bollicine si consumavano solo nelle festività.

C’era solo lo Champagne e l’Asti spumante e le occasioni per consumarle erano davvero poche. Con la rivoluzione degli apertivi molto è cambiato e oggi la Franciacorta, grazie alla sua versatilità, alle sue differenti tipologie, differenti dosaggi e affinamenti e alla variabile rosé può consentire di trovare la giusta bollicina per ogni piatto. Può compiere un ulteriore salto e diventare un vino da tutto pasto.

Di strada ne è stata fatta tanta ma resta ancora da sviluppare l'export

E' vero, sulle esportazioni siamo un po’ indietro. Innanzitutto non è facile competere all’estero con lo Champagne che è esportato da qualche secolo. In secondo luogo occorrono volumi e noi non siamo in grado di aumentare la produzione da un anno all’altro. C’è bisogno di tempo per l’affinamento e per conquistare i mercati. Per la Franciacorta occorre un consumatore evoluto che conosca il metodo classico che lo sappia apprezzare e che gli riconosca il giusto prezzo. E per tutto questo occorre tempo.

Su quali mercati siete più presenti?

In Svizzera, Belgio, Inghilterra, Stati Uniti e Giappone. I mercati nei quali c’è già stata un’evoluzione dei consumi.

Anche Giappone?

Sì. Sorprendentemente e grazie alla diffusione della cucina italiana, in Giappone ci sono consumatori più evoluti di altri paesi magari con maggiore cultura del vino

E l’Italia?

Anche in Italia siamo cresciuti e ci siamo diffusi tanto. Quando abbiamo cominciato lo spumante non si stappava neanche ai compleanni. Adesso dobbiamo sviluppare meglio le vendite on line. Un canale che molti hanno scoperto con la pandemia e che in futuro può diventare un fattore.

Quale leva azionare per crescere ancora?

Una leva fondamentale si sta rivelando l’enoturismo. La Franciacorta non era una meta turistica. Ci hanno aiutato l’Expo del 2015 e soprattutto l’istallazione di Christo che ha portato qualche milione di persone a passeggiare sulla sua suggestiva passerella sul Lago d’Iseo. Così molti hanno scoperto le nostre terre e che da queste parti si producevano grandi spumanti. L’enoturismo è importante anche in chiave export.

Ovvero?

Quando americani e britannici vengono dalle nostre parti e assaggiano un Franciacorta poi vogliono ripetere l’esperienza quando tornano a casa. Le vendite all’estero crescono anche così

Siete stati tra i primi a puntare sul biologico

Ci abbiamo scommesso circa venti anni fa. Siamo convinti che in futuro il biologico ci aiuterà a promuovere il nostro prodotto. Adesso il passo successivo è quello sulla sostenibilità. Oltre ad aver effettuato questa scelta, nei vigneti stiamo anche coinvolgendo i nostri conferitori con un protocollo di viticoltura sostenibile che nel tempo consentirà di adeguare il metodo di produzione ai cambiamenti climatici.

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