Infrastrutture

I sindaci di Sicilia e Calabria a Draghi: alta velocità e porti del Sud esclusi dal Recovery, ora intervenire

Adesioni all’inizitiva promossa dall’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio che chiede al governo di affrontare il «problema dell’ammodernamento infrastrutturale del Meridione»

di Donata Marrazzo

Recovery, Franco: azione corale e cambio di passo in uso risorse

3' di lettura

Un tam tam da un sindaco a un altro, dalla Calabria alla Sicilia, dal porto di Gioia Tauro a quello di Augusta, dai treni della Salerno-Reggio Calabria a quelli della Messina -Catania-Palermo, dagli atenei calabresi a quelli siciliani. Segnali a distanza - ma non troppo - sempre più forti, per ricordare al governo che le regioni più estreme del Sud registrano in Italia e in Europa il Pil più basso, la disoccupazione più alta e il rischio povertà più forte. E quindi «devono essere destinatarie di quote rilevanti del Recovery Fund», per programmare «opere decisive e imprescindibili per contribuire alla crescita del Sud in un disegno di rafforzamento della coesione e di rilancio dell’economia nazionale».

Sindaci calabresi e siciliani con Oliverio

Lo scrivono, in una nota congiunta, i sindaci di Augusta e di Gioia Tauro, Giuseppe Di Mare e Aldo Alessio, ma è una visione condivisa da centinaia di primi cittadini (quasi 120 nella sola provincia di Cosenza). E da Enzo Bianco, presidente del Consiglio nazionale dell’Anci: tutti hanno aderito all’iniziativa promossa dall’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio che sin dalla prima bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, quella del governo Conte, ha posto questione. Ora la rigira con maggiori preoccupazioni al premier Mario Draghi: «È urgente affrontare nell’ambito del Recovery Plan il drammatico problema dell’ammodernamento infrastrutturale del Sud, e in particolare di Calabria e la Sicilia, che come è noto rimangono in una condizione di più accentuata marginalità anche in considerazione della inadeguata e arretrata rete di collegamenti», avverte Oliverio. E aggiunge: «La proposta di Recovery Plan che il governo dovrà presentare alla Ue entro il 30 aprile rappresenta un’occasione irripetibile per i prossimi 50 anni al fine di affrontare e risolvere nodi strutturali che sono alla base degli squilibri territoriali, ma anche economici e sociali del nostro Paese».

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Le soluzioni dagli ordinari di Ingegneria

Le soluzioni sono quelle proposte dagli ordinari delle facoltà di Ingegneria di sei università siciliane e calabresi: «Un documento - spiega l’ex presidente della Regione Calabria - che costituisce un rigoroso contributo tecnico e analitico, con particolare riferimento alla sostenibilità degli investimenti per quelle infrastrutture indispensabili alla crescita dei territori calabresi e siciliani. Ma necessarie anche ad affermare e consolidare un ruolo centrale del nostro Paese nel contesto del bacino euro- mediterraneo».

Nello specifico, i docenti (Francesco Russo della Mediterranea di Reggio Calabria, Gaetano Bosurgi e Massimo di Gangi dell’università di Messina, Salvatore Damiano Cafiso e Matteo Ignaccolo dell'ateneo di Catania, Anna Granà dell'università di Palermo, Demetrio C. Festa, dell’Unical, Giovanni Tesoriere dell’università Kore di Enna), propongono una nuova ferrovia riservata a treni passeggeri ad alta velocità ed eventualmente a “treni logistici”, realizzati con materiale rotabile leggero, secondo il nuovo paradigma AV Larg.

Gli ingegneri si ispirano, in particolare, all’alta velocità alla francese: “Lean”, senza il transito di merci pesanti, “Agile” rispetto alla capacità di adeguarsi alla domanda di passeggeri e di logistica veloce, “Resilient”, con capacità di superare gli eventi di rischio, e “Green”, con grande caratterizzazione ambientale.

Bianco: «Pari opportunità a siciliani e calabresi»

«Sicilia e Calabria pagano ogni giorno un prezzo altissimo per l’arretratezza e l’inadeguatezza dei trasporti, in particolare ferroviari. L’alta velocità sulla Salerno-Reggio Calabria e sulla Messina-Catania-Palermo, il collegamento permanente Messina e Villa San Giovanni sono indispensabili per dare pari opportunità a siciliani e calabresi per lo sviluppo delle due regioni - dichiara Enzo Bianco -. Le considerazioni, scientificamente ineccepibili, del documento delle sei università, sono pienamente condivise da me».

Gioia Tauro e Augusta, un unico Port community system

La visione dei docenti degli atenei delle due regioni si concentra anche su Gioia Tauro, primo porto container italiano, e Augusta, secondo porto industriale: «Per la loro localizzazione al centro del Mediterraneo e per gli spazi a disposizione costituiscono una delle risorse più importanti per il Paese», si legge nel loro documento. In cui si ipotizza inoltre che i due porti «insieme possono avviare una politica di cooperazione su specifiche attività, realizzando un sistema portuale di quarta generazione». Elemento chiave, l'avvio di un processo radicale di digitalizzazione, che sfoci nella realizzazione di un unico e condiviso Port community system. In questo quadro «la realizzazione dell’attraversamento stabile dello Stretto di Messina diventa una scelta coerente e funzionale a un disegno di grande impatto e valenza strategica».

Obiettivo Sud

«Il sistema nazionale della portualità non può essere concepito solo tra i porti di Genova e Trieste e a sostegno dei quali il precedente governo ha previsto un finanziamento di 500 milioni di euro per Genova e 388 milioni di euro per Trieste, bensì attraverso una visione strategica e futuristica della portualità - concludono i sindaci Di Mare e Alessio - dove il Sud, con i porti di Gioia Tauro e Augusta, baricentrici nel Mediterraneo, possa dare grande impulso innovativo e competitivo per il rilancio dell'intero sistema portuale nazionale ed europeo. Ci sembra insostenibile pensare ad una proposta di Recovery Plan senza un preciso obiettivo Sud».

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