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I soci al voto su Carige: ecco cosa può accadere in assemblea

Il piano di salvataggio al test degli azionisti

di Luca Davi


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2' di lettura

Un voto per decidere il futuro di Carige. L'assemblea straordinaria degli azionisti fissata per venerdì 20 a Genova è chiamata ad approvare (o meno) il rafforzamento da 900 milioni di euro (700 milioni cash, e 200 milioni con un bond subordinato Tier 2) voluto dalla Banca Centrale Europea, e necessario a riportare in equilibrio gli indici patrimoniali.
Se, come appare scontato, sarà raggiunto il quorum costitutivo (20%), ai soci della banca ligure spetterà decidere se varare un'operazione destinata a iper-diluire le loro partecipazioni (ma permettendo alla banca di rimanere in piedi), oppure se votare no, spingendo così l'istituto verso il baratro della liquidazione o ricapitalizzazione precauzionale.

Se vince il sì
Qualora l'assemblea dicesse sì all'operazione di salvataggio proposta dai Commissari – e che fa perno sul decisivo contributo del Fondo interbancario - per la banca ligure inizierebbe un percorso di risanamento in vista della partnership industriale con i trentini di Cassa Centrale. Perché ciò accada serve tuttavia l'ok dei due terzi del capitale presente in assemblea.
Per i soci attuali di Carige, l'aumento di capitale comporta dunque un'iper-diluizione dell'investimento, alla luce di un aumento di capitale che vale 12-13 volte il valore della banca pre-aumento (55 milioni è la valutazione pre-money). Per lenire le ferite dei piccoli soci, e incentivare la partecipazione all'assise, il piano prevede l'assegnazione di 10 milioni di euro in azioni gratuite agli azionisti che prenderanno parte fisicamente o per delega all'assemblea, indipendentemente dal loro voto.

Se passa il no
Se è vero che diversi grandi soci della banca hanno dato il loro appoggio all'operazione, non è chiaro quale sarà l’approccio del primo azionista della banca, Malacalza Investimenti, che detiene il 27,6% del capitale. Visto il peso sul capitale dei Malacalza, un voto contrario (o un’astensione) da parte degli imprenditori piacentini basterebbe a mandare all’aria tutto il piano di salvataggio.

A quel punto, per Carige si potrebbero aprire le porte a scenari critici. Gli stessi Commissari straordinari, nella relazione depositata in vista dell'assemblea hanno evidenziato che in assenza del rafforzamento, la banca si troverà in una situazione di crisi, con la conseguente sottoposizione della stessa a misure straordinarie, che «potrebbero determinare la liquidazione coatta amministrativa» o, in alternativa, la ricapitalizzazione precauzionale «qualora ne sussistano i presupposti».

L'ipotesi della nuova assemblea
Almeno in linea teorica, in caso di bocciatura dell'aumento, è possibile che la Vigilanza prenda in mano la situazione, imponga una nuova convocazione e a quel punto opti per una sterilizzazione dei diritti di voto dei Malacalza. E' un'ipotesi estrema, che è stata pure paventata nel corso delle interlocuzioni tra le parti, ma che sembrerebbe fuori dai radar di Francoforte. La sterilizzazione è stata in passato utilizzata da Bankitalia, ma non avrebbe precedenti nella pur breve storia della Vigilanza Bce. Dunque: o l'aumento passa, o per Carige non ci sarebbe nessuna seconda chance assembleare.

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