ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùil graffio del lunedì

I sogni di gloria della nazionale di Mancini e le speranze infrante della Ferrari

La nazionale di Roberto Mancini, dopo aver battuto una Grecia non proprio travolgente, va all’Europeo con una qualificazione tanto anticipata da farci girare la testa

di Dario Ceccarelli


default onloading pic
Reuters

2' di lettura

Strano ma vero. La nazionale di Roberto Mancini, dopo aver battuto una Grecia non proprio travolgente, va all’Europeo con una qualificazione tanto anticipata da farci girare la testa. Normale: a stare in alto non siamo più abituati. Dopo aver mancato un Mondiale, con l'Italia di (s)Ventura, arrivare alla mèta così in scioltezza, con sette vittorie consecutive, quasi ci inquieta. Non accadeva dal 1946.
E allora, quelli che la sanno lunga, dicono: dov'è il trucco? Qual è la fregatura? Come quei cani bastonati che mordono chi senza colpa poi li accarezza, così anche gli scettici criticano e gufano:
«Eh già, facile questo Girone… la Grecia, la Bosnia, la Finlandia, comodo fare i fenomeni con gli ultimi! Dopo sì che saran cavoli con la Spagna, la Francia. Vedrete che legnate…»
Inutile. Siamo proprio italiani: sempre criticoni, sempre lamentosi, sempre pronti al peggio per pigrizia e scarsa immaginazione. A parte il fatto che la Svezia, la famosa Svezia che ci ha precluso la qualificazione in Russia, non era proprio il Brasile di Pelè o la Spagna di Iniesta, è ovvio che per il prossimo giugno l'Italia di Mancini deve crescere, trovare il gol più facilmente, accorciare la distanza dai big.

Ma intanto godiamoci questo gruppo di ragazzi che sogna in grande. Se poi saranno azzurri, o verdi, chi se ne frega. Almeno ci danno una speranza.
Chi ci dà poche speranze è invece la Ferrari. I due galli del pollaio, Vettel e Leclerc, a furia di guardarsi in cagnesco anche in Giappone fanno più danni del tifone. Pur con il vantaggio della prima fila, come Stanlio e Olio riescono a danneggiarsi a vicenda aprendo la strada a Bottas. E a una altra giornata da dimenticare.
Ora però i due litiganti devono darsi una calmata. Anzi qualcuno, in Ferrari, deve alzare la voce e rimetterli al loro posto prima che la Formula Uno diventi la pista di allenamento della Mercedes. Una volta c'era il Drake, il vecchio Enzo Ferrari. Aveva il pugno di ferro. Forse troppo. Ma ora, almeno una sana strigliata, non guasterebbe.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...