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I sondaggisti: «Azione» di Calenda parte dal 2%

Il partito punta a un consenso a due cifre, almeno il 10%, ma nei sondaggi questo target è ancora di là da venire. Ghisleri: «Azione cerca di intercettare lo spazio politico alternativo al centrodestra ma deve far attenzione a non incrementare la frammentazione dentro il centrosinistra»

di Mariolina Sesto


Calenda: Azione non è un'operazione personale

2' di lettura

Carlo Calenda vede per il suo partito un consenso a due cifre - «l’obiettivo è il 10%» dice - ma come la pensano i sondaggisti? Chi ha rilevato recentemente il peso dell’esponente di centro-sinistra, gli attribuisce il 2%circa. Da questa cifra, dunque, parte «Azione». Un partito con molte incognite, una su tutte: farà aumentare lo spazio politico del centro-sinistra o aumenterà al suo interno confusione e frammentazione?

Le rilevazioni di Euromedia
L’istituto di sondaggi di Alessandra Ghisleri ha pesato già più volte il consenso che si muove attorno a Carlo Calenda: «Siamo europei (così si chiamava il movimento prima di prendere il nuovo nome Azione, ndr) , fin da quando si è presentato alle elezioni sotto il logo del Pd, nei nostri sondaggi ha avuto sempre intorno al 2% - dice Ghisleri -. Ovviamente tutto dipende anche dal tipo di elezioni alle quali si presenterà».

Schieramenti politici in movimento
«In questo momento - riflette ancora Ghisleri - c’è un generale riassetto delle posizioni nella geografia della politica e giustamente Calenda sta cercando di intercettare lo spazio di alternativa al centro-destra non ancora occupato». La sondaggista fa però anche notare che, per acquisire consensi, non basta il leader, servono anche una proposta e un programma chiari e comprensibili. Non c’è dubbio tuttavia che questo sia un periodo in cui si è aperto un varco. «Anche il movimento delle sardine - osserva Ghisleri - ci dice che c’è un movimento di opinione non intercettato dai partiti. È una nuova formula che esprime il rifiuto della politica, quell’istanza che il Movimento Cinque stelle non sembra più essere in grado di rappresentare».

Calenda: assist o boomerang per il centrosinistra?
Una’ltra domanda però si impone riguardo all’operazione Calenda: farà bene o male al centrosinistra? Allargherà il consenso di quell’area o spaccerà ulteriormente un’area già occupata da almeno tre partiti fra Pd, Italia viva e Leu? «La frammentazione non è mai un bene - mette in chiaro Ghisleri -. Altro scenario invece si aprirebbe se si riuscisse a creare un’aera ampia con una salda unione di intenti. Purtroppo le precedenti esperienze che hanno caratterizzato il centro-sinistra non hanno portato bene. L’eperimento dell’Unione di Prodi, solo per fare un esempio, non andò bene».

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