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I tagli in vista al bilancio Ue 2021-2027 potrebbero costare 2 miliardi all’Italia

di Giuseppe Chiellino


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2' di lettura

Mentre Ursula von der Leyen inizia a lavorare alla composizione della nuova Commissione, gli Stati membri sono alle prese con il prossimo bilancio pluriennale Ue (Quadro pluriennale finanziario 2021-2027) che va verso un consistente ridimensionamento rispetto alla proposta formulata da Juncker. Non solo. Le novità annunciate dalla nuova presidente martedì (il fondo di transizione per le regioni colpite dalla decarbonizzazione e la Child Guarantee) imporranno un riequilibrio delle poste del bilancio. Tra tagli e rimodulazioni, l’Italia è destinata a perdere un paio di miliardi rispetto ai 38,5 miliardi di fondi strutturali della politica di coesione previsti nella proposta Juncker.

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Perché? Tra gli Stati membri quasi nessuno è disposto a sborsare l’1,13% del Pil per contribuire al bilancio comune. Alcuni contribuenti netti vorrebbero ridurre l’onere all’1%. È il caso, tra gli altri, della Germania e della Finlandia. Quest’ultima, in virtù della presidenza di turno del Consiglio, ha preso l’iniziativa e nei giorni scorsi ha inviato un questionario in cui chiede agli Stati membri di indicare entro il 30 agosto la propria posizione su dimensioni complessive del bilancio, equilibrio tra le rubriche, flessibilità, condizionalità e risorse proprie. Ai primi di settembre la presidenza finlandese avrà incontri bilaterali con gli Stati e il 16 settembre il Consiglio Affari generali dovrebbe discutere il nuovo “negotiating box”, il pacchetto negoziale con le cifre. I finlandesi stanno lavorando a un compromesso che si colloca a metà tra l’1,13 di Juncker e l’1%. «Tra 1,03 e 1,06%», spiega una fonte comunitaria. Significa un taglio di 50-70 miliardi di euro su 1.134 della proposta e infischiandosene della richiesta del vecchio Parlamento che voleva un aumento oltre 1.300 miliardi.

Nel programma della von der Leyen però ci sono diverse novità che peseranno sul bilancio. La European Child Guarantee per assicurare i diritti di base ai bambini europei a rischio povertà rischia di tradursi in una riserva da ricavare dal Fondo sociale europeo. Il fondo di transizione per le cosiddette “coal regions” (5 miliardi nelle intenzioni del Parlamento e del Comitato delle regioni) che va a vantaggio di Paesi come la Germania e la Polonia, non potrà che derivare dai fondi strutturali. Inoltre, è in ballo anche il negoziato sulla politica agricola (Pac) che, nella proposta lasciata in eredità dalla presidenza rumena - nella peggiore delle ipotesi - potrebbe tradursi in un taglio fino a un miliardo di euro dei fondi destinati all’Italia per la clausola delle “convergenze esterne”.

La Finlandia è uno dei Paesi che non vogliono aumentare il bilancio Ue, ma la presidenza di turno le impone una certa neutralità per trovare un punto di equilibrio. L’obiettivo comunque è chiudere il negoziato entro fine anno, Brexit permettendo. E i prossimi due mesi saranno decisivi. «A ottobre - spiega una fonte vicina al negoziato - il Consiglio europeo discuterà a fondo sul QFP. Sarà la prima notte dei lunghi coltelli, come il 26 novembre del 2012 per il QFP 2014-2020».

L’Italia, unico contribuente netto tra i Paesi del Sud, rischia di pagare il prezzo più alto dell’accordo che si profila tra la Germania e il gruppo Visegrad guidato dalla Polonia.

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