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I tassi negativi? Per la Svizzera ora sono il male minore

Patrick Odier, già presidente dell’Associazione svizzera dei banchieri: «Non c’è alternativa, servono a frenare il franco troppo forte»

di Lino Terlizzi


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(REUTERS)

2' di lettura

«I tassi di interesse negativi? Alla fine, per la Svizzera sono il male minore». Patrick Odier, senior managing partner della storica banca ginevrina Lombard Odier, va controcorrente. L'Associazione svizzera dei banchieri, di cui lo stesso Odier è stato in passato a lungo presidente, scalpita dopo anni di tassi negativi sul franco e chiede alla Banca nazionale svizzera (Bns), l'istituto centrale elvetico, di ripensare ora questo aspetto della sua politica. Ma per Odier non c'è in realtà alternativa e all'istituto di emissione rossocrociato non si può chiedere adesso di fare un passo indietro.

Patrick Odier è un frequentatore abituale del World economic forum di Davos ed è a margine di una riunione di questo che ci spiega la sua posizione. «È chiaro – dice Odier – che i tassi negativi creano alcuni problemi alle banche, al settore finanziario, a una parte degli investitori. Ma nel nostro caso il punto centrale è il franco svizzero, che rischia ancora di diventare troppo forte e di creare ostacoli al nostro export. Dobbiamo pensare anche all'industria, ai commerci. Le esportazioni sono una parte importante della nostra economia, quindi con un franco troppo forte tutta l'economia svizzera ne risentirebbe. Ecco perchè ancora non si può chiedere alla Bns di togliere i tassi negativi, che servono a frenare il franco».


La Bns da anni cerca di contrastare l'ascesa del franco, visto da una parte degli investitori sia esteri che svizzeri come un bene rifugio contro le incertezze economiche e politiche. L'istituto centrale da una parte ha effettuato ingenti acquisti di valute estere, dall'altro appunto mantiene i tassi negativi.

Cinque anni fa la Bns ha abbandonato la soglia di cambio con l'euro (a 1,20 franchi), perché era troppo costoso tenerla; ma non ha smesso di frenare il franco con acquisti di valute e tassi negativi. Ora l'euro/franco è a 1,07, il franco rimane quindi forte, ma non è ai picchi dell'1 a 1 visti cinque anni fa.


In Svizzera si è aperto un dibattito sui tassi negativi, all'insegna della domanda: il gioco vale la candela? Il franco non è ai massimi ma è ancora molto forte, nel frattempo la Bns ha ampliato molto il suo bilancio con le grandi riserve di valute estere, inoltre banche, gruppi finanziari, fondi pensione, anche una parte dei risparmiatori subiscono i tassi negativi.

L'industria elvetica è in gran parte schierata per il freno al franco e per il mantenimento dei tassi negativi, nel settore bancario e finanziario ci sono invece posizioni critiche sui tassi negativi, a questo punto. C'è anche chi sostiene che bisognerebbe lasciar sfogare il mercato, con un rialzo del franco a cui potrebbe seguire più avanti un riequilibrio naturale; altri sostengono che per frenare il franco basterebbero gli acquisiti di valute estere, senza i tassi negativi.

La Bns difende la sua politica. E per il banchiere Patrick Odier tutto sommato per ora è meglio non cambiare: «Bisogna guardare all'economia svizzera nel suo complesso, per le banche è una sfida, ma l'alternativa di un franco fortissimo è ben peggiore».

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