sale in zucca

I tempi esagerati dell’Action plan

Il piano che dobbiamo varare per ricevere i finanziamenti europei dopo l’intesa raggiunta a Bruxelles sul “Recovery Fund” richiede tempi troppo lunghi, considerando l’estrema gravità della situazione economica non solo italiana.

di Giancarlo Mazzuca

Recovery Fund, Conte: "Trattativa difficile, ma non potevamo fallire"

Il piano che dobbiamo varare per ricevere i finanziamenti europei dopo l’intesa raggiunta a Bruxelles sul “Recovery Fund” richiede tempi troppo lunghi, considerando l’estrema gravità della situazione economica non solo italiana.


2' di lettura

In ottanta giorni si fa davvero tutto. Se già una volta, come ci ha raccontato Verne, si riusciva a compiere il giro del mondo in appena ottanta giorni, oggi occorre tanto tempo per presentare all’Unione Europea il nostro “Action Plan”, cioè il piano che dobbiamo varare per ricevere i finanziamenti europei dopo l’intesa raggiunta a Bruxelles sul “Recovery Fund”. Un tempo esagerato, considerando l’estrema gravità della situazione economica non solo italiana, anche se tanti e tali sono gli ostacoli e le incognite sul nostro futuro che non sarà certo facile mettere tutti d’accordo.

Resta il fatto che, in questi mesi di “allarme rosso” sul fronte economico dopo la fine del “lockdown”, abbiamo davvero bisogno di procedere compatti con un dialogo responsabile tra le varie forze politiche.

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Perché non un governo di unità nazionale?

Un tempo, quando si trattava di marciare uniti, in situazioni particolari e molto delicate, venivano formati i governi d’unità nazionale in grado di farci procedere compatti superando, così, la logica degli schieramenti contrapposti. Nella storia d’Italia ce ne sono stati diversi di questi esecutivi, dal Governo Ricasoli di “conciliazione nazionale” a quello Andreotti che consentì il “compromesso storico” tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista. Sono in molti a ritenere che ci sarebbe stato bisogno di un altro governo di solidarietà per evitare tutte le insidie che si presentano e si presenteranno sul nostro cammino e anche io, all’inizio del contagio, proposi il varo di un esecutivo guidato da Mario Draghi perché solo “Supermario” avrebbe potuto fronteggiare al meglio un’emergenza-super anche sul fronte economico. Siamo, invece, andati avanti con il Conte-bis che, per la verità, è riuscito in questi mesi ad evitare tante insidie.

Più coesione per le scelte sul Recovery Fund

Ma ora siamo giunti al “redde rationem” finale - una resa dei conti economici con le nostre scelte per utilizzare al meglio il “Recovery Fund” - che richiede ancor più coesione. Ecco perché sarà necessaria molta collaborazione tra maggioranza ed opposizione, con un dialogo stretto tra l’esecutivo ed il Parlamento, per varare (dopo il nostro terzo scostamento di bilancio con la manovra d’agosto) anche un grande piano d’interventi con il “Recovery” in grado di rispondere al meglio alle esigenze più urgenti di un’economia sull’orlo del baratro. È sufficiente, al riguardo, rileggere le ultime previsioni dell’Istat che disegnano un futuro particolarmente nero, con tante imprese che rischiano di chiudere e con gravissimi contraccolpi sul fronte occupazionale. Di fronte alle situazioni particolarmente difficili, il Belpaese ha sempre dimostrato di essere capace di rispondere al meglio, ma, oggi più che mai, con un’emergenza che richiede interventi d’emergenza, ci vorrebbe una specie di “compromesso storico” anti-Covid.


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