terzo settore

I tempi sono maturi: il non profit ora prende a modello l’impresa

La pandemia ha colpito parte dei 56mila enti ma ha anche spinto la trasformazione: da Tradate a Como la storia di coop che cambiano pelle in alleanza con il profit e capitali pazienti

di Alessia Maccaferri

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Le persone dell'azienda agricola Rigenera, progetto della Cooperativa Nazareth di Cremona

La pandemia ha colpito parte dei 56mila enti ma ha anche spinto la trasformazione: da Tradate a Como la storia di coop che cambiano pelle in alleanza con il profit e capitali pazienti


3' di lettura

Ci sono distanze che la pandemia ha reso incolmabili. E ci sono distanze che la pandemia ha annullato, creando nuove possibilità. A Como da decenni la cooperativa Il seme favorisce l’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone con disabilità collaborando con le aziende del territorio. L’emergenza Covid-19 ha accelerato l’esigenza di fare rete ed è così nata Re-Agire, una comunità digitale che unisce aziende, cooperative, imprenditori, liberi professionisti e associazioni di categoria delle province di Como e di Lecco. L’obiettivo è collaborare, mettere in rete le proprie esperienze, condividere idee e supportare le decisioni di chi fa impresa, soprattutto guardando alle politiche attive sul lavoro.

L’esperienza comasca segna il tratto di quella porzione del non profit che si apre al forme di dialogo con altre realtà, anche profit. D’altra parte i tempi sono maturi: il terzo settore ha avviato importanti trasformazioni, convergendo verso modelli più imprenditoriali, anche grazie alla spinta del riforma varata nel 2016 e che estende il campo d’azione dell’impresa sociale (sino alla possibilità di una redistribuzione degli utili, seppure limitata).

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Con oltre 56mila istituzioni, in cui lavorano quasi 200mila persone (oltre a un milione di volontari), il non profit produce oltre 17,5 miliardi di euro. Un valore pari al 4,5% del Pil lombardo, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. La pandemia ha rimesso in gioco tutto. «Le realtà minori in termini di capitale sociale o nate da poco tempo sono state pesantemente colpite e una parte rischia di non riaprire - spiega Valeria Negrini, presidente di Confcooperative Federsolidarietà Lombardia che rappresenta 1.200 coop sociali per un 1,7 miliardi di fatturato - Allo stesso tempo ci sono realtà che hanno mostrato voglia di evolversi. Penso alla didattica a distanza, alla digitalizzazione, all’assistenza domiciliare dove il digitale è diventato complementare alla presenza anche in sinergia con imprese profit, alla sperimentazione di modi nuovi per essere vicini a carcerati, senza fissa dimora, migranti».

Complessivamente hanno chiesto il ricorso ad ammortizzatori sociali 436 coop su 1.200. Colpite soprattutto le coop che offrono servizi 0-3 anni, servizi nelle scuole, socio-sanitari accreditati (centri diurni per anziani e per disabili). «In vista della ripresa autunnale da luglio invochiamo la Regione affinché vengano snellite le procedure per i nuovi ingressi, ancora bloccati, nelle Rsa (residenze sanitarie assistenziali ndr.) e affinché venga attivato uno screening a tappeto dando priorità alle persone fragili, agli anziani, alle persone con più di una patologia» spiega Negrini.

In sofferenza anche l’associazionismo. «Sono in crisi soprattutto il mondo della cultura, del teatro, della musica, dello sport amatoriale, tutti settori che hanno sospeso le attività. Ma in ogni caso tutto il terzo settore è stato segnato dal dirottamento delle donazioni verso la sanità, anche in occasione del 5 per mille» spiega Negrini come portavoce del Forum del Terzo settore che associa 38 organizzazioni rappresentanti 18mila enti di primo livello, quasi un milione di volontari, e 80mila lavoratori.

Proprio in Lombardia all’interno di Cgm (gruppo cooperativo Gino Mattarelli che raggruppa 57 consorzi, 700 coop e 40mila lavoratori per un valore della produzione di 1,6 miliardi a livello nazionale) è nata un’innovativa esperienza di welfare. A Tradate, in provincia di Varese, Cgm ha sperimentato l’anno scorso una collaborazione con il Comune per offrire, tramite le proprie cooperative, servizi di welfare ai cittadini e ai lavoratori su un’unica piattaforma.«Durante il lockdown si sono moltiplicate le forme di marketplace con piattaforme territoriali attraverso cui i cittadini a casa hanno potuto usufruire di pasti a domicilio, assistenza domiciliare per gli anziani, ecc» spiega Giusi Biaggi consigliere di amministrazione del gruppo Cgm con delega alla Lombardia. Così sono nate piattaforme a Milano, Sondrio, Rho e a breve Cremona, Mantova e Lodi. Non solo, l’esperienza ha scalato a livello nazionale con la nascita, annunciata la settimana scorsa, di una piattaforma unica nazionale WelfareX, dove il welfare aziendale si integra col welfare territoriale. «Ora con il numero crescente di disoccupati potremmo giocare un ruolo importante nell’ambito dell’occupazione» racconta Biaggi. «Le nostre strutture possono mettere in campo una offerta personalizzata che si avvale di una conoscenza profonda del territorio, in cui le nostre coop hanno una buona reputazione» aggiunge Biagi.

Per strutturarsi al meglio la Lombardia ha la particolarità, rispetto ad altre regioni, di poter disporre di una consistente offerta di capitali. Accanto al privato sociale (con la pandemia Fondazione Cariplo ha sostenuto gli enti del terzo settore con un bando da 15 milioni), si è sviluppata una offerta di capitali impact a sostegno dell’imprenditorialità sociale forniti da realtà come la Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore che ha investito 4,7 milioni, includendo 14 iniziative in portafoglio e supportato 30 startup con Get it! programma - realizzato in collaborazione con Cariplo Factory- che attraverso l’offerta di percorsi di incubazione, intende favorire la nascita di startup sociali.

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