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I tesori della Biblioteca Ambrosiana ora sono in digitale

I celebri volumi della raccolta milanese entrano a far parte del grande progetto di «libro liquido» di Zygmunt Bauman

di Giuseppe Lupo


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(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Pochi giorni fa, presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, è entrato in funzione il catalogo digitale dei manoscritti e delle opere: uno strumento che mette a disposizione online, rendendolo accessibile, il ricchissimo patrimonio conservato fra quei muri da oltre quattrocento anni.

Le fonti
L’avvenimento non solo segna una tappa fondamentale nella direzione di un sapere che azzera ogni distanza geografica tra gli studiosi e le fonti di questa importante istituzione milanese, ma rivela tutte le sue potenzialità anche in termini epistemologici, come materia di una discussione che riguarda il cosiddetto «libro liquido».

Libro liquido
L'espressione media i termini di un discorso che riguarda le intuizioni di Zygmunt Bauman applicate a quegli strumenti editoriali che hanno varcato la frontiera della forma-volume fissata da Gutenberg, muovendo verso una nozione di testo privo di consistenza corporea, dunque di peso. Proprio perché incorporeo, il libro liquido non occupa più lo spazio tradizionale sopra gli scaffali di una libreria, esige altri canali (non più la carta, ma supporti elettronici) per la sua fruizione e una biblioteca come l’Ambrosiana, che modifica la sua natura di carta in un luogo di contenuti digitali, può essere un esempio delle contraddizioni che l’evoluzione della fruizione di contenuti culturali provoca.

Come cambia la lettura
In che modo cambi il tipo di approccio con l’esercizio della lettura è un tema tanto affascinante quanto complicato. Il libro uscito dalle mani di Gutenberg aveva una sua innegabile consistenza, aveva molti nemici (l’acqua, il fuoco, il tempo) e restituiva ben distinta l’immagine della sua autorialità che nasceva dall’essere fisicamente presente, dall’essere cioè un oggetto con cui sarebbe stato difficile gareggiare non soltanto in termini di qualità letteraria. Trasformando il testo in un prodotto digitale, ogni distanza in termini di rappresentazioni spaziali si azzera e si arriva al paradosso che l’intera letteratura mondiale sia racchiudibile in un giocattolo di plastica della grandezza di un quaderno.

Immaterializzazione
La macrobiblioteca nella spazio di un tablet. L’idea potrebbe determinare una sorta di straniamento, dovuto sia all’effetto di immaterializzazione dei contenuti, sia all’idea riduttiva che fa del supporto digitale solo uno strumento per ottenere l’effimero immagazzinamento di dati a cui attingere per ragioni di studio o di consultazioni, ma che elimina ogni tipo di contatto fisico con ciò che contribuisce al vissuto di libro: odori, colori, prensilità, memoria visiva.

Velocità
Ciò che si guadagna in termini di velocità e di fruibilità, si perde in manifestazione di una spazialità, dando rilievo ai temi della leggerezza (come riduzione di peso) che Calvino individuava tra le linee prioritarie del pensiero postmoderno. Leggerezza e liquidità sono categorie che possono andare a braccetto, ottengono l’effetto di una curiosa sovrapposizione, hanno una comune matrice ideologica, che è quella della sottrazione di materia.

Biblioteca in un tablet
Una biblioteca “leggera” solo in apparenza potrebbe denunciare i propri limiti. In realtà è proprio la nuova forma digitale ad assicurarle una visibilità assai più dilatata di quanto non lo fosse nella condizione cartacea e forse anche a contribuire alla sua durata. Un testo in rete, infatti, non solo è potenzialmente visto da un numero maggiore di persone, ma è una scommessa vincente contro il tempo perché la sua estensione diventa illimitata, non presuppone ostacoli nella durata, moltiplica la sua memoria conservandosi nel tempo futuro correndo, rispetto al cartaceo, meno pericoli di perdersi. Tutto ciò a patto che ci si aggiorni nei programmi di decodificazione, senza i quali un testo resterebbe nella sua ieratica immortalità, ma risulterebbe non più visitabile.

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