Moda e scienza

I tessuti di Federico Sangalli respingono batteri e virus

Partnership con 4ward360 che usa la nanotecnologia per i monumenti storici

di Giulia Crivelli

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La presentazione della collezione Sangalli al Conservatorio di Milano

Partnership con 4ward360 che usa la nanotecnologia per i monumenti storici


2' di lettura

È quasi certamente difficile, se non forse impossibile, trovare qualcuno che sia riuscito a far cambiare strada a Federico Sangalli, stilista e imprenditore milanese che non ha mai accettato compromessi. Vale per la visione creativa – lontana da tendenze e fenomeni passeggeri – e per l’organizzazione del suo atelier, dove (quasi) ogni passaggio è fatto a mano e dove si usano solo materiali di altissima qualità. Allo stesso tempo, in varie occasioni è stato lui a cercare persone al di fuori del sistema moda che potessero arricchire il suo lavoro o il modo di presentarlo. L’ultimo esempio in ordine di tempo è la partnership con la 4ward360, azienda specializzata in nanotecnologie e fornitrice, tra gli altri, dell’esercito. In occasione della settimana della moda che si è tenuta a Milano dal 22 al 28 settembre, Federico Sangalli ha presentato la collezione Sangalli4ward, che un inglese potrebbe tradurre con Sangalli (è) avanti.

«Per i tessuti abbiamo usato la nanotecnologia di 4ward360 che finora era stata usata per proteggere siti archeologici e monumenti storici in Italia e nel mondo – spiega Sangalli –. Ho chiesto che fosse declinata per i tessuti e per le mie creazioni e ne è nato un progetto, un accordo di cooperazione esclusiva e un brevetto che ha del magico». Il magico sta non solo nel fatto che il trattamento nanotecnologico rende i capi idrorepellenti, anti macchia e virus e batterio repellenti. Alcuni materiali tessili con caratteristiche simili ovviamente esistevano già, in particolare per quanto riguarda l’idrorepellenza. «La novità è che i tessuti e gli abiti all’apparenza non cambiano prima e dopo il trattamento: la consistenza, la mano, sono le stesse», aggiunge lo stilista.

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La nanotecnologia è testata e certificata, tra le altre, dall’università di Roma Tor Vergata e – in puro stile Sangalli – la collezione è stata presentata come una pièce teatrale nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, col quale Sangalli ha un legame particolare, perché ha restaurato il frac di Arturo Toscanini, che Riccardo Muti donò alla scuola di musica più importante della città. «Anche il frac ha avuto, dopo il restauro in atelier, il trattamento di protezione nanotecnologica. Ulteriore garanzia di conservazione a lungo termine di questo patrimonio della storia musicale italiana». Il legame con il Conservatorio non è casuale: «La moda concepita come forma di alta artigianalità ha molte affinità elettive con forme artistiche come il teatro. In fondo una sfilata è, per come la concepisco io, un piccolo grande spettacolo». Nel 2008 Sangalli disegnò i costumi di scena per due spettacoli di Luciana Savignano, mentre la collezione autunno-inverno 2010-11 fu presentata con uno show al quale partecipò il coreografo e ballerino David Parsons. L’avventura di Sangalli iniziò nel 2004, quando prese in mano l’atelier che la madre Maria aveva fondato in corso Vittorio Emanuele, a Milano, nel 1972. La sua forza sta nel restare fedele al suo ideale di sartorialità e di made in Italy (anzi, di made in Milano) mantenendosi aperto a tutto ciò che di veramente nuovo nasce in altri settori.

«Stiamo già lavorando a un nuovo progetto: tessuti che proteggano dall’inquinamento elettromagnetico».

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