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I trasporti zavorrano i conti delle «municipalizzate»

di Sara Monaci

(Ansa)

3' di lettura

Migliora la redditività delle grandi partecipate italiane sotto il controllo degli enti locali, ma rimane negativo il risultato di quelle che si occupano di trasporto pubblico locale. Lo studio di Mediobanca mette in evidenza l’andamento delle principali 87 società pubbliche aventi come azionisti le Regioni, i Comuni sopra i 100mila abitanti e le Province (prima della riforma) con almeno 500mila abitanti, a cui fanno a loro volta riferimento un galassia di 418 società.
Il portafoglio delle partecipate vale circa 15,6 miliardi e gli enti locali più ricchi sono Milano (2,4 miliardi); Roma (2,1 miliardi); Brescia (1,5 miliardi) e Torino (1,4 miliardi). Anche in questo settore la ricchezza si concentra prevalentemente al Nord o nel Centro Italia.

Seggiole e poltrone

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Sono solo 6 le quotate - che peraltro dal 2006 hanno reso il 30% delle quotate industriali - ma solo gli azionisti di Hera e Acea (controllate rispettivamente da vari Comuni del Nord e dal Comune di Roma) sono stati effettivamente premiati per i loro investimenti.

I 115 enti locali esprimono 1.831 nomine nei consigli di amministrazione, di cui 883 in posizioni apicali. Una media di 17 per Comune, 9 per Provincia e 29 per Regione.
Gli emolumenti medi percepiti dai rappresentanti delle Regioni sono i più elevati e negli ultimi 5 anni hanno subito la minore decurtazione.

L’ANDAMENTO

Il fatturato delle participate in Italia, per settore. (Fonte R&S)

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Le società partecipate dagli enti locali hanno ridotto in 5 anni le proprie nomine del 41% e i compensi medi del 15 percento. Ma è ancora penalizzata la quota rosa, ferma al 26,8% (e solo il 12,7% delle posizioni apicali sono affidate a donne), con compensi medi più bassi. Le donne manager sono più presenti nel Nord, e sono mediamente più giovani.

Utili in crescita

Come riferimento è stato preso il periodo che va dal 2011 al 2015. Nel 2015 i ricavi aggregati sono stati pari a 33,4 miliardi, in diminuzione del 3,4% sul 2011, a causa principalmente del settore dell’energia elettrica e del gas che registra un calo anche a causa di fattori esterni come l’andamento dei costi delle materie prime; crescono invece i fatturati delle autostrade del 18,2 percento.

Tuttavia se si prendono in esame gli utili, che danno maggiormente l’idea della gestione dei servizi e dell’efficienza societaria, si nota un miglioramento notevole, con un incremento dal 2014 al 2015 fino 40 percento. In cinque anni gli utili totali ammontano a 2,5 miliardi.

Bene l’acqua, male gli autobus

I maggiori utili arrivano dalle società idriche quotate, Hera (733 milioni) e Acea (643 milioni), grazie soprattutto all’aumento tariffario previsto dal legislatore.
La maglia nera spetta invece al trasporto pubblico, che ha accumulato perdite, dal 2011 al 2015, per 1,2 miliardi e ricevuto risorse pubbliche per 16,8 miliardi. Va detto tuttavia che anche nel Tpl le perdite tendono progressivamente a diminuire, passando nel quinquennio da 463 a 83 milioni.

Nell’ambito del Tpl, la più efficiente è Atm; le peggiori sono invece la romana Atac, con -765 milioni, e la lombarda Asam, con - 384 milioni (si veda articolo a fianco).

A livello regionale il segno rosso va alla Campania (-483 milioni) e al Lazio (-180 milioni). Utili record in Emilia Romagna (1,1 miliardi) e in Trentino Alto Adige (842 milioni); di importo inferiore gli utili della Lombardia (85 milioni).

Rapporti ambigui con le amministrazioni pubbliche

Per quanto riguarda l’indebitamento complessivo, le partecipate pubbliche hanno debiti per 43,6 miliardi (praticamente la metà di quelli di tutti gli enti locali).
Ma a ben guardare si scopre che quello che devono restituire alla Pubblica amministrazione è quasi pari a quello che dalla stessa Pa devono ricevere: 7,1 miliardi di debiti contro 7,3 miliardi di crediti. Il credito netto è dunque pari a 200 milioni.

Il saldo netto di quanto trasferito dagli enti locali alle società si attesta sui 5 miliardi. Il principale settore interessato è quello dei trasporti, che nei 5 anni, come detto, ha assorbito risorse per 16,8 miliardi.

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