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I trend del 2022: l’inflazione spinge nuovi debiti e strappa le imprese, indietro su energia e sanità

Le tendenze negli indicatori della Qualità della vita: crescono e-commerce e start up ma anche le chiusure di attività. Sale l’indebitamento. Persi troppi medici, energia pulita ancora limitata

di Marta Casadei

(Bloomberg via Getty Images)

5' di lettura

Una ripresa a ostacoli, disomogenea a livello territoriale, dove vince chi dimostra più flessibilità e velocità di reazione. Lezioni imparate durante la pandemia che potrebbero aiutare i territori a gestire le nuove incognite del 2023: il caro prezzi schiaccia la ricchezza delle famiglie e strappa il tessuto delle aziende. Ma anche con la voglia di mettere definitivamente un punto al capitolo Covid e ripartire con nuovi orizzonti, anche se c’è ancora molto da investire su sanità, innovazione ed energia.

Per capire la reale intensità di questa risalita abbiamo selezionato una ventina dei 90 indicatori della Qualità della vita, analizzandone la variazione registrata nel corso di quest’anno a confronto con lo stesso periodo del 2021.

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Consumi tra ripresa e shock

Dopo il rimbalzo del 2021, i parametri di ricchezza si confermano positivi: in base alle stime di Prometeia, il Pil pro capite nel 2022 dovrebbe chiudere in crescita del 6% e i depositi bancari delle famiglie, aumentati esponenzialmente durante la pandemia un po’ per mancanza di occasioni di spesa e un po’ per timore, nei primi otto mesi dell’anno hanno messo a segno un +3% sul 2021.

Cresce anche la quota di popolazione con crediti attivi: +7% su base annua a giugno 2022, con tassi doppi in alcune province del Sud come Enna, Crotone (entrambe +14%) e Palermo (+13%). Questo dato, che sottointende un aumento dell’indebitamento delle famiglie in questione, si può leggere sotto una doppia luce: da un lato è indice di propensione alla spesa (e quindi di fiducia dei consumatori nel futuro) e solidità creditizia; dall’altro fa emergere il ricorso sempre più frequente a prestiti finalizzati e pagamenti rateali, cartina di tornasole di una fragilità economica legata all’impennata delle spese non rimandabili come quelle alimentari, delle bollette e dei mutui a tasso variabile.

Tra le spese in crescita anche quelle per gli affitti, la cui incidenza sul reddito medio dichiarato è letteralmente esplosa (+50%) tra il 2022 e il 2021, con picchi in province di media dimensione come Verbano Cusio Ossola (+209,2%), Pistoia (+173,4%) e Rieti (+152,9%) e valori sopra la media anche a Milano (+66,7%). A complicare tutto, l’inflazione sui prezzi al consumo, aumentata in misura maggiore nelle province siciliane, a Bolzano e a Trento.

Recessione e settori ko

Le gravi emergenze economiche causate dalla pandemia stanno progressivamente rientrando: dopo il boom delle richieste post Covid, per esempio, i beneficiari del reddito di cittadinanza sono calati del 22% tra settembre 2022 e lo stesso mese 2021, con percentuali elevate a Venezia (-40%), Verona (-39%) e Vicenza (-35%).

Lo stesso vale per le ore di cassa integrazione autorizzata, scese dell’80% nel periodo gennaio-settembre, e per le fatture pagate in ritardo (oltre i 30 giorni), in calo del 21% a livello nazionale nel terzo trimestre.

Eppure la crisi permane e in alcuni casi si trasforma in un fenomeno strutturale: i grandi shock del 2022 hanno lasciato un segno indelebile, come dimostra l’aumento delle imprese cessate (+44% sul 2021) che non viene bilanciato dall’incremento delle iscrizioni (+26%).

Specialmente in alcuni territori: ad esempio a Fermo, dove ha sede un importante distretto calzaturiero esposto sui mercati ex Urss, le cancellazioni sono salite del 31% contro il +1% di nuove imprese registrate.

E mentre c’è chi si spinge su innovazione e digitale (+3,2% le start up e +9% le imprese che fanno ecommerce), i dati sottolineano le difficoltà della ristorazione, settore più colpito di altri che fatica nella ripresa: il numero dei bar, per esempio, è in calo del 2,8% con picchi negativi a Fermo e Macerata (dove la flessione si è attestata intorno al 14%), ma anche in grandi città come Roma (-8%) e Milano (-5%).

Reati e tribunali in ripresa

Continua la discesa dei reati denunciati a livello nazionale (-7%), con alcune eccezioni concentrate nei territori ad alto passaggio turistico come Rimini (+25,9%) e Milano (+24,5%), Venezia (+16,3%) e Roma (+14%). Nei primi sei mesi del 2022 sono riprese anche le attività nei tribunali e il numero di cause civili pendenti si è ridotto del 10% in media in Italia. Lo smaltimento si è velocizzato in particolar modo a Forlì e Crotone (entrambe con il 34% di pendenze in meno); mentre ha subìto un rallentamento a Isernia (+7%) e Ravenna (+3%).

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Perso un medico su dieci a Napoli e Firenze

Nonostante le lezioni impartite dalla pandemia e assimilate dai territori, dai dati emergono due fronti chiave sui quali si sono persi terreno e tempo prezioso. Il primo è quello della salute: proprio la pandemia ha scoperto il fianco di un Paese che ha sempre considerato il proprio sistema sanitario nazionale un fiore all'occhiello, ma nel quale sono emerse una serie di lacune nell'assistenza sanitaria di prossimità.

Lacune che, anche a fronte degli scarsi stanziamenti destinati alla sanità nella manovra, rischiano di peggiorare: secondo i dati di Iqvia Italia il numero di medici di medicina generale tra il 2022 e il 2021 è calato del 19%, con Grosseto e Pisa che hanno registrato rispettivamente -34,9 e -33,9 per cento.

Un fenomeno che riguarda tutto il Paese e peggiora di anno in anno: «Abbiamo analizzato i dati italiani di OneKey, l'anagrafica Iqvia che traccia e monitora l'evoluzione dei differenti universi di medici in tutti i paesi del mondo, e abbiamo confrontato il numero di medici di medicina generale in ogni provincia prima e dopo la pandemia da Covid-19 – racconta Sergio Liberatore, amministratore delegato di Iqvia Italia – . In quasi tutte le province c'è stato un deciso calo nel numero di medici di base da gennaio 2019 a novembre 2022. Per esempio, in provincia di Roma c'è stata una diminuzione del 7% del numero dei medici di famiglia, in provincia di Milano del 4%, mentre a Napoli il calo è stato del 13% e a Firenze del 10%. Molti medici sono andati in pensione o hanno lasciato il posto di lavoro, ma sono pochi i giovani professionisti pronti a prendere il loro posto».

Energia pulita ancora limitata

I ritardi risultano drammatici anche sul piano della sostenibilità energetica, un tema chiave in un momento storico in cui la dipendenza da fonti energetiche di origine fossile può essere considerata una delle cause della crisi economica. In Italia si è fatto troppo poco: la quota di elettricità prodotta da fonti rinnovabili, infatti, è rimasta sostanzialmente stabile nel 2021 (+0,14% di media annua nazionale) con alcune best pratice a Terni (+37%), Lucca (+31%) e Frosinone (+29%). Modelli cui guardare, sebbene i numeri assoluti siano ancora limitati, non solo per rispondere all'emergenza attuale, ma anche per scongiurare quelle future.

«A oggi le fonti rinnovabili forniscono un apprezzabile contributo in particolare nei territori dove c'è una minore densità abitativa anche per l'esistenza di una più elevata disponibilità di spazi per le relative installazioni – spiega Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne –. Tanto è vero che le prime dieci province con la maggiore densità demografica hanno una incidenza di produzione da fonti rinnovabili di poco più del 18% a fronte del quasi 79% che proviene dalle province meno densamente abitate». Nell'eterno contrapporsi tra province piccole e grandi, più e meno popolate, potrebbe però esserci una soluzione di “sistema”: «Una semplificazione del regime autorizzatorio dei nuovi impianti per fonti rinnovabili potrebbe spingere - chiosa Esposito - verso un maggior contributo da parte delle fonti alternative anche nei centri di più ampie dimensioni».

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