industria

I tubi marini della Manuli passano al fondo Ibla Capital

Il fondo ha acquisito il 100% della divisione Oil & Marine, stabilimento con 90 dipendenti

di Stefano Elli

3' di lettura

L’accordo è stato siglato alle 12 di ieri. Il fondo Ibla Capital ha acquisito il 100% di Oil & Marine, divisione della Manuli Hydraulics, a sua volta facente parte del colosso Manuli Rubber Industries, sino al 2014 quotato in Borsa. La Oil & Marine, stabilimento con 90 dipendenti fondato nel 1973 ad Ascoli Piceno, è attiva in una particolarissima nicchia di mercato: quella della realizzazione e commercializzazione di tubi speciali in gomma per il trasporto sottomarino del petrolio e ha un fatturato che si aggira intorno ai 15 milioni di euro (media degli ultimi cinque anni). La divisione di Manuli che ieri è passata di mano, è attiva sul mercato da oltre 50 anni. È datata 1973, infatti, anche la prima joint venture tra Uniroyal e Manuli Rubber. Una partnership con il mondo degli pneumatici dovuta soprattutto alle economie di scala realizzabili grazie alle metodologie di costruzione che sono assai simili nei due comparti.

Nel corso del tempo, il ramo d’azienda di Mri ha acquisito contratti in tutto il mondo: dall’Europa all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa, dall’America Latina all’Oceania, sviluppando una vocazione internazionale in un mercato nel quale gli attori non sono più di cinque.

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La decisione di cederla rientra in un piano di riorganizzazione in seno al gruppo Mri: «Il business Oil & Marine non è più core per la Divisione Manuli Hydraulics del Gruppo MRI - ha affermato Giuseppe Rusconi, Amministratore Delegato di Manuli Hydraulics Italia – e siamo pertanto soddisfatti di aver trovato il giusto investitore, che intende rilanciarlo e permettere al business stesso di esprimere al meglio le sue potenzialità».

Il closing dell’operazione è fra 30 giorni. La procedura di cessione, avviata da Mri da circa un anno, ha portato a un iniziale processo competitivo che ha visto prevalere il fondo Ibla Capital, un private equity specializzato negli investimenti di turnaround. L’advisor che ha seguito l’operazione è stato Vertus, società di consulenza fondata da Alessandro Ielo. Dal canto suo Ibla ha chiuso di recente la raccolta del suo secondo fondo battezzato Ibla Industries II. «Si tratta di un veicolo – spiega Alessandro Lo Savio, amministratore delegato della società – che ha raggiunto l’hard cap di 30 milioni di euro, che verranno destinati a investimenti in piccole e medie imprese in situazioni di tensione finanziaria che necessitano quindi di un piano di ristrutturazione e di un rilancio delle attività».

Se il valore complessivo dell’operazione Oil & Marine è top secret, ciò che sembra emergere è la volontà da parte del fondo di rigenerare una società che l’anno scorso ha perso smalto e quote di mercato: «Il 2020 tuttavia, a dispetto del Covid-19, è partito piuttosto bene – prosegue Lo Savio – e riteniamo del tutto a portata l’obiettivo di superare la media dei 15 milioni di fatturato annui. Quanto ai dipendenti della società abbiamo già avuto contatti con i sindacati rassicurandoli circa la nostra volontà di rilanciare il business».

Una garanzia della volontà di tenere saldo il timone del business potrebbe essere considerata la decisione degli acquirenti di mantenere il management attualmente alla guida delle operation. «Nomineremo però un amministratore delegato dall’esterno – spiega Lo Savio – che abbiamo già individuato come un esperto conoscitore di un comparto non certo semplice come questo». La domanda di tubi in gomma per il trasporto di petrolio è iniziata a manifestarsi nei primi anni 70 e attualmente la produzione globale oscilla tra le 4mila e le 6mila unità all’anno. Nel primo decennio del 2000, dopo una prima fase di acquisizioni e consolidamenti di aziende, oggi sono in cinque i competitors a contendersi il mercato: Yokohama, Dunlop-Continental, Manuli, Trelleborg e Flexomarine. La divisione (ormai ex) Manuli, Oil & Marine è il terzo maggior produttore del settore in termini di capacità produttiva: con 700 tubi prodotti all’anno. Gli analisti considerano tuttora il mercato dei tubi Oil & Marine come suscettibile di un tasso di crescita stabile nei prossimi cinque anni sino a raggiungere, secondo alcune stime, un valore di 280 milioni di dollari nel 2025. «Si tratta di proiezioni – Aggiunge Lo Savio – che scontano soprattutto il fatto che il petrolio dovrebbe restare la principale risorsa di energia, almeno sino al 2026, quando potrebbe essere superato dal gas naturale liquefatto. Ma pure dopo il 2026 si ritiene che il gas e il petrolio resteranno le due principali risorse energetiche naturali almeno sino al 2050, quando si stima possano incidere sul soddisfacimento del 45% della domanda globale (29% gas e 16% petrolio»

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