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I turchi di Yilport preparano 480 assunzioni al porto di Taranto

Parte la concessione di 49 anni per la banchina oggi usata anche dall’ex-Ilva. Riassorbimento graduale degli addetti ex Taranto container terminal

di Domenico Palmiotti


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Il porto di Taranto

3' di lettura

Chiusa una lunga attesa ma chiusa, soprattutto, una fase di inattività del terminal container, cominciata a fine 2014 quando Evergreen abbandonò Taranto dove era arrivata nel 2001, il molo polisettoriale del porto riparte ora con i turchi di Yilport. Tredicesimo operatore mondiale e primo operatore nel 2018, Yilport, con una concessione di 49 anni rilasciata dall'Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, si insedia su una banchina la cui lunghezza è di 1.900 metri, che negli ultimi anni è stata sottoposta a lavori di ampliamento costati circa 70 milioni di fondi pubblici.

È trascorso circa un anno da quando Yilport ha manifestato il suo interesse per il terminal di Taranto alla firma della concessione. Un percorso complesso se si considera che gli atti preliminari della concessione a Yilport sono stati impugnati al Tar di Lecce dal Consorzio Southgate Europe Terminal, che mirava alla stessa banchina, e che il relativo giudizio si è concluso positivamente con sentenza per l’Authority solo pochi giorni fa.

Riassorbimento degli addetti ex Taranto container

Il timing di Yilport prevede che per un periodo che va dai tre ai sei mesi si faccia il revamping delle gru e delle attrezzature ex Evergreen installate sul molo. Con l'attività si vuole partire a gennaio prossimo. Nel frattempo si discuterà con i sindacati il riassorbimento graduale dei circa 480 addetti ex Taranto container terminal (la società usata da Evergreen, poi messa in liquidazione a giugno 2015). Personale passato da una sequenza di ammortizzatori sociali e ora in carico all'Agenzia per il lavoro portuale, lo strumento ideato dal Governo a fine 2016 per gestire la crisi degli scali di transhipment di Taranto, Gioia Tauro e Cagliari. Merci varie e container: questo riporterà Yilport a Taranto. Il progetto prevede che si movimentino 100-200mila teu all'anno per arrivare ad un milione di teu entro cinque anni e poi spingersi a 2,5 milioni, la capacità massima dell’infrastruttura.

«Perché siamo venuti a Taranto? Il terminal risultava quasi abbandonato - spiega Robert Yuksel Yildirim, presidente di Yilport, controllata dalla holding Yildirim -, nessuno lo aveva ancora preso. E non avendo nulla da perdere, l'intento era quello di venire qui quasi come un folle investitore. L'obiettivo iniziale - sostiene - è quello di raggiungere un milione di teu per poi rendere Taranto una storia di successo nell’ambito delle attività di business del nostro gruppo. Che sono sempre state quelle di individuare terminal che fossero dismessi e abbandonati». «La prima cosa che faremo è quella di procedere con il revamping delle gru esistenti - annuncia Yildirim -. Ci sarà una manutenzione di tutte le attrezzature nella fase iniziale per poi individuare e portare nuovi clienti».

«Chiedo di avere pazienza» raccomanda il presidente dell'Autorità portuale di sistema del Mar Ionio, Sergio Prete. Riferendosi alla voglia di voltare subito pagina rispetto alla negativa esperienza di Evergreen, Prete afferma: «Noto una grande aspettativa ma questa va vissuta con pazienza. Non si tratta di trasferire traffico da un porto all’altro - sostiene riferendosi proprio a quanto fatto da Evergreen che però non cita - ma di costruire un traffico da zero. Yilport è un progetto graduale che ha bisogno dell'aiuto di tutti».

Merci e container

Il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, e il presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Gugliotti, vedono invece nell'insediamento di Yilport un passaggio cruciale per rendere Taranto un’economia più aperta e meno condizionata dall'acciaio. Il porto, d’altra parte, esprime numeri importanti, circa 20 milioni di tonnellate di merci l'anno scorso. Un movimento fortemente legato da e per l’industria, ArcelorMittal, ex Ilva, ed Eni, ridotto rispetto agli anni passati ma pur sempre significativo. Ora si vuole che questi numeri cambino declinazione divenendo espressione di traffici più vari. Per Emiliano, infatti, «abbiamo adesso il partner giusto per lanciare l’asset economico di Taranto. Qualcuno pensa - afferma Emiliano riferendosi al siderurgico ArcelorMittal senza però citarlo - che sia una fabbrica. Invece io penso che sia il porto. E questo è porto più infrastrutturato d'Italia». «È un nuovo inizio per Taranto che ci riporta alle nostre radici - commenta il sindaco Melucci -. Vogliamo ricavare dalla Blue economy tutto il possibile, tutto il positivo . È un momento particolare per Taranto e abbiamo bisogno di guardare a nuovi modelli di sviluppo.

Attorno alla vicende del mare abbiamo ancora molto da scrivere». E una nuova fase sembra davvero cominciata se si considera che con l'arrivo di Yilport il terminal è stato ribattezzato San Cataldo, il patrono di Taranto, e che proprio in questi giorni è arrivato sia il definitivo via libera alla Zona economica speciale ionica - che farà leva sul porto di Taranto, le aree di Taranto e Brindisi e l’arco ionico della Basilicata -, sia infine l'approvazione da parte della Regione del piano regolatore portuale.

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