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I veri mostri sono nella vita reale

Somewhere boy. Danny fino ai 18 anni vive segregato in una casa perché il padre psicopatico vuole preservarlo dai pericoli. Quando viene adottato dalla zia si accorge che la quotidianità è ancor più spaventosa dei fantasmi paterni

di Gianluigi Rossini

 Danny è interpretato da Lewis Gribben

2' di lettura

C’è un certo tipo di serie tv di cui gli inglesi sono maestri: sei episodi da mezz’ora a stagione (come Fleabag o Back to life); storie private, poco spettacolari e poco glamour, spesso ambientate in quelle città di provincia fatte di casette tutte uguali con i mattoni rossicci. Serie però a volte molto belle, che raggiungono profondità impensabili per le decine di high concept da cui veniamo bombardati ogni mese.

Somewhere boy ne è uno splendido esemplare: il protagonista è Danny, un ragazzo che fino a 18 anni ha vissuto confinato in una sperduta casa di campagna con le finestre sbarrate, dove il padre lo teneva recluso perché, gli diceva, il mondo era finito e fuori era pieno di mostri. Adottato dalla zia Sue, Danny all’improvviso si ritrova gettato in una vita sociale di cui non conosce le regole. Numerosi flashback mostrano i momenti paradossalmente felici con il padre, del cui amore Danny non ha mai dubitato, le serate passate a vedere vecchi film o ad ascoltare dischi anni Trenta. Dopo aver scoperto che i mostri non sono reali, il ragazzo deve fare i conti con mostri metaforici ma altrettanto pericolosi.

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È una storia tragica, ma l’abilità dello sceneggiatore Pete Jackson (nessun rapporto con il quasi omonimo Peter) sta proprio nel renderla appassionante e perfino divertente. Lo sguardo ingenuo e curioso di Danny è dolcissimo, ma tutti i personaggi, anche i più secondari, hanno una caratterizzazione completa. Tra loro spicca sicuramente Aaron, figlio di Sue e ora fratellastro di Danny, suo coetaneo e quasi più impacciato di lui. I suoi disperati tentativi di costruirsi una vita sociale o trovarsi una ragazza sono comici e commoventi quasi come la storia principale. Allo stesso tempo, i conflitti drammatici vengono ampiamente articolati ma senza necessariamente risolverli: il padre di Danny è un mostro, ma lo ha amato più di quanto abbia mai fatto il padre assente di Aaron.

La serie ha anche un’identità visiva piuttosto forte: i personaggi sono spesso inquadrati in isolamento e relegati ai lati dello schermo (un po’ come faceva Mr. Robot); la fotografia giustappone, in maniera controintuitiva, un passato buio ma felice a un presente pieno di luce ma anche di incertezze.

Somewhere boy, Pete Jackson, Channel 4 UK, inedito in Italia

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