I MAESTRI DELL'ARTE VETRARIA

I vetri del novecento: da alto artigianato a opere da collezione

Dall'isola di Murano al resto del mondo. Alla scoperta dei nomi più quotati e delle nicchie di mercato dell'arte vetraria. Per trovare pezzi di valore a prezzi ancora interessanti

di Silvia Anna Barrilà e Marilena Pirrelli

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Alcuni pezzi della collezione Olnick Spanu.

Dall'isola di Murano al resto del mondo. Alla scoperta dei nomi più quotati e delle nicchie di mercato dell'arte vetraria. Per trovare pezzi di valore a prezzi ancora interessanti


6' di lettura

Un lontano pomeriggio, all'inizio degli anni Novanta, a New York. Nancy Olnick e Giorgio Spanu, una coppia di collezionisti d'arte, lei americana e lui italiano, si recano in una casa d'asta a ritirare un catalogo. Mentre aspettano, gironzolando nelle sale, Nancy vede un oggetto di cui si innamora: una clessidra di vetro dai colori sorprendenti, verde e blu cobalto. Scopre che è di Paolo Venini. Fino ad allora, i due non si sono mai interessati alle arti decorative, vivono in un appartamento minimalista con opere dei grandi artisti contemporanei, ma decidono, comunque, di lasciare un'offerta pre-asta. È questo l'inizio di una collezione importantissima, che oggi include circa 500 pezzi che vanno dal 1910 al 2000.

Quando Nancy riceve la telefonata che annuncia l'aggiudicazione dell'oggetto, lo porta a casa e lo installa di fronte ad un'opera della famosa serie Flowers di Warhol. Il atrimonio è perfetto e convince anche Giorgio, che fino a quel momento è stato scettico. All'epoca dei fatti, non c'è ancora un mercato per i vetri del Novecento. A New York solamente pochi antiquari hanno qualche pezzo degli anni Cinquanta, riportato dai soldati di ritorno dall'Europa, e i prezzi sono ancora molto accessibili.

Murrine opache di Carlo Scarpa per Venini & C. (ca. 1940).

Attraverso Marino Barovier, erede di una famosissima e antichissima famiglia di vetrai, documentata sin dal 1400, gli Olnick Spanu scoprono i vetri della prima metà del Novecento, visitano Murano e conoscono la magia dei maestri vetrai che, con la loro danza ipnotica, uniscono gli elementi naturali e, attraverso il fuoco, trasformano la sabbia in vetro. Studiando, imparano la storia delle grandi fornaci, dei designer chiamati a innovare la produzione, da Vittorio Zecchin alla Cappellin & Venini, da Napoleone Martinuzzi a Carlo Scarpa, di cui si innamorano per la sua capacità di sperimentare, per il minimalismo derivato dalla filosofia asiatica, per il dialogo che riesce a instaurare con il soffiatore, spingendolo a rompere con la tradizione.

La stessa abilità dimostrata da Thomas Stearns, lui che, americano, non parla neanche una parola di italiano e, ciononostante, riesce a comunicare la sua visione al maestro Checco Ongaro. Solo di recente il suo lavoro è stato riscoperto, con i suoi colori ispirati dall'ambiente veneziano e le sue forme asimmetriche. I valori raggiunti per i suoi rari pezzi sono senza precedenti: uno dei tre esemplari della Sentinella di Venezia è stato battuto da Wright a Chicago due anni fa a 737mila dollari. Un altro è andato perduto, mentre il terzo si trova proprio nella collezione Olnick Spanu.

Ma ci sono ancora tanti nomi che, come suggeriscono Nancy Olnick e Giorgio Spanu, non hanno ancora raggiunto sul mercato i valori che si meritano. Nomi di grandi innovatori come Archimede Seguso – uno dei pochi a ricoprire tutti e tre i ruoli, quello di designer, soffiatore e commerciante – oppure Alfredo Barbini ed Ercole Barovier. E anche alcuni contemporanei come Yoichi Ohira, che adesso è già molto richiesto, Cristiano Bianchin, Laura de Santillana, nipote di Paolo Venini, Giorgio Vigna, tutti dai valori ancora accessibili.

«Quello che mi ha affascinato dei vetri di Murano è il processo che li ha trasformati da oggetti d'uso, nati nel Quattrocento per trasportare i liquidi, a oggetti decorativi, a vere e proprie opere d'arte, di cui si ammira non la funzione, bensì la forma», ci rivela Giorgio Spanu. «Poi c'è il soffio del maestro vetraio, il suo fiato. Il fattore umano. Nella nostra collezione abbiamo seguito due parametri: il primo è che l'oggetto sia stato prodotto sull'isola di Murano, il secondo è che sia rigorosamente soffiato, mai realizzato allo stampo. Questa partecipazione del maestro col suo soffio e la sua anima è ciò che lo rende unico. Lo stesso oggetto può anche essere stato ripetuto più volte, ma in ogni occasione cambia lo stato d'animo del soffiatore, per cui da multiplo diventa unico».

“Clessidre” di Paolo Venini (ca. 1955).

La particolarità dei vetri di Murano è che, mentre in molti altri settori del collezionismo più un pezzo è antico, più è prezioso, in questo segmento sono le creazioni del Novecento a raggiungere i valori più elevati. I primi a comprendere che la loro valenza non è solamente artigianale, ma che si tratta di veri e propri oggetti d'arte – tanto più che spesso sono prototipi non entrati in produzione, per cui si tratta effettivamente di oggetti unici – sono stati alcuni grandi galleristi negli anni Ottanta. Per esempio, Bruno Bischofberger, famosissimo gallerista di Zurigo, colui che ha rappresentato in Europa Warhol e Basquiat e ha sostenuto la Transavanguardia, o Barry Friedman di New York. Quando la collezione di quest'ultimo è andata all'asta da Christie's, a New York, nel 2014, un centinaio di vetri italiani ha realizzato quasi un milione di dollari.

Un vaso di Napoleone Martinuzzi per Venini, del 1928, è passato da una stima di 50-70mila dollari a un risultato di 233mila dollari; un altro vaso di Flavio Poli e Alfredo Barbini per Barovier Seguso Ferro, del 1936, per il quale si attendevano 12-18mila dollari, è stato venduto per 57.500 dollari.

Oltre a Carlo Scarpa, per cui il mercato ha sviluppato subito una vera e propria mania (i suoi oggetti moltiplicano le stime, come il vaso rosso e nero offerto da Christie's a Parigi, nel 2012, a 30-50mila euro, venduto al prezzo record di 241mila euro), altri grandi protagonisti del vetro di Murano del Novecento sono stati gli autori del secondo Dopoguerra. «Se nella prima metà del secolo c'è una notevole produzione anche al di fuori dell'Italia, tanto che gli stessi Scarpa o Ercole Barovier sono stati influenzati dai vetri francesi o americani, negli anni Cinquanta Murano diventa in assoluto la sede dove si producono i più bei vetri al mondo», spiega Marco Arosio, specialista della casa d'aste Cambi di Genova. «Si sente una sorta di desiderio di trionfare, un'esplosione di colori. E si sente forte anche la presenza della Biennale di Venezia, il dialogo con l'arte astratta, con i tagli di Fontana, con le combustioni di Burri».

Tra i creatori più quotati di quel momento c'è Fulvio Bianconi, arrivato a Murano nel 1946 per realizzare una bottiglia porta-profumo per la Gi.Vi.Emme, dando poi vita ad una lunga collaborazione con Venini. I prezzi più alti per la sua produzione sono raggiunti dai vasi della serie Scozzesi: il record di 333.226 euro è stato toccato da Christie's, a Londra, lo scorso ottobre; nel 2017 anche in Italia, da Cambi, a Genova, un suo vaso della stessa serie ha ottenuto il valore di 275mila euro rispetto ad una stima di 100-120mila euro.

Tra i designer più amati all'estero c'è anche Dino Martens, molto più raro all'asta. Arrivato a Murano dagli anni Venti, ha collaborato prima con SALIR (Studio Ars et Labor Industrie Riunite) e con Salviati & C., per poi diventare, nel 1939, direttore artistico della Vetreria Aureliano Toso fino al 1963. Il suo record è stato battuto da Cambi: un vaso della serie Eldorado, del 1953 circa, da una stima di 15-16mila euro è stato venduto a 231.250 euro, provocando scalpore. In generale i suoi prezzi vanno da 10 a 150mila euro.

A prescindere dai record, infatti, i vetri del Novecento si possono acquistare anche già in un range che va dai 5mila fino ai 50mila euro. Ma i valori sono in crescita. Una Coppa delle mani del 1932 di Tomaso Buzzi, per esempio, architetto che all'epoca realizzava le case più belle per l'alta aristocrazia, è passata di mano due volte da Christie's, a Londra: la prima volta, nel 1998, è stata venduta per 37.550 euro, la seconda, lo scorso ottobre, a 319.015 euro.

Tra i nomi ancora da scoprire ci sono Luciano Vistosi, Toni Zuccheri e i pezzi in piccola tiratura di Mendini per Venini degli anni Novanta. Tutti con prezzi ancora tra i mille e i 5mila euro. Ma, attenzione, quando si acquista. Il mercato è pieno di riedizioni, falsi e truffe che in passato hanno danneggiato l'andamento delle quotazioni. È importante affidarsi a specialisti qualificati e accreditati, case d'aste come l'italiana Cambi o Wright di Chicago, e mercanti come Marc Heiremans di Bruxelles. Studiare i cataloghi (gli stessi Nancy Olnick e Giorgio Spanu ne hanno pubblicati quando ancora non c'era una bibliografia sull'argomento ma, nel frattempo, sono tanti i testi di riferimento). Inoltre, mai credere all'affare, conoscere le firme, le dimensioni, le particolarità di ogni designer, ma anche saper riconoscere la bellezza e la magia della luce che incontra il vetro.

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