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I videogiochi su console non sono più quelli di una volta

Cosa succederà nei prossimi dodici mesi a Nintendo, Playstation e Xbox? Dalle macchine da gioco si capisce l’evoluzione dell’intrattenimento interattivo

di Luca Tremolada

Perché i videogiochi ci hanno deluso? #ThinkTallyTalk

3' di lettura

Come saranno i videogiochi del futuro? Rispondere a questa domanda non è del tutto semplice, qualche indizio però lo abbiamo se restringiamo la ricerca ai prossimi 12 mesi. Dopo il lancio delle console di nuovo generazione Playstation 5 e Xbox Series S, la crisi di semiconduttori e materie prime e il conseguente congelamento della produzione di hardware, il mercato del gaming si è mosso al rallentatore pur continuando a incassare miliardi. Nonostante la penuria di macchine da gioco next-gen che dura da più di due anni, il mondo ha speso 60 miliardi di dollari nel 2021 per software e hardware di Nintendo, Playstation e Microsoft. E quest’anno le previsioni della società di analisi Ampere Analysis indicano che si toccherà la quota record di 61 miliardi di dollari. Se vi sembrano tanti sappiate che il mobile gaming - cioè i videogiochi su smartphone - viaggiano con grandezze doppie, se non triple.

È però dal mondo delle console che bisogna partire per capire quello che sta accadendo al videogioco. Perché qualcosa sta cambiando. Una mutazione genetica ha investito questa industria. E gli ultimi due anni hanno accelerato questo processo di trasformazione che sta cercando di normalizzare il prodotto culturale dell’intrattenimento interattivo più innovativo di sempre.

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Partiamo da alcune evidenze: il successo dei free-to-play alla Fortnite, la crisi dei giochi narrativi singole player tripla A, cioè ad alto budget. E poi l’aumento dei prezzi dei videogiochi e l’introduzione delle formula di abbonamento alla Netflix, dove si paga una fee mensile per accedere a un vasto catalogo di titoli. E anche le acquisizioni miliardarie di inizio anno che hanno aumentato esponenzialmente la dimensione produttiva di Microsoft e Playstation. Come sulla scena di un crimine sono tutti indizi che aiutano a scoprire il colpevole o i colpevoli che stanno addomesticando il talento creativo e il pensiero laterale di questa industria, dove - come nel cinema - dominano sempre di più i soliti franchise di successo. E dove si osa sempre di meno.

Nintendo, la Disney dei videogame

Nintendo per esempio è la Apple del videogioco. Parafrasando lo slogan del personaggio dei fumetti Wolverine, sono i migliori in quello che fanno: sono giocattolai creativi che usano solo la tecnologia che serve, dominano da sempre la fascia che va dai bambini ai neo-maggiorenni e sono gli unici che hanno inventato icone storiche e immarcescibili come SuperMario e Zelda che rivaleggiano con Topolino e i supereroi della Disney. Cambiano poco, innovano il giusto. Il risultato: in trent’anni hanno venduto oltre 577 milioni di console e 3,5 miliardi di copie dei videogiochi direttamente sviluppati da loro.

Xbox sperimenta l’«all you can eat»

Xbox, potremmo dire con un gioco di parole, ha smesso di vendere solo scatole. Dopo le acquisizioni miliardarie di Bethesda Softwork e Activision-Blizzard, ha fatto «all in» sulla distribuzione di contenuti videoludici su Pc, smartphone e console attraverso formule di abbonamento «all you can eat» come Games Pass e Cloud gaming. Come Apple, Amazon e Netfix hanno scelto di investire in serie tv, film e show, Microsoft ha scelto il videogioco e la sua formula di distribuzione sta cambiando le regole finanziare del gioco di questa industria. Ma non quelle del principale attore del mondo console.

Playstation scommette sulla realtà virtuale

Playstation che controlla saldamente questo mercato non sembra credere nella sostenibilità del modello Game Pass. Gioca una partita più tradizionale e, pur avendo ridisegnato i suoi abbonamenti, dimostra di credere meno nel cloud. Per il futuro i giapponesi puntano su realtà virtuale con un nuovo caschetto, sulla commercializzazione dei loro giochi su Pc e sulla trasformazione delle sue proprietà intellettuali videoludiche in serie tv e film da grande schermo come nel caso di Uncharted.

Nell’attesa che tutto ciò accada e che il sistema di stabilizzi, i videogiocatori che cercano un po’ di creatività e meraviglia possono affidarsi ai piccoli e grandi studio di sviluppo di talento. Come Devolver Digital, Annapurna Interactive e Kojima Production. Oppure investire centinaia di ore dentro a mondi incredibili di Elden Ring. Solo i prossimi dodici mesi ci diranno se sono lampi nella notte o prodotti per una nuova generazioone di videogiocatori.

Riproduzione riservata ©

  • Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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