Residenziale

I vigneti italiani (con casa) vanno a ruba. Nelle Langhe un ettaro costa 1,2 milioni

A comprare, secondo Kensington Group, soprattutto investitori istituzionali dall'estero, anche fondi, soprattutto dalla Svizzera, Belgio e Olanda, ma anche dal Medio Oriente

di Evelina Marchesini

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(NurPhoto via AFP)

A comprare, secondo Kensington Group, soprattutto investitori istituzionali dall'estero, anche fondi, soprattutto dalla Svizzera, Belgio e Olanda, ma anche dal Medio Oriente


4' di lettura

Il vino italiano ha sempre più appeal nel mondo, ma non si tratta solo di quello in bottiglia. Ad andare davvero bene sono gli investimenti immobiliari nel settore vitivinicolo, ovvero gli acquisti di tenute, casali e, più in generale, di terre nelle aree pregiate di produzione.
Non parliamo solo di star, come l'ormai noto Sting con la sua tenuta in Toscana, Gianna Nannini innamorata dei rossi Baccano, Il Chiostro di Venere e il Clausura, Carole Bouquet con il Passito di Pantelleria, Mick Hucknall (la voce dei Simply Red) che produce Nero d'Avola in Sicilia e via di seguito. A mettere milioni sul tavolo per una tenuta vinicola italiana sono oggi i family offices e gli investitori istituzionali. «Stiamo per chiudere una trattativa con un family office egiziano per l'acquisizione di una cantina in Sardegna _ spiega Filippo Mascellaro, Ceo e co-fondatore di Kensington International Group, realtà specializzata anche nell'intermediazione di questo tipo di asset, soprattutto in Europa».

ESEMPI DI TENUTE VITIVINICOLE IN VENDITA
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I prezzi top. Il Barolo si conferma come il “re” dei vini italiani, anche nei valori dei terreni, ormai ai livelli dei territori più prestigiosi del mondo, come Borgogna o Bordeaux: nelle Langhe patrimonio Unesco, un ettaro iscritto alla Docg del più importante rosso piemontese viaggia su 1,2 milioni di euro ad ettaro, cifra sotto la quale non si muove nulla, ma nei cru più importanti si arriva a punte di 2,5 milioni di euro ad ettaro. Stessa dinamica seguita dal Barbaresco, con quotazioni, però, ben inferiori, sui 600mila euro ad ettaro, stima che, anche in questo caso, sale di molto se si punta sui cru. Altro territorio con quotazioni stellari è quello del Brunello di Montalcino, dove la rivalutazione, in poco più di 50 anni di vita della denominazione (la Doc risale al 1966) è stata di oltre il 4.500%, con valori che oscillano tra i 750mila e i 900mila euro ad ettaro, con punte che sfiorano il milione nelle vigne top della collina di Montalcino. Quotazioni notevoli anche in Valpolicella, dove nella zona classica, per i vigneti da cui nasce l'Amarone, si sta tra i 450mila e i 550mila, con punte anche di 600mila euro.

A stilare la mappa dei prezzi dei vigneti è l'ultima indagine di WineNews, del 2019, che ha raccolto i dati e le opinioni di imprenditori, broker e intermediari per trarre queste stime che, naturalmente, come tali vanno considerate e che sono solo la base di partenza di trattative dove le variabili sono tante, dall'esposizione all'età del vigneto, dalla presenza e dalla tipologia di eventuali immobili esistenti sulla proprietà ai premi. Vagando tra i Doc. Cosa dire del Prosecco, re delle bollicine italiane e da qualche anno anche traino dell'export enoico del Belpaese? Se nella Docg del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore si va dai 400mila ai 450mila euro ad ettaro, con punte di oltre 1 milione di euro sulla collina di Cartizze (peraltro introvabile), nella molto più estesa Doc Prosecco, a cavallo tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, il valore di un ettaro vitato si aggira intorno ai 200mila euro. Restando in tema di bollicine, in Franciacorta, il valore di un ettaro vitato viaggia sui 250mila euro e si arriva a 300mila per le vigne più pregiate.

Sotto i 200mila. Per un ettaro di Chianti Classico, sempre secondo WineNews, si parla di 170mila euro l'ettaro, per scendere a cifre inferiori nel semplice Chianti. A Montepulciano, invece, un ettaro iscritto a Vino Nobile di Montepulciano oscilla tra i 120mila e i 150mila euro a ettaro. Meno care le quotazioni a Montefalco, nel cuore dell'Umbria, dove un ettaro a Sagrantino si aggira sugli 80mila euro, stessa quotazione di un ettaro vitato sull'Etna, in Sicilia, dove per i vigneti più pregiati del “vulcano” si arriva anche ai 100mila euro. Cosa vuole l'investitore. Kensington International Group è oggi uno dei protagonisti dell'intermediazione di terreni “vitati”. Nato come family office del businessman e filantropo saudita Mr. Ahmed Bin Kandil Jadi dieci anni fa, oggi Kensington è un gruppo di consulenza e intermediazione di immobili di alto livello, con 10 uffici in tutto il mondo, specializzato in dimore d'epoca e di lusso, hotel, resort e cantine vitinicole.

«A oggi abbiamo in portafoglio 37 proprietà vitivinicole in tutta Italia _ spiega Mascellaro _. La più costosa vale circa 125 milioni di euro, poi si scende». Nell'ultimo anno Kensington International Group ne ha vendute quattro, una al Fondo sovrano norvegese, una a un family office russo con sede nel Principato di Monaco, una a un family office olandese ma con sede in Egitto e una a una cordata di imprenditori italiani. Ma cosa cercano i clienti stranieri? «Al primo approccio cercano soprattutto in Toscana e nel Monferrato/Langhe _ dice _ ma noi cerchiamo di spingere anche verso ottime opportunità in Sardegna, Marche e Puglia. I clienti principali oggi non sono i Vip, ma sviluppatori immobiliari e anche fondi. In questo momento il focus è da parte di buyer svizzeri, belgi, olandesi e inglesi per quanto riguarda l'Europa, poi Canada e Tailandia per il resto del mondo. Per la Tailandia, in particolare, abbiamo un top buyer che ha una liquidità di 300 milioni da investire e stiamo preparando un portafoglio di opportunità da nord a sud». In linea generale, spiega Mascellaro, si cerca di acquistare cantine con un valore da 5 a un massimo di 18 milioni che abbiano tutti gli ettari di proprietà e che producono almeno 100mila bottiglie l'anno, con un potenziale inesplorato fino a 500mila bottiglie annue, almeno sei etichette e che imbottiglino direttamente.

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