politica e società

I vincitori del Governance Poll saranno i nuovi leader? Il salto non è scontato

Bisogna sempre fare conti con i profili percepiti dagli elettori in relazione ai singoli ruoli che gli stessi politici occupano

di Antonio Noto

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Bisogna sempre fare conti con i profili percepiti dagli elettori in relazione ai singoli ruoli che gli stessi politici occupano


3' di lettura

I risultati del Governance Poll 2020 sembrerebbero aprire nuovi scenari di leadership nazionale, ma bisogna sempre fare conti con i profili percepiti dagli elettori in relazione ai singoli ruoli che gli stessi politici occupano.

In questo caso la storia ci può aiutare a comprendere come si diventa leader nazionale. Per esempio se escludiamo la “prima stagione dei sindaci”, sviluppatasi a metà degli anni 90, in cui i primi cittadini assunsero immediatamente un ruolo centrale tanto che per molti fu il trampolino di lancio per arrivare a Roma, in seguito i “buoni amministratori” non hanno avuto questo vantaggio competitivo e la conquista della leadership nazionale si è sempre consumata attraverso il classico meccanismo della “scalata” all’interno del partito.

Si potrebbe obiettare che Renzi divenne segretario del Pd quando era sindaco di Firenze, ma il percorso che l’attuale leader di Italia Viva costruì fu completamente diverso. Infatti non arrivò al Nazareno in quanto percepito come “buon amministratore”, ma adottò i meccanismi consolidati della “scalata”. La sua comunicazione non si concentrò su ciò che aveva realizzato da sindaco, ma sulla “rottamazione” della classe politica. È bene chiarire questo concetto perché spesso queste classifiche sugli amministratori sono lette ed interpretate come una performance in previsione di leadership nazionale, una sorta di banco di prova per arrivare al Governo oppure essere a capo di un partito.

Questo può essere anche vero in parte, ma non basta. Non è, cioè, sufficiente essere riconosciuto come un “buon amministratore” per proiettarsi su dinamiche nazionali. Molto spesso i sindaci ed i presidenti di Regione ottengono un gradimento alto ma che si concentra nell’area territoriale in cui operano e non è facile poi estendere al resto d’Italia questo riconoscimento.

Inoltre, bisogna fare attenzione perché si parla di profili politici diversi che riscuotono nell’immaginario collettivo giudizi differenti, relativamente al ruolo che ricoprono. Per esempio il leader politico nazionale può essere assimilato all’ingegnere che traccia il progetto e forma la squadra di comando, l’amministratore è invece una sorta di “operaio” che realizza nel territorio opere e servizi e quindi viene giudicato per questo. Essendo quindi profili diversi non è detto che questi siano interscambiabili, cioè non bisogna dare per assodato che un buon amministratore locale possa essere anche un ottimo leader politico, si tratta di lavori differenti.

Comunque sia, dal Governance Poll 2020 emergono informazioni tali che forse possono far pensare che dal “vivaio” dei sindaci e presidenti ci siano già alcune personalità che aspirano a ruoli nazionali, anche perché per molti di essi si tratta del secondo mandato come amministratori e, quindi, una volta terminato, dovranno rimettersi in gioco in altri ruoli.

Guardando la classifica dei sindaci viene da pensare che chi opera nelle città medie riceve una maggiore attenzione positiva rispetto ai primi cittadini delle grandi città. È il caso per esempio del sindaco barese Decaro, o di quelli di Messina, Bergamo e Genova.

Se, invece, si rivolge lo sguardo ai presidenti di Regione bisogna tenere conto che in questo periodo di emergenza sanitaria sono stati sempre alla ribalta mediatica e quindi attrattori di consenso.

Lo stesso Zingaretti probabilmente paga lo scotto della “doppia carica” nel senso che per la sua attività è probabilmente più conosciuto come leader nazionale che presidente della Regione Lazio, anche per quanto riguarda tutta la comunicazione sviluppatasi sul tema covid.

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